scritto da Gennaro Pierri - 05 Ottobre 2026 13:37

La Chiesa con le porte aperte e le sedie inchiodate

Quando qualcuno entra in chiesa cercando una casa e trova solo un luogo già organizzato, la crisi non è nei numeri ma nelle relazioni mancate

Ieri sono andato a Messa e ho notato che, un ragazzo è rimasto in piedi. C’erano posti liberi, ma non si è seduto. Guardava l’altare come si guarda una casa in cui non si è certi di essere invitati. Dopo pochi minuti è uscito.

La crisi della Chiesa comincia tutta qui. Non nelle statistiche, non nelle chiese vuote, neppure nella diminuzione delle vocazioni. Comincia quando qualcuno entra cercando una casa e trova un ufficio del sacro: parole già confezionate, ruoli assegnati, risposte pronte per domande che nessuno ha ancora ascoltato.

Diciamo spesso che i giovani si sono allontanati. È una frase comoda, perché lascia immobile chi è rimasto. Ma se fossero loro a non essersi accontentati? Se avessero fiutato prima di noi la distanza tra il Vangelo della strada e una fede troppo preoccupata delle proprie stanze?

Abbiamo bisogno di spostare le sedie: rimettere in discussione chi parla e chi deve tacere, chi decide e chi obbedisce, chi viene considerato maestro e chi resta perennemente destinatario. Il Vangelo non è nato come un sistema per amministrare Dio, ma come una notizia capace di restituire all’uomo la posizione eretta.

Il mercato ha capito che vendere comodità rende moltissimo: consegne immediate, percorsi senza attese, risposte senza domande. Anche la religione può cadere nella stessa tentazione e offrire una fede senza attrito, che consola senza disturbare e benedice senza convertire. Eppure Gesù non eliminava l’attrito. Lo portava dove tutti preferivano evitarlo: tra il puro e l’impuro, il potente e l’ultimo, la legge e la carne ferita.

Una Chiesa viva non rende le persone dipendenti dalla propria approvazione. Le accompagna fino alla soglia della libertà, anche quando quella libertà la interroga. Non teme chi dubita; teme piuttosto il giorno in cui nessuno avrà più domande da rivolgerle. Non difende Dio come si difende una proprietà. Lo lascia trasparire nel modo in cui tratta chi non conta.

Quel ragazzo, intanto, è già fuori. Forse non ha abbandonato la fede: forse sta ancora cercando un luogo in cui il Vangelo non sia custodito sotto vetro. La domanda è se dovrà tornare lui sui suoi passi o se, finalmente, saremo noi a uscire per raggiungerlo.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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