1994: quel rigore sbagliato
Può un evento, anche se accade a tanti chilometri di distanza, cambiare le nostre vite? Se lo chiede Christian De Iuliis, nel suo primo romanzo "1994 - di quando un rigore cambiò le nostre vite", dove l'episodio è il rigore che Roberto Baggio calciò alto a Pasadena nella finale dei campionati mondiali di calcio del 1994
Nel 1994 chi scrive aveva 42 anni, ma l’eco di un decennio “favoloso” conquistò anche la mia generazione che aveva vissuto gli anni ’80, con tutte le sue problematiche sociali, economiche e anche politiche. Certo non una “pioggia che non bagnava e non coinvolgeva” per dirla alla D’Annunzio. E tra queste novità, culturali, sportive e sociali, c’erano personaggi che sono rimasti dopo tant’anni nella memoria collettiva, a partire dai programmi televisivi di Arbore e Boncompagni (che con le lolite di “Non è la Rai” teneva incollati allo schermo televisivo folle di adolescenti) fino la scomparsa di amati personaggi dello sport e dello spettacolo.
E’ il tempo di cui tutti quelli che c’erano hanno nostalgia, sono i favolosi anni novanta. L’ideale via di mezzo tra l’arrivismo degli ottanta e la rivoluzione digitale che ha imbruttito tutto dei duemila. Gli anni novanta, quelli della lentezza e del divertimento, della pigrizia e dell’ironia, della generazione critica e beffarda. Insomma gli anni novanta, per chi li ha vissuti, restano indimenticabili.
Forse perché eravamo tutti più giovani, avevamo molti capelli ed energia e soprattutto non avevamo sempre tra le mani uno smartphone a rubarci la fantasia ed il tempo.
Ma in quel decennio “favoloso” c’è un anno che brilla per leggerezza e incanto ed è il 1994. L’anno in cui milioni di persone credettero al “miracolo italiano”, della Playstation e di Jovanotti sospeso sul traliccio a cantare “Serenata Rap”.
E in tutto ciò, proprio nel mezzo, l’estate dei mondiali di calcio negli Stati Uniti, quando partecipare con la nostra nazionale sembrava qualcosa di scontato tanto da farci sopportare anche il dolore di una sconfitta in finale ai rigori.
“Quell’anno era il mio primo universitario. Mi muovevo da matricola alla facoltà di architettura nella nuova Napoli del neo eletto Bassolino e quell’estate avrei fatto il mio primo esame”, ci racconta Christian De Iuliis, architetto e scrittore di Minori, che per raccontare la storia di quel periodo della sua vita e di quella di quattro suoi amici, ha scritto “1994 – quando un rigore cambiò la nostra vita” che dopo diversi libri dedicati alla satira e all’architettura, è il suo primo romanzo.
“Ad una certa età si fa pace con tutto, anche con la nostalgia provocata dai ricordi più belli. E così, prima di smarrirli in qualche angolo della memoria, ho preferito raccontarli in questa storia”.
La suggestione sulla quale si regge tutta la storia è che un evento, anche se avviene a tanti chilometri di distanza da noi, possa incidere sulla nostra vicenda personale ed è così che cinque amici legano il loro destino a quello della nazionale di calcio impegnata nei mondiali di calcio. E più l’Italia di Sacchi e Baggio avanza, anche rocambolescamente, più quelle promesse diventano concrete, come una sorta di incantesimo, come se fossero i sogni di quei ventenni a spingere la nazionale verso la vittoria della coppa del mondo.
“L’adolescenza si nutre della meravigliosa energia che produce il futuro ed è mossa dall’inganno di pensare di avere il tempo e la forza di cambiare il mondo. E’ un momento della vita in cui ogni cosa è straordinaria” racconta De Iuliis.
“Ogni cosa poi, trascorrendo gli anni, viene avvolta in un’aura di perfezione: la ragazza o il ragazzo del quale eravamo innamorati ad esempio, o i nostri amici, le serate trascorse con loro, i viaggi che abbiamo fatto. Anche il fascino di un evento sportivo ci sembra irripetibile”.
Il libro, che può essere catalogato come un romanzo di formazione, mischia eventi realmente accaduti (prima di tutto quelli calcistici) ma anche autobiografici con altri verosimili, ambientati nel piccolo paese di provincia dove i sogni dei protagonisti sembrano più grandi proprio perché coltivati da un luogo lontano da qualsiasi cosa.
“Non è certamente un libro di rimpianti, però in sottofondo risuona l’eco di quella famosa sliding door che è nella vita di tutti noi, il momento in cui la vita poteva andare da una parte e invece è andata altrove”.
Che nel caso di Roberto Baggio, come lui stesso ha più volte ribadito, è quel rigore sbagliato nella finale dei campionati del mondo, il 17 luglio del 1994 sul campo del Rose Bowl di Pasadena a pochi chilometri da Los Angeles.
“I rigori sbagliati non si possono ricalciare, ma nessuno ha la prova che sarebbe andata diversamente”.
Con questo ultimo lavoro letterario, attualmente oggetto di una campagna di crowdfunding, De Iuliis si conferma un autore che sa scavare con meticolosità, con garbo, nel passato prossimo, confermandosi anche per le altre attività che porta avanti da anni: Il movimento artistico de “Lo Spiaggismo”, le collaborazioni giornalistiche e televisive, tutto frutto della sua creatività da “giullare” alla Dario Fò. Si ride, si scherza, ma senza nascondere il senso critico nelle cose che racconta. Anche quest’ultimo lavoro letterario, conferma l’effervescenza letterario di un giornalista, scrittore oltre architetto, che sa guardare al passato ma anche con uno sguardo acuto sul presente.
Prosit Christian.
Per sostenere il progetto per la pubblicazione del libro “1994 – di quando un rigore cambiò le nostre vite” clicca QUI






