Allons enfants de la Patrie, le jour de gloire est arrivé!

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“I francesi non avranno il bidet… Ma hanno le palle”. E’ quello che si legge in un post su Facebook, a commento di un video sulla rivolta dei gilets gialli contro la politica del presidente Macron, che da più di un mese sta mettendo a dura prova la Francia e il suo governo.

E’ un’espressione un po’ forte e cruda, ma anche assai veritiera. Sì, perché in Francia, a differenza di noi italiani, che forse avremmo anche più motivi per ribellarci ma che non andiamo mai oltre la lamentazione e lo sfottò, quando si rompono di qualcosa poi fanno sul serio, scendono in piazza, si menano con la polizia, insomma, vanno anche oltre il seminato, ma non si tirano indietro quando decidono che una classe politica deve essere mandata a casa magari usando le maniere forti.

Certo, la rivoluzione è nel dna dei nostri poco amati cugini francesi, odiosamente altezzosi ed intrisi di una grandeur che è solo una loro fantasiosa e assai illusoria presunzione. Tuttavia, bisogna riconoscere che  La Marsigliese è nata Oltralpe ed è, soprattutto nello spirito, cosa assai diversa da ‘O sole mioLa porti un bacione a Firenze. Insomma, la rivoluzione, quella della ghigliottina e di Robespierre, l’hanno fatta loro e non altri, e sanculotti e giacobini sono rimasti.

E noi italiani? Lasciamo perdere. Badoglio, tanto per fare un nome, non è stato un accidente della storia italica. E la fuga di un re che scappa da Roma per rifugiarsi altrove lasciando il Paese, e soprattutto i militari in guerra, nel più totale abbandono e caos, è un primato tutto italiano, così come quello di iniziare una guerra con un alleato, per quanto criminale, e ritrovarsi poi alleati con quelli con cui avevamo combattuto fino al giorno prima.

Sia chiaro, gli eccessi e talune violenze e aggressioni gratuite dei gilets gialli non ci piacciono affatto, ma è anche vero che un rivolta di così vaste proporzioni inevitabilmente determina scontri e violenze difficilmente gestibili a tavolino.

Detto ciò, quel che sta accadendo in Francia comunque deve far riflettere la politica italiana.

E’ indubbio, tanto per cominciare, che sia pure nella consapevolezza della scarsa propensione alla rivoluzione di noi italiani, sta di fatto che nel nostro Paese la protesta più accesa, anche se per nulla sovversiva, ha trovato, come dire, una sua istituzionalizzazione nel voto al Movimento 5 Stelle. E’ vero, saranno pure ignorantelli e approssimativi gli esponenti pentastellati, su questo proprio non c’è da obiettare, tuttavia, hanno indubbiamente svolto una funzione positiva, vale a dire di valvola democratica di una protesta che nel tempo poteva prendere derive estremistiche e pericolose. E ciò, in parte, vale anche per la stessa Lega di Salvini, che ha svuotato di temi, contenuti ed elettorato, i movimenti e i gruppetti della destra estrema che, ad oggi, possono intestarsi soltanto azioni di folclore politico, ma non altro.

Nello stesso tempo, c’è da dire che i francesi sono scesi in piazza contro un presidente supponente e nei fatti incapace, ma sopratutto sprezzante ed elitario, come Macron -fino ad ieri visto dalla sinistra nostrana, Renzi in prima fila, come il nuovo vate, il Kennedy della Senna- perché stanchi di promesse non mantenute in quanto a pressione fiscale e occupazione, alla “nouvelle” povertà della classe media e alla paura di un futuro con sempre più disagi sociali e fratture socio-economiche fra città e periferia, tra centri urbani e campagne.

Ohibo’, direbbe Totò, ma questi forse non sono, grosso modo, i temi che agitano la politica italiana, che alimentano i contrasti dell’Italia con l’Unione europea, che hanno fatto fare incetta di voti a pentastellati e leghisti, e che continuano a portare a questi ultimi consensi nonostante la pochezza di un governo gialloverde, sì dai buoni propositi ma finora molto pasticcione?

Lasciamo perdere Forza Italia, irrimediabilmente stordita, non solo da un leader che per ragioni di età non sempre pare del tutto connesso con la realtà, ma soprattutto da un corto circuito politico dovuto alla circostanza di essere allo stesso tempo alleata di Salvini e all’opposizione del governo di Salvini.

Quel che più sorprende e preoccupa per il futuro della nostra democrazia è lo stato comatoso  della sinistra e in particolare del Pd. Sì, soprattutto il Pd, che, quando e se ovviamente al cui interno la finiranno di azzannarsi tra loro, dovrà, se esisterà ancora però, porsi il problema di come riconnettersi con la realtà. Quella fatta dai più deboli, dai disoccupati, dai troppi precari, dai pensionati sociali, dai lavoratori privati e da quanti hanno poche garanzie e molti disagi, pochi soldi e molte povertà (culturali, economiche, sociali).

La percezione è che la sinistra, Pd in primis, si preoccupa più che altro del sesso degli angeli, delle battaglie civile, pure giuste per carità, ma soprattutto si agita e si inalbera per conservare e tutelare l’esistente, le elites, le istituzioni bancarie e finanziarie, chi ha uno stipendio sicuro, una buona pensione. E lo stesso vale per i sindacati che, nei fatti, tutelano chi lavora e non chi il lavoro non ce l’ha, il pensionato e non chi la pensione non la vedrà mai. Non è così? E’ vero, forse in larga misura non è così, ma questa è la percezione che la stragrande maggioranza del Paese ha ed è ciò ad orientare il voto.

Una riflessione, infine, va fatta sull’Europa, anzi sull’Unione europea.

A quanto sembra, ma a giorni lo sapremo, Macron per salvare la sua presidenza sembra orientato a calarsi le brache: cancellazione della carbon tax sui carburanti, cioè nessun aumento di 3 centesimi per la benzina e di 6 per il diesel, e anche della “Taxe d’Habitation”, una delle varie tasse immobiliari francesi, sinora prevista per il 2021; quindi, un aumento delle pensioni minime, un premio fiscale ai 7 francesi su 10 che vanno al lavoro in auto, come promesso in campagna elettorale e che è il contrario di quanto previsto dalla politica verde finora adottata, quindi, invito a tutti i datori di lavoro a dare un premio facoltativo defiscalizzato. Fatti i conti servirebbero 15 miliardi di euro, in pratica, qualcosa come lo 0,6% in più di deficit, il quale, dal previsto 2,8%, passerebbe al 3,4%, ben oltre il 3% imposto dall’Unione.

E l’Unione europea a questo punto che farà? Avvierà, a maggior ragione, una procedura di infrazione contro la Francia, non solo contro l’Italia, vale a dire i suoi due paesi fondatori più importanti insieme con la Germania?

Mah, l’impressione è che l’Italia di Salvini e Di Maio stia tutto sommato messo meno peggio della Francia di Macron. Non è di certo una consolazione, ma una banale constatazione. E, grazie ai gilets gialli, l’Italia di Salvini e Di Maio è meno, anzi, non è affatto sola in Europa, come invece abbiamo sentito dire con odiosa e compiaciuta sicumera dalle opposizioni in questi ultimi mesi.

In un simile scenario, che va ben oltre il nostro Paese, la sinistra, ma più di tutto il Pd, se vuole rinascere e contare ancora qualcosa e non continuare ad essere politicamente irrilevante come adesso, farebbe bene a riflettere un po’ in più, a guardarsi meglio un po’ intorno, a ragionare diversamente rispetto all’Unione europea e all’euro, a prendere coscienza che il sovranismo non è la causa ma l’effetto sia della crisi economica che degli errori, delle scelte disastrose e degli egoismi nazionali nella gestione delle politiche dell’Unione europea, ma anche a frequentare un po’ di più le strade delle periferie e i quartieri popolari, a viaggiare sui bus pubblici e sui treni dei pendolari…  insomma, a vivere dove quotidianamente faticano per sopravvivere milioni di italiani.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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