Il Movimento 5 Stelle, un sogno infranto

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Riceviamo e pubblichiamo

Non ci vogliono competenze specifiche per capire le lacune del nostro sistema politico e in special modo del Movimento 5 Stelle che ha fatto sognare gli Italiani, con risultati ad oggi discutibili.

Il sogno di un’Italia dove il potere politico non era predominante rispetto alle esigenze dei cittadini, dove il così detto “attaccamento alla poltrona” non doveva esistere, dove i “portavoce” (così sono definiti gli eletti del Movimento) erano rispettosi dei loro elettori e pronti ad ascoltare e correggere le storture dei loro territori, ad oggi, ha deluso non solo i seguaci del Movimento ma tutti i cittadini.

Nulla di diverso da una politica antica e fallimentare.

Nel territorio salernitano i deputati, i senatori e coloro che sono andati al Parlamento Europeo hanno fatto la valigia e sono spariti. Inutile cercarli. Le “poltrone” li hanno resi superiori ai loro elettori che sono rimasti orfani di qualunque riferimento. Dai “portavoce” solo un triste silenzio, rendendo effimeri anche i contatti con i “MeetUp” (loro riferimenti territoriali). Difficile, per chiunque avvicinarli. Il Movimento in questo ha fallito. Non ha creato una struttura che fosse da collegamento tra gli eletti e gli elettori.

Si voleva che il Movimento conservasse una connotazione apartitica ma quando si fallisce sul territorio di riferimento si fallisce anche a livello nazionale. Come sta accadendo. Anche qui il Movimento si disgrega perché il “Potere” è più importante degli ideali, delle esigenze degli elettori e dei Territori, che erano all’origine della nascita dello stesso. Infatti, oggi le scissioni sono all’ordine del giorno. Alleanze politiche fatte per rimanere al comando.

Le buone idee (vedi il reddito di cittadinanza), sono fallimentari perché è mancata l’organizzazione, ovvero la capacità di gestire nel concreto queste iniziative. È un po’ come le auto elettriche, ottime come idea di principio ma che nel pratico, mancando la struttura di sostegno, per ora non decollano. Ma la cosa più grave, continuano ad essere le alleanze politiche. Anche chi non mastica il politichese può vedere nel quotidiano cosa succede.

Se è pur vero che l’economia nazionale, collegata a quella mondiale, non è facile da gestire per chiunque, abbiamo attualmente come capo dell’esecutivo un grande economista.

Questo ci avrebbe dovuto tutelare, aggiunto al sostegno politico del Movimento 5 Stelle. Invece, ci stiamo avvicinando sempre più ad una economia da terzo mondo. Invece di tutelare il ceto medio che garantisce stabilità e benessere all’intero Paese, lo si distrugge con una politica fatta dai soli poteri forti.

Ma il Movimento non doveva tutelare i più deboli, ovvero incrementare il ceto medio? E le alleanze con questi non erano escluse originariamente dal programma del Movimento? Purtroppo con una inflazione galoppante e, per tutti, di un ridimensionamento del tenore di vita che per alcuni è anche al limite della sopravvivenza, cosa possiamo sperare?

Si parla tanto di aiuti a famiglie ed imprese ma i pochi euro di natura assistenzialistica non possono sostituire un programma strutturato e non caotico di politiche economiche, dove le speculazioni, vedi l’aumento, immotivato come tempistica, del carburante che a cascata si è riversato in tutti i settori economici, sono inattuabili grazie ad un sistema di controllo statali e locali. L’anarchia è la dimostrazione più lampante della debolezza politica di tutti i governanti ad ogni livello.

Il Movimento era il primo partito italiano, oggi in caduta libera come dimostrano gli ultimi sondaggi. Un sogno infranto, dunque, le cui conseguenze portano l’Italia ad avere una popolazione composta di cittadini sempre più poveri e pochi ricchi ad essere sempre più ricchi, come nei paesi del terzo mondo.

In Brasile nelle vetrine dei negozi di scarpe e vestiti è esposto un doppio prezzo, in contanti o a rate. Su Amazon ora è possibile acquistare gli oggetti anche a rate senza interessi. Ed infine, su grandi cartelloni pubblicitari si legge:” Un grande funerale a piccole rate”.

E questa l’Italia che vogliamo? Anzi sono questi i politici che vogliamo? Urge un cambio di rotta prima che sia troppo tardi.

avv. Alfonso Senatore

Coordinatore Regionale di Meridione Nazionale

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