scritto da Guglielmo Scarlato - 26 Maggio 2026 17:12

“La politica è altrove. E prima o poi dovremo tornarci”

Il monito di Mino Martinazzoli, pronunciato nel cuore di una crisi politica, e ancora capace di interrogare il presente

Il 28 aprile 1987, alla Camera dei Deputati, nel dibattito sulla fiducia all’ultimo governo di Amintore Fanfani, fu Mino Martinazzoli, allora capogruppo della Democrazia Cristiana, a pronunciare parole che oggi risuonano con una sorprendente forza profetica.

Era una stagione già segnata da tensioni, logoramenti, tatticismi. Il sistema politico mostrava le prime crepe profonde; i partiti, ancora solidi in apparenza, cominciavano a perdere autorevolezza. Il linguaggio pubblico si caricava di enfasi, di scontro, di parole sempre più abbondanti e sempre meno incisive.

Fu allora che Martinazzoli disse: “Confesso che, a proposito di tante e smisurate parole, non mi viene in mente niente.”

Una frase asciutta, quasi disarmata. Ma in realtà severissima. Non era il rifiuto della politica. Era il rifiuto del suo degrado.

E infatti aggiungeva: “Noi stiamo, in verità, con le nostre non volubili ragioni, con la nostra difficile, ma doverosa coerenza. Non stiamo al gioco.”

C’è in queste parole una difesa della coerenza, del limite, della responsabilità. Un rifiuto netto del trasformismo, della teatralità, del consenso cercato a ogni costo. Poi il passaggio che resta come un monito: “Io credo che la politica sia altrove e che, prima o poi, dovrete tornarci. Noi vi aspetteremo lì.”

La politica è altrove.

Non nel clamore. Non nell’invettiva quotidiana. Non nella recita permanente di una presenza che spesso sostituisce il pensiero. Altrove: dove il linguaggio torna ad avere peso. Dove il dissenso non cancella il rispetto. Dove il potere si misura con il dovere. Dove governare significa assumersi una responsabilità, non soltanto occupare una scena.

A quasi quarant’anni da quel discorso, la sensazione è che quel richiamo ci riguardi più di allora. Viviamo immersi in una nuova abbondanza di “smisurate parole”: dichiarazioni continue, polemiche istantanee, slogan che durano un giorno. Tutti parlano di politica, ma spesso ciò che manca è proprio la politica.

E forse cresce, silenziosa, la nostalgia di qualcosa di più serio. Più sobrio. Più vero.

La nostalgia di una politica capace di rassicurare non perché semplifica, ma perché sa assumere il peso della realtà. Per questo il monito di Martinazzoli non appartiene al passato.

Ci riguarda. La politica è altrove. E prima o poi, dovremo avere il coraggio di tornarci.

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale dell’ Economia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno, ha pubblicato numerose monografie e saggi su diversi temi giuridici ed è l’autore di alcuni voci dell’Enciclopedia Giuridica Treccani, quali quella sui reati ministeriali, sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica e l’attentato ai ai diritti politici del cittadino.

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