La sedia vuota del potere
Quando il dono di un’arma diventa gesto di cortesia, la voce che resta è quella che invita a inginocchiarsi davanti alla vita. Tra diplomazia e Vangelo, il silenzio dei potenti pesa più del metallo lucido deposto in un astuccio
Quando l’unica voce che si alza è quella della Chiesa
Lettura della lettera di Don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli – 10.07.2026
L’ho letta. E mi è rimasta addosso.
Don Mimmo Battaglia scrive ai potenti della terra dopo il “dono” delle pistole ad Ankara. Non urla. Non fa polemica.
Descrive. E nel descrivere fa male: “Il male non sfonda più la porta. Indossa un abito elegante. Viene deposto in un astuccio con un biglietto”.
Ha ragione. Abbiamo addomesticato le armi fino a regalarle. Abbiamo trasformato la morte in cortesia, in souvenir, in simbolo diplomatico.
E la cosa che mi lascia più amaro è questa: in mezzo al silenzio generale, l’unica voce che si è levata contro questo scempio è stata quella di un uomo di Chiesa.
Dov’erano gli altri?
Dov’erano le voci della politica, della cultura, della società civile?
“Date a Cesare quel che è di Cesare”. Vero.
Ma di Cesari in giro non ne vedo. Vedo solo un Vescovo inginocchiato a lavare i piedi, mentre il mondo in piedi si scambia armi.
Don Mimmo ricorda due immagini:
Da una parte un’arma offerta tra potenti.
Dall’altra Cristo che annoda un asciugatoio e lava i piedi stanchi.
Sono due civiltà. E bisogna scegliere.
Chiede una cosa semplicissima e rivoluzionaria: al prossimo vertice lasciate una sedia vuota. Non per un ministro. Per l’uomo senza nome che paga sempre il prezzo. Per chi finisce sotto le macerie quando la diplomazia fallisce.
Perché il potere che non sa inginocchiarsi davanti alla vita, finirà sempre per inginocchiarsi davanti alle armi.
Grazie, Don Mimmo.
Di averlo detto tu. Perché qualcun altro avrebbe dovuto dirlo prima.







