scritto da Guglielmo Scarlato - 21 Maggio 2026 19:44

Il sorpasso che cambia tutto: Vannacci travolge i moderati e sposta l’asse della politica

Il generale supera Renzi e Calenda nei sondaggi e rivela un mutamento profondo: l’Italia politica scivola verso identità forti, radicalità e simboli, mentre mediazione e rappresentanza arretrano. Con un sistema che rischia di premiare leader carismatici e liste bloccate, la democrazia si fa più fragile e meno leggibile. La vera sfida non è chi sale nei sondaggi, ma se esiste ancora uno spazio per tenere insieme ciò che oggi si divide

Fa riflettere che il generale Roberto Vannacci, con una proposta politica ancora recente e in consolidamento, venga già accreditato nei sondaggi oltre il 4%, mentre Matteo Renzi non va oltre il 3% e Carlo Calenda si ferma poco sopra il 2%.

Non è un semplice dato elettorale. È un segnale politico più profondo. Vuol dire che stanno cambiando le priorità dell’elettore italiano. Ma soprattutto sta cambiando la sua stessa antropologia politica.

L’elettore oggi sembra cercare meno la mediazione, meno la competenza tecnica, meno il linguaggio della politica tradizionale. Cerca piuttosto identità, riconoscibilità, appartenenza. Cerca una posizione netta, un profilo chiaro, una risposta immediata a un mondo percepito come instabile e contraddittorio.

E questo produce un effetto sistemico: quando cambia l’umore dell’elettorato di una parte, cambia anche quello dell’altra. Le radicalità non si neutralizzano. Si alimentano a vicenda. Crescono insieme, si sospingono reciprocamente, restringendo progressivamente lo spazio della mediazione politica.

In questo quadro, il rischio riguarda anche la forma della democrazia che si sta delineando.

Se si consolidasse un sistema elettorale basato su un premio di maggioranza molto forte e su liste bloccate, l’attenzione si sposterebbe sempre meno sui singoli rappresentanti alla Camera e al Senato. Il Parlamento diventerebbe sempre meno leggibile, sempre meno scelto, sempre più distante.

I parlamentari finirebbero per essere figure opache, dipendenti dalle decisioni dei vertici di partito, mentre il consenso si concentrerebbe ancora di più sulle figure simboliche, sui capi, su chi incarna il messaggio politico più che la sua traduzione concreta.

Il paradosso è evidente.

Per anni si è criticata la stagione dei partiti personalizzati, considerandola una distorsione della democrazia rappresentativa. Eppure si rischia di arrivare a un sistema in cui proprio quella logica diventa dominante, quasi inevitabile: la politica ridotta a competizione tra identità forti e leader carismatici.

Meno rappresentanza. 
Meno mediazione.
Meno visibilità del Parlamento.

Più polarizzazione.
Più semplificazione.
Più centralità dei simboli.

E alla fine, meno spazio per la politica come costruzione comune.

La verità è che non siamo davanti a un semplice spostamento di voti, ma a un passaggio d’epoca. Se l’elettore non sceglie più una proposta ma un’identità; se non cerca più una mediazione ma una contrapposizione; se non premia più la complessità ma la semplificazione netta del mondo… allora non cambia solo la politica: cambia la qualità stessa della democrazia.

E quando la democrazia si semplifica troppo, non diventa più forte. Diventa solo più fragile, più emotiva, più instabile.

Per questo la vera domanda non è chi salirà nei sondaggi domani. La vera domanda è se avremo ancora una politica capace di tenere insieme ciò che oggi tende a dividersi. Perché una democrazia non vive di soli vincitori e vinti. Vive di equilibrio, di mediazione, di rappresentanza reale.

E se questo spazio si restringe troppo, non resteranno idee in competizione. Resteranno soltanto appartenenze che si scontrano. E in quello spazio, la politica smette di essere costruzione del futuro.
E diventa soltanto il riflesso delle nostre paure presenti.

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale dell’ Economia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno, ha pubblicato numerose monografie e saggi su diversi temi giuridici ed è l’autore di alcuni voci dell’Enciclopedia Giuridica Treccani, quali quella sui reati ministeriali, sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica e l’attentato ai ai diritti politici del cittadino.

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