La lotta contro gli incendi boschivi

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Dall’inizio dell’anno a oggi in Italia sono stati avvolti dalle fiamme oltre 140mila ettari boschi, un’area grande quanto le città di Venezia, Genova, Torino, l’Aquila e Napoli messe insieme: il 2021 è l’anno peggiore per quanto riguarda gli incendi e ha superato il record del 2017. Lo dicono i dati dell’EuropeanForestFire Information System (Effis) della Commissione europea, che fotografa i roghi a partire dal 2008.

Nell’intero 2017 erano andati in fumo 141mila ettari, una superficie che quest’anno è già stato già raggiunto. Nel 2018 erano bruciati invece 14mila ettari, 37mila nel 2019 e 53mila nel 2020.

Il dato è allarmante e conduce ad alcune riflessioni.

Innanzitutto, la lotta agli incendi boschivi è ormai da svariati anni che viene attenzionata ma l’escalation non si ferma anzi peggiora. Ciò dimostra, purtroppo, che le azioni di prevenzione e di repressione messe in campo finora non funzionano ed occorre adottare nuove e più mirate strategie. A nulla valgono gli appelli delle Associazioni ambientaliste e l’attività degli Organi istituzionali preposti oltre che dei Corpi Volontari di Protezione Civile che spendono il loro tempo ad assicurare azioni di supporto in merito.

Le cause sono tante e variegate. Fra tutte sicuramente i comportamenti indisciplinati ed irresponsabili delle persone, gli interessi economici e malavitosi ed anche uno scarso coordinamento delle Istituzioni preposte.

Ma al di là di tutto questo è utile evidenziare che se c’è una sfida che occuperà l’umanità nel prossimo decennio questa è proprio quella della tutela dell’ambiente e la lotta a tutte le situazioni e comportamenti che compromettano l’integrità dell’ecosistema. Di questo ne sono ormai consapevoli tutte le Nazioni. Durante la Conferenza Mondiale sui cambiamenti climatici che si svolgerà a Glasgow dal primo al 12 novembre 2021 si discuterà delle soluzioni per garantire la cosiddetta “neutralità climatica” di tutti gli interventi pubblici e privati e delle misure da mettere in campo al riguardo. Ed anche il PNNR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), di recente approvato dal Governo e che ha ricevuto l’avallo delle Istituzioni Europee, prevede l’impiego di svariate risorse in merito alla cosiddetta “transizione ecologica”.

Ma l’intervento delle Pubbliche Autorità preposte non può non considerare che molto ancora deve essere speso in termini di educazione ambientale e dal lato della formazione delle nuove generazioni che devono essere messe effettivamente in grado di conoscere a fondo le problematiche ed approfondirne i vari aspetti per comprendere quale sia il ruolo che alle stesse compete nel prossimo futuro. Radicare una forte sensibilità verso l’ambiente da parte dei giovani resta ancora oggi la sfida più arduada vincere per ogni Governo per far sì che l’alto concetto di “sostenibilità”, introdotto ormai sin dall’anno 1983 dalla Commissione delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo, non resti solo sulla carta ma rappresenti davvero qualcosa di effettivo e concreto per salvaguardare la vita del nostro pianeta.

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