scritto da Redazione Ulisseonline - 10 Maggio 2026 18:08

Conti pubblici, l’avanzo primario italiano è destinato a quadruplicare entro il 2029

Secondo Unimpresa, crescita nominale e contenimento della spesa spingono il riequilibrio dei conti senza nuove strette fiscali

L’Italia si avvia verso un significativo consolidamento dei conti pubblici nei prossimi cinque anni. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui l’avanzo primario – l’indicatore che misura la differenza tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito – è destinato a quasi quadruplicare, passando da 17,8 miliardi nel 2025 a 59,7 miliardi nel 2029. Una dinamica che si accompagna alla riduzione del deficit, previsto in calo dal 3,1% al 2,1% del Pil, senza ricorrere ad aumenti strutturali della pressione fiscale.

L’analisi, basata sull’ultimo Documento di finanza pubblica, delinea un percorso di riequilibrio fondato su due pilastri: crescita nominale dell’economia e contenimento della spesa pubblica. Il saldo primario, in rapporto al Pil, migliorerà infatti dallo 0,8% al 2,4%, mentre l’indebitamento netto scenderà da -69,4 miliardi a -51,9 miliardi.

Il quadro macroeconomico previsto dal Dfp mostra un Pil nominale in aumento costante, da 2.258 a 2.497 miliardi tra 2025 e 2029, con una crescita media annua tra il 2,4% e il 2,6%. Un andamento che contribuisce ad alleggerire il peso relativo del debito e della spesa statale.

 

Pressione fiscale stabile e spesa pubblica più efficiente

Uno degli elementi più rilevanti è la stabilità della pressione fiscale, che resterà attorno al 43% per tutto il quinquennio. Nessuna nuova stretta, dunque: il consolidamento avviene sul lato della spesa, non attraverso maggiori entrate.

Le entrate tributarie cresceranno in modo regolare, da 666,6 a 734,2 miliardi, in linea con l’andamento del Pil. Le entrate correnti supereranno stabilmente le spese correnti, mantenendo un saldo positivo che salirà da 48,8 a 53,9 miliardi.

La spesa finale della pubblica amministrazione, pur aumentando in valore assoluto, scenderà dal 51,2% al 49,9% del Pil: un segnale di maggiore efficienza, con la spesa che cresce meno dell’economia. In aumento anche i redditi da lavoro dipendente (da 203,8 a 218,8 miliardi) e i contributi sociali (da 305,9 a 342,7 miliardi), a conferma di una base occupazionale considerata solida.

In calo, invece, le spese in conto capitale, che dopo il picco legato al Pnrr scenderanno da 133,9 a 114,6 miliardi.

 

Longobardi (Unimpresa): “Percorso credibile e senza manovre aggressive”

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, sottolinea come il quadro delineato rappresenti «una traiettoria di consolidamento credibile, graduale e strutturale», resa possibile da «crescita, disciplina di bilancio e maggiore efficienza della spesa». Longobardi evidenzia inoltre che il miglioramento dei conti avviene senza nuove pressioni su famiglie e imprese, elemento che rafforza la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee.

Pur richiamando alla prudenza in un contesto internazionale complesso, Unimpresa giudica positivo il percorso indicato dal Dfp: un aggiustamento che non deprime crescita, consumi e investimenti, ma punta a rafforzare la stabilità finanziaria del Paese nel medio periodo.

Se vuoi, posso preparare anche una versione più breve, una scheda dati, oppure un taglio più giornalistico per stampa locale o nazionale. (fonte Unimpresa)

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