scritto da Francesco Angrisani - 02 Settembre 2026 12:58

Quel senryū che fa pensare a casa Cupiello

Tre versi, un marito inconsapevole e una casa nella quale tutti sanno. Un piccolo componimento giapponese riporta alla memoria Eduardo De Filippo

«In tutta la casa
l’unico a non sapere
è il marito.»

Tre versi soltanto. Eppure bastano a mettere in scena una situazione intera.

Il componimento è un senryū, forma poetica giapponese affine all’haiku, ma tradizionalmente più interessata all’uomo, ai suoi comportamenti e alle sue contraddizioni, spesso attraverso un’ironia sottile. L’autore del senryū qui riportato non è indicato, e non ci sono quindi elementi sufficienti per attribuirgliene con certezza la paternità.

Leggerlo, però, significa per molti lettori napoletani pensare quasi inevitabilmente a Eduardo De Filippo e, in particolare, a Natale in casa Cupiello.

Non perché il senryū abbia un rapporto documentato con la commedia, naturalmente. Piuttosto perché sembra condensare in tre versi uno dei suoi meccanismi più riconoscibili: tutti sanno, tranne uno.

Una casa, una famiglia, qualcosa che non si dice

Nella casa dei Cupiello, Luca è il capofamiglia. Ma è anche l’uomo che, più degli altri, sembra restare fuori dalle verità che attraversano la famiglia.

È concentrato sul proprio mondo, sulle abitudini domestiche e soprattutto sul presepe, mentre intorno a lui emergono tensioni, conflitti e segreti che gli altri personaggi conoscono molto meglio di lui.

La comicità nasce anche da questo scarto: il pubblico vede ciò che Luca non riesce a vedere.

Ed è difficile non riconoscere, nei tre versi del senryū, la stessa struttura elementare:

«In tutta la casa
l’unico a non sapere
è il marito.»

La situazione è già teatrale. Quasi non servono altri elementi.

Quando il comico diventa malinconico

Ma qui il semplice meccanismo dell’equivoco assume una sfumatura più profondamente eduardiana.

In Eduardo, infatti, il riso raramente rimane soltanto riso. Dietro la battuta, l’incomprensione o la situazione paradossale compare spesso una verità più dolorosa.

Luca Cupiello non è soltanto un uomo ingenuo. È un uomo che sembra aggrapparsi alla propria idea di famiglia e di quotidianità, mentre quella realtà si sta sgretolando sotto i suoi occhi.

Il presepe, in questa prospettiva, diventa qualcosa di più di una semplice passione: rappresenta un piccolo mondo ordinato, armonioso, rassicurante. Un mondo che Luca continua a coltivare mentre quello reale gli sfugge.

È anche questo a rendere il personaggio così umano: la sua inconsapevolezza fa ridere, ma nello stesso tempo suscita tenerezza e malinconia.

Il senryū come piccola scena teatrale

La forza dei tre versi sta anche in ciò che non dicono.

Non sappiamo quale sia il segreto. Non sappiamo che cosa il marito ignori. Non sappiamo che cosa sappiano gli altri.

Non serve.

La scena si forma immediatamente nella mente: una famiglia che conosce la verità, sguardi che si incrociano, parole che vengono taciute, una domanda alla quale nessuno vuole o può rispondere. E in mezzo a tutti, lui: l’unico a non sapere.

È una situazione universale. Può far sorridere, ma può anche lasciare affiorare una certa malinconia.

Ed è proprio per questo che il senryū, pur non avendo alcun legame documentato con l’opera di Eduardo, può evocare con tanta immediatezza Natale in casa Cupiello.

Una coincidenza suggestiva

Naturalmente sarebbe scorretto attribuire al senryū un’intenzione eduardiana che non possiamo dimostrare.

La somiglianza, però, è suggestiva.

Il senryū osserva una situazione quotidiana e, con pochissime parole, la trasforma in ironia. Eduardo faceva qualcosa di simile attraverso il teatro: prendeva la casa, la famiglia, i rapporti tra marito e moglie, genitori e figli, le incomprensioni e i silenzi, e li trasformava in commedia.

Solo che, nel suo teatro, dietro la risata compariva quasi sempre un’ombra.

Forse è proprio questa la ragione per cui quei tre versi, letti da chi conosce Eduardo e il teatro napoletano, possono spalancare immediatamente la porta della memoria verso casa Cupiello.

«In tutta la casa / l’unico a non sapere / è il marito.»

Tre versi. Una casa. Una famiglia.

E quell’uomo al centro della scena che continua a non vedere ciò che gli altri hanno già visto.

Quasi un piccolo sipario che si apre.

E, da qualche parte, si sente già la voce di Luca Cupiello:

«Te piace ’o presepio?»

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.