Conflitto Russia – Ucraina: atteggiamenti e segnali inquietanti

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Cosa vuole effettivamente Vladimir Putin e chi può fermarlo

Il conflitto in corso in Ucraina, che tutti seguiamo momento per momento col cuore in gola, sta facendo emergere stati d’animo e punti di vista che mai avremmo immaginato.

E’ comprensibile che questo accada, in quanto, se pure è vero che dalla fine del secondo conflitto mondiale non sono mai cessati nel mondo momenti di tensione e stati di guerra (la crisi di Cuba, il sanguinosissimo conflitto del Vietnam, la guerra in Iraq, l’invasione dell’Afghanistan, e tanti altri), è anche vero che essi si sono verificati in luoghi molto lontani da noi.

Oggi, purtroppo, la guerra Russo-Ucraina si combatte quasi alle nostre porte il che, se da un lato ci rende tutti estremamente timorosi per un eventuale allargamento, fa emergere sentimenti che mai avremmo immaginato.

Ci sono giovani che pubblicamente manifestano la loro intenzione di andare in Ucraina per combattere a sostegno di quel paese che la Russia sta distruggendo, e ci sono persone che sono molto meravigliate per questo sentimento, il quale sta a dimostrare che non tutti i giovani, che tanti classificano come privi di sentimenti e di sensibilità, sono quei fannulloni e figli di papà che pensano solo a divertirsi e a campare alle spalle dei genitori o dei nonni; è più probabile che cerchino un ideale che nella quotidianità non trovano.

D’altronde, non si può rimanere insensibili di fronte a questa invasione, specialmente se si vede quotidianamente il dolore di tanti ucraini, anche giovanissimi, che abbandonano i loro familiari per rimanere o ritornare nel loro paese e imbracciare un’arma per difenderlo.

Tutti ricordiamo le immagini di quel papà che saluta la sua bambina che parte per mettersi in salvo nel mentre lui, piangendo, la accarezza e la mette sul bus; oppure la foto dei due giovanissimi che si sposano e poi imbracciano le armi per andare e combattere.

Chiare espressioni di amor di patria che gli ucraini stanno facendo riemergere, e che anche i nostri giovani stanno riscoprendo, e non sono i soli perché anche gli anziani non ne sono immuni.

Dall’altro lato, vi è un signore, che oggi molti denominano il nuovo Zar, o il nuovo Hitler, o il Demonio, il quale, pure nell’ambiguità del suo parlare, fa ben capire dove vuole arrivare.

Evidentemente la motivazione, che abbiamo ritenuto giustificata, ma non in questi termini, di difendere i suoi confini da pericoli derivanti dalle forze della Nato e, più in generale, dall’occidente, ha anche altre mire, vale a dire quelle di attrarre nell’orbita russa altri paesi balcanici.

Putin sembra voler dire che ormai ha tratto il suo dado, per anni si è preparato per questo, ha orientato la sua economia verso questo scenario, ed ora è venuto il momento di passare alla realizzazione del suo programma, ed ha cominciato con l’Ucraina che ha palesato formalmente il suo orientamento di adesione all’UE; se non fosse stata l’Ucraina ma qualche altro paese limitrofo, Putin si sarebbe mosso nella stessa maniera.

Ed ogni occasione è buona per far comprendere al mondo di essere deciso ad andare fino in fondo, a qualunque costo, e minaccia anche l’opzione nucleare, certo che essa è quella che più di tutte spaventa.

E a tal proposito non si può non rimanere sconcertati da ciò che è accaduto nella notte tra il 3 e il 4 marzo, cioè il bombardamento della più grande centrale nucleare d’Europa, che è proprio in Ucraina, a Zaporizhzhya, nel sud-est del paese.

Fortunatamente è stato colpito solo un reattore dismesso, e non ci sono state conseguenze irreparabili, ma è legittimo il dubbio che non sia stato un incidente, ma un preciso segnale; dopo il bombardamento la centrale è stata occupata dalle truppe russe, cosa che in parte tranquillizza: resta il fatto che si stia giocando col fuoco!

Ma Putin ha fatto molti errori, e qualcuno ha detto che questo è dipeso dalla sua impreparazione, si spaccia per uno stratega ma è solo un tattico.

Che differenza c’è tra strategia tattica? I due termini hanno, tra di loro, un rapporto gerarchico; la strategia rappresenta la destinazione e la modalità con la quale si vuole raggiungere un punto, la tattica, invece, descrive le azioni specifiche che bisogna compiere lungo la strada.

E’ palese, quindi, che Putin abbia fatto un errore di strategia, e i vari analisti avevano ben ragione di asserire che mai Putin avrebbe dovuto invadere l’Ucraina perché questo paese è troppo grande per poter essere invaso e controllato sia pure da un esercito come quello russo; Putin ha avuto estrema fiducia nelle possibilità che l’esercito conquistasse il paese in tre giorni, ora si trova impantanato in una guerra che potrebbe durare mesi, e Putin non ha davanti a se tutto questo tempo, anche perché sta venendo meno a impegni presi con i suoi stessi amici oligarchi-affaristi, impegni basati su condizioni di pace e stabilità, e che ora sono ostacolati da un conflitto che li danneggia notevolmente.

Basti pensare che Gerhard Schröder, ex Cancelliere tedesco e ora lobbista di Gazprom, la gigantesca azienda russa di estrazione ed esportazione di gas, si è scontrato con Putin perché gli affari non vogliono la guerra, e ora rischia anche l’espulsione dal suo partito, l’Spd; ed è solo uno dei tanti.

Già i provvedimenti adottati dai paesi occidentali stanno avendo i loro effetti: le sanzioni, e il blocco dei fiumi di danaro attraverso il sistema SWIFT non possono non pregiudicare l’economia russa e, di conseguenza, gli affari, e gli amici interni di Putin hanno incominciato a recalcitrare.

Fino a quando Putin potrà reggere?

E’ non è forse per questo che ha fatto intravedere la opzione nucleare?

Ma chi potrà effettivamente fermare questa escalation senza orizzonte?

Chi è credente ha fiducia nella preghiera, ma non risulta che le preghiere abbiano risolto problemi di questo tipo.

In questa situazione tanto pericolosa è di gran lungo più produttiva la “persuasione” da parte di chi subisce danni economici, e a parte gli oligarchi-affaristi russi, c’è una grande potenza, la Cina, che pure incomincia a soffrire per questo conflitto.

Gli specialisti hanno cominciato a fare qualche conto, e sembra che, nonostante i buoni rapporti di facciata, tra il premier cinese Xi-Jinping e Putin, i rapporti siano abbastanza tesi.

Ed è comprensibile in quanto le conseguenze economiche negative per la Russia sono rilevanti, sia per il pacchetto di sanzioni tra le più pesanti della storia, sia per la decisione di escluderla dal Sistema SWIFT che consente scambi di denaro in tutto il mondo, e che viene utilizzato anche per le transazioni sul gas.

Il sistema SWIFT è gestito da una Società con sede in Belgio e ad esso aderiscono circa 11.mila banche di oltre 200 paesi.

Evitiamo di entrare nei dettagli del meccanismo, ma l’estromissione delle banche russe da tale sistema di pagamento colpirà pesantemente il paese, impedendogli di effettuare transazioni in entrata e in uscita, bloccando esportazioni e importazioni.

Questo non deve portare fuori strada, perché è vero che la Russia potrà bloccare le esportazioni di gas, ma è anche vero che ne sopporterà le conseguenze economiche che si sommeranno alle sanzioni: un paese che basa la sua economia sulla esportazione di gas non può improvvisamente chiudere i rubinetti, potrebbe subire un tracollo economico.

Disconnettendo dal sistema SWIFT le banche russe, esse potrebbero appoggiarsi al sistema analogo transfrontaliero cinese, cosa che però la Cina non vuole perché potrebbe configurare un suo coinvolgimento nella tensione creata dalla invasione dell’Ucraina, cosa che Xi-Jinping intende assolutamente evitare.

Il che è un vantaggio per il mondo intero in quanto non sono pochi a vedere nella figura del Premier cinese il negoziatore che potrebbe mettere allo stesso tavolo Russia, Ucraina, UE, Usa e Nato, cosa altamente augurabile in quanto gli attuali colloqui avviati a Brest in Bielorussia sembrano più che altro una presa in giro.

Non è credibile, infatti, che la Bielorussia, succube della Russia, possa svolgere veramente un ruolo di intermediazione, e la conferma è data dai partecipanti agli stessi, tutte figure di secondo o terzo piano; tant’è che, nonostante gli stessi, le operazioni militari proseguono con intensità sempre maggiore, e non è possibile che si possa seriamente negoziare con le armi puntate alle spalle.

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