Governo Draghi, una mezza delusione

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Il Presidente del Consiglio incaricato, Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale,comunica la lista dei Ministri del nuovo Governo (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Di più però era difficile fare

 

E’ nato il governo Draghi. Un bel mix di politici e tecnici, di conferme e nuovi arrivi, di vecchio e di nuovo.

Altro che storie, Mario Draghi, con l’aiuto del vecchio democristiano Mattarella, ha usato con molta perizia il bilancino del farmacista nel dosaggio delle rappresentanze dei vari partiti nel suo governo. Insomma, ha fatto largo uso, da politico scafato, del manuale Cencelli. I più giovani non sanno cosa sia. Era, e tutto sommato resta, il manuale della lottizzazione con cui si assegnavano i ministeri, e in generale tutte le altre posizioni di potere, ai tempi della DC, nella prima repubblica, tra i vari partiti della maggioranza e le tante correnti democristiane.

Certo, molte sono le novità, rappresentate dai tecnici, alcune di grande qualità e valore come quelle di Colao, Cartabia, Cingolani, Franco, Giovannini… Certo, poi, tra i politici, ci sono tanti ritorni dal passato, molto dei quali non entusiasmano affatto, e conferme del precedente governo, alcune delle quali sarebbe stato preferibile farne a meno assicurando una maggiore discontinuità.

In conclusione, inutile negarlo, una mezza delusione. Se questo, come si diceva nei giorni scorsi, doveva essere il governo dei migliori, qualche dubbio in proposito è a dir poco legittimo.

Di più, però, era difficile fare.

Diciamoci la verità, il presidente Draghi ha dovuto mediare tra l’esigenza di volere il meglio possibile e la necessità di agganciare i politici quindi i partiti, per vedersi garantito in prospettiva il massimo del sostegno e della collaborazione.

E, in questo, bisogna riconoscerlo, Draghi è stato bravissimo oltre che accorto: la politica non poteva e non doveva essere espropriata in tutto delle sue prerogative. Motivo per cui, anche se magari obtorto collo, qualcuno che, privo di passato e di qualità, non sarebbe da annoverare tra i migliori, comunque non poteva non essere imbarcato in questo nuovo esecutivo.

Ciò detto, va anche evidenziato che quasi tutti i ministeri più delicati sono affidati a esponenti tecnici, molti dei quali, se non tutti, da considerarsi diretta espressione del premier Draghi oltre che del presidente della Repubblica.

Non resta quindi che augurare al nuovo governo un buon lavoro nell’interesse di tutti noi. Vediamo cosa riuscirà a fare. Le questioni sul tappeto sono molte, urgenti e delicate. Il timoniere Draghi è una garanzia, rappresenta il meglio che il nostro Paese poteva mettere in campo in questo frangente così complesso e decisivo.

Senza però illudersi più di tanto. Le aspettative, infatti, sono tante, forse pure troppe. In fondo, Draghi ha competenze, conoscenze, relazioni e qualità da mettere in campo al servizio del Paese, ma non può fare miracoli. Inutile aspettarsi che tramuti l’acqua in vino e moltiplichi pane e pesci. E se oggi sembrano tutti, i partiti in primo luogo, folgorati come San Paolo sulla strada di Damasco, c’è da giurare che dalla prossima settimana in poi, quando si scenderà in concreto sui vari provvedimenti da assumere, non mancheranno critiche e mal di pancia. D’altro canto, c’è più di un dubbio sulla tenuta politica di un governo così composito e variegato, ma soprattutto eterogeneo come non mai. Eccome se c’è.

Certo, a ben pensarci, un miracolo Draghi lo ha già fatto, ovvero mettere insieme leghisti e pd, grillini e Forza Italia. Forse solo Noè è riuscito a fare di meglio. Nell’auspicio, ovviamente, che il miracolo di oggi non si trasformi in tempi brevi nel suo tallone d’Achille.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore delle pubblicazioni Testimone di parte, edita nel 2006, Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009, e insieme a Silvia Lamberti Maionese impazzita - Comunicazione pubblica ed istituzionale, istruzioni per l'uso, edita nel 2018, nonché curatore di Tornare Grandi (2011) e Salerno, la Provincia del buongoverno (2013), entrambe edite dall’Amministrazione Provinciale di Salerno.

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