Grandi manovre, Di Maio incontra Mario Draghi

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Sembra che a fine giugno qualcuno del governo Conte-2 si sia mosso per trovare una alternativa all’attuale Premier il quale, sebbene stia tenendo la coalizione con polso abbastanza fermo, sembra che non goda della benevola attenzione e della simpatia di tutte le forze che lo sostengono.

Una rapida analisi della situazione è abbastanza facile da fare, cominciando dal Pd di Zingaretti, che sembra il più affidabile. Finora, nonostante qualche divergenza, tutto sommato la maggiore forza a sostegno del Conte-2 è proprio quella del PD.

La condotta di Zingaretti ha premiato il PD che allo stato si attesta su una previsione del 20,5% (rispetto al 18,70% delle elezioni politiche del 2018, e del 22,70% delle Europee 2019, ma all’epoca Renzi non si era ancora scisso dal PD): se si considera l’attuale 3% di Renzi, in totale il PD più Renzi raggiungono il 21,70%.

C’è da dire che Matteo Renzi, ex costola PD, pure sostiene, a suo modo, il Conte-2, ma con atteggiamenti e comportamenti tentennanti derivanti dalla necessità di stare sempre sulla cresta dell’onda.

C’è poi da considerare anche il 3,40% di Leu, talché l’intera sinistra raggiunge il 25,10%, e su questa il Premier, pure se tra alti e bassi, può contare.

Invece, il vero problema per l’attuale governo è rappresentato proprio dall’alleato più forte, quello che ha voluto il governo giallo-rosso in alternativa al precedente giallo-verde sostenuto dalla Lega di Salvini, vale a dire il M5S che all’epoca delle elezioni politiche 2018 era guidato da Luigi Di Maio, che è rimasto in sella fino alla nascita del Governo Conte-2.

Infatti, quando nacque il governo Conte-2, Luigi Di Maio venne messo da parte dai vertici del movimento e si dovette “accontentare” del Ministero degli affari esteri che, sebbene sia un dicastero di prestigio, affidato a Di Maio ha un ruolo del tutto ridimensionato, quasi marginale, tant’è che quotidianamente ci rendiamo conto che è quasi come se non ci fosse.

A sostituire Di Maio alla guida del M5S venne designato Vito Crimi; ma in tal modo il M5S dimostrò ancora una volta i suoi limiti.

Vito Crimi, nonostante la lunga militanza pantastellata, è una persona che “non accusa e non conta” per classificarlo con un aforisma meridionale.

Prima di tutto ormai il M5S non si sa cosa sia: non è mai stato un partito, non è più un movimento ideale, non ha più valori se non quelli quotidianamente annunciati, a volte in modo nebuloso; i vecchi valori duri e puri del tutto teorici finora non hanno portato a nulla: vedi l’appoggio al movimento No.Tav, e ora anche il forfait sulla revoca della concessione ai Benetton.

A quante altre cose il M5S dovrà rinunciare? Quanto altro consenso popolare è disposto a perdere? Su quanti altri specchi dovrà arrampicarsi per tentare di giustificare al suo elettorato tutte le rinunzie fatte e le altre a cui sarà costretto?

Oggi l’unica cosa certa è che questa “cosa” evanescente è una proprietà privata della Casaleggio Associati, e ciò sta a significare che rientra in una logica aziendale che di democratico non ha niente, a parte la nebulosa Piattaforma Rousseau con la quale il proprietario pretende di fare scelte “democratiche” affidandosi al parere di qualche decina di migliaia di “elettori”: l’ultima decisione, proprio quella di cambiare il capo politico, sembra sia stata presa con la partecipazione di circa 70.mila votanti il che, per un partito/movimento che alle elezioni 2018 valeva il 33% del Parlamento, sembra un numero veramente irrisorio.

E’ palese, quindi, che l’allontanamento di Di Maio come guida politica poteva essere giustificata con le delusioni avute; ma l’avvento di Crimi, è stato una scelta deleteria, che ha ulteriormente affossato il movimento.

Giunti a questo punto Luigi Di Maio sembra che abbia avuto uno scatto di orgoglio e, desideroso di riconquistare il ruolo di Leader, e non continuare a sopravvivere nell’ombra di Conte, ha deciso di fare qualche passo in totale autonomia per decidere cosa fare “da grande”.

Uno dei passi importanti sembra sia stato quello di avvicinare Mario Draghi ad inizio di giugno scorso, ma sembra che un altro incontro sia avvenuto anche in precedenza, probabilmente  a gennaio 2020, appena Draghi fu definitivamente libero dall’impegno Comunitario.

Dalle Agenzie di stampa qualche giorno addietro è stata divulgata la notizia dell’incontro Di Maio – Draghi del 24 giugno, per uno scambio di punti di vista sulla situazione politica ed economica in Italia: ed è quanto meno strano che Di Maio, ufficialmente Ministro degli Esteri, decida di vedersi con Mario Draghi per parlare di politica e di economia; non ci sarebbe stato nulla di strano se l’avesse fatto il Premier Conte o il Ministro Gualtieri, lascia sorpresa, quindi, l’iniziativa di Di Maio, che l’ha giustificata come uno dei consueti incontri istituzionali che il titolare della Farnesina è solito svolgere con autorità istituzionali: altra gaffe di Di Maio perché attualmente Mario Draghi non ha alcun ruolo istituzionale.

Tant’è che lo stesso M5S è rimasto spiazzato e non ha saputo cosa dire, mentre tutti gli altri partiti, di opposizione ma anche di Governo, si sono sbizzarriti in congetture e critiche a tutto spiano.

Come Claudio Borghi, presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera, che ha detto “… ad oggi, io non ho ancora capito chi sia il responsabile economico dei 5 Stelle”.

Gli ha fatto eco l’altro leghista Riccardo Molinari che ha dichiarato: “Non ci vedo nulla di strano, è normale che un ministro degli Esteri interloquisca con un ex presidente della Bce, visto che in ballo ci sono i pacchetti europei di risorse da destinare ai paesi Ue per l’emergenza coronavirus”, concludendo ironicamente “Chiedete piuttosto ai suoi compagni di partito, ai 5 Stelle, se non hanno loro altro da dire…”.

Sempre dall’opposizione è partita una bordata dalla deputata di FI Elvira Savino, la quale ha affermato: “Fonti della Farnesina sostengono che l’incontro fra il ministro degli Esteri e l’ex presidente della Bce Mario Draghi, avvenuto il 24 giugno scorso, rientra fra i ‘consueti incontri istituzionali’ di Di Maio. Allora perché Di Maio l’ha tenuto nascosto, dal momento che sostiene che si sia trattato di un incontro istituzionale?”; e ha concluso: “Se è istituzionale vuol dire che è pubblico, eppure sul sito internet della Farnesina non c’è alcun comunicato ufficiale sull’incontro fra Di Maio e Draghi e questo conferma che l’ex capo politico del M5S intendeva occultare la notizia. Se non fosse stato per l’ADNKronos la notizia non sarebbe uscita. Allora perché Di Maio ha taciuto? Forse tutto ciò rientra nella guerra tra bande all’interno del M5S sempre più diviso e sempre più preoccupato per la visibilità e la presenza ingombrante di Conte”.

E ha incalzato Giovanni Toti, Governatore ligure, che è partito con una bordata ironica: “Se di Maio frequenta un pochino Draghi può essere che qualcosa impari…”. “Più che un bilaterale -sorride il presidente della Regione Liguria- lo considererei una lezione privata…”.

Ma poi è scesa in campo Giorgia Meloni, come di consueto caustica, la quale ha commentato: “Di Maio incontra Draghi e manda a dire a Conte ‘Giuseppe stai sereno’…”, e conclude “È avvilente assistere a giochi di palazzo mentre gli italiani affogano”.

E non si è sottratto alle domande dei cronisti pure Marco Zanni, Eurodeputato leghista, che si è chiesto cosa ne pensassero “i compari cinque stelle di Di Maio, sarebbe bello chiedere la loro opinione”.

E Maurizio Gasparri di FI ha aggiunto: ”È un bene che Di Maio abbia incontrato Draghi. Lo sapevamo. Peccato che arrivati alla tabellina del 4 Giggino ‘s’è addormuto’. Ed è ancora lì che dorme, col pallottoliere in mano”.

E per ultimo, ma non certo l’ultimo, pure Carlo Calenda ha voluto dire la sua: “Non credo che al momento, purtroppo, ci sia la necessaria consapevolezza tra le forze politiche e nel paese. Arriverà fra qualche mese con la crisi sociale e finanziaria”, riferendosi a un possibile coinvolgimento dell’ex-presidente Bce come premier al posto di Giuseppe Conte.

Questo lo scenario, nel quale si è inserito lo stesso Di Maio che ha pienamente confermato al quotidiano “Il Foglio” di aver incontrato Mario Draghi. “E’ stato un incontro istituzionale come ne tengo molti altri. In qualità di ministro degli Esteri è naturale che io interloquisca e abbia un dialogo anche con l’ex presidente della Bce Mario Draghi. Non ci vedo nulla di strano”. E senza addentrarsi nelle motivazioni, ha concluso ”E’ stato un incontro cordiale e proficuo, mi ha fatto un’ottima impressione”.

Sorvolando sull’ultima gaffe “mi ha fatto un’ottima impressione”, la conclusione è che l’incontro c’è stato, ma non si è capito quale sia stato l’argomento, per cui è legittimo supporre che Di Maio stia brigando per “liberarsi” di Conte, per lui divenuto scomodo.

Infatti con il suo comportamento decisionista il Premier Conte continua a tenere nell’angolo Di Maio il quale, per evitare di scomparire definitivamente dalla scena politica, probabilmente sta puntando su Mario Draghi come valida alternativa.

Una sola chiosa finale: una alternativa al Premier Conte, o una opzione per la futura carica di Capo dello Stato, il cui mandato scadrà a inizio 2022?

 

 

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