scritto da Francesco Angrisani - 12 Agosto 2026 08:06

Cava de’ Tirreni, la tutela del territorio comincia dal marciapiede ma arriva fino a Monte Finestra

Dalle strade sotto casa alle colline metelliane: la vera sfida è imparare a considerare Cava come un unico territorio

C’è un modo semplice, quasi immediato, per misurare la qualità di una città: guardare il marciapiede sotto casa.

Se è pulito, se il verde è curato, se non ci sono rifiuti abbandonati, se gli spazi pubblici sono decorosi, abbiamo la percezione di una città che funziona. Ed è giusto che sia così. Il decoro, la pulizia e la manutenzione sono doveri fondamentali di ogni amministrazione e, allo stesso tempo, responsabilità di ogni cittadino.

Ma la tutela del territorio non può fermarsi al marciapiede.

Deve continuare lungo le colline metelliane e arrivare fino a Monte Finestra.

Una recente vicenda raccontata dalla stampa ambientale toscana offre un’occasione per riflettere su questo tema. Nel sud della Toscana sono a rischio gli ultimi nuclei di abete bianco, ciò che resta di una presenza forestale un tempo molto più estesa. Una storia apparentemente lontana da noi, ma che pone una questione molto vicina: cosa significa davvero proteggere un territorio?

Non significa soltanto intervenire quando compare un problema evidente. Significa accorgersi prima che un patrimonio naturale si impoverisca, che un bosco perda la propria capacità di rigenerarsi, che un habitat scompaia, che un sentiero venga abbandonato.

Perché un bosco non è semplicemente un insieme di alberi.

È suolo, acqua, biodiversità, paesaggio. È protezione dei versanti. È capacità del territorio di assorbire e trattenere le precipitazioni. È un ambiente nel quale vivono specie animali e vegetali. È memoria del paesaggio e, sempre più, anche una risorsa fondamentale per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.

E questo vale anche per Cava de’ Tirreni.

Siamo abituati a considerare la città soprattutto attraverso il suo centro abitato: le strade, le piazze, i quartieri, i servizi. Ma Cava non finisce dove finiscono le case.

C’è un’altra città, meno visibile e forse proprio per questo più facilmente dimenticata: quella delle colline, dei boschi, dei sentieri, dei valloni e dei versanti.

È la città che sale verso Monte Finestra.

Quel patrimonio non può essere considerato soltanto come lo sfondo panoramico delle nostre giornate o come la destinazione di un’escursione domenicale. È parte integrante del territorio metelliano e, come tale, merita conoscenza, attenzione e tutela.

Non si tratta di contrapporre il marciapiede al bosco.

Al contrario: si tratta di capire che sono due facce della stessa idea di cura.

Una comunità che pretende strade pulite deve pretendere anche sentieri accessibili e sicuri. Una comunità che difende il decoro dei propri quartieri deve avere a cuore il patrimonio naturale che circonda quei quartieri. Una città che si preoccupa del verde pubblico non può ignorare ciò che accade nei boschi e sulle montagne.

La qualità urbana e la qualità ambientale non sono due questioni diverse. Sono la stessa questione osservata da due prospettive.

Ed è qui che si apre la vera sfida per Cava de’ Tirreni.

Una sfida che chiama in causa, in particolare, due assessorati: Ambiente e Turismo.

Non perché la tutela del territorio sia una competenza esclusiva di questi due settori, ma perché proprio Ambiente e Turismo possono e devono diventare i motori di una strategia complessiva, capace di coinvolgere tutti gli altri assessorati e l’intera amministrazione.

L’ambiente non può essere considerato soltanto una voce amministrativa. E il turismo non può essere immaginato soltanto come promozione di eventi, iniziative e attrattori.

A Cava, ambiente e turismo possono incontrarsi esattamente lungo quel percorso che dal centro abitato conduce alle colline metelliane e a Monte Finestra.

Sentieri, boschi, paesaggio, biodiversità, percorsi escursionistici, valorizzazione del patrimonio naturale: sono contemporaneamente questioni ambientali e opportunità turistiche.

Ma possono diventare opportunità vere soltanto se prima vengono tutelate.

E per farlo serve una visione che superi i confini delle singole deleghe.

Serve che i due assessorati sappiano trainare tutti i colleghi di Giunta e tutti i consiglieri comunali, anche quelli di minoranza, verso un obiettivo condiviso: trasformare la tutela del territorio da principio dichiarato in una serie di azioni concrete.

Non dovrebbe essere una questione di maggioranza o opposizione.

La qualità dell’ambiente, la sicurezza dei versanti, la tutela dei boschi, la manutenzione dei sentieri, la valorizzazione delle colline e di Monte Finestra non hanno colore politico.

Sono patrimonio comune.

Per questo il Consiglio comunale, nel suo insieme, dovrebbe essere chiamato a discuterne e a costruire una prospettiva condivisa: individuare priorità, risorse, responsabilità e tempi; mettere in rete competenze e associazioni; programmare interventi e verificarne periodicamente i risultati.

La vicenda degli ultimi abeti bianchi della Toscana ci ricorda proprio questo: un patrimonio naturale può ridursi lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo, fino a diventare ciò che resta di qualcosa che un tempo era molto più grande.

Non dovremmo aspettare di dover raccontare, tra qualche decennio, ciò che rimane di un paesaggio che oggi abbiamo ancora la possibilità di proteggere.

La vera sfida è passare dalle parole alla cura concreta del territorio.

Perché la tutela ambientale comincia dal gesto più semplice: non sporcare, rispettare uno spazio pubblico, tenere pulito il marciapiede sotto casa.

Ma non può finire lì.

Deve arrivare alle colline metelliane. Deve arrivare a Monte Finestra.

E se sapremo costruire una politica del territorio capace di tenere insieme Ambiente e Turismo, amministrazione e cittadini, maggioranza e minoranza, allora quella che oggi appare come una semplice esigenza di tutela potrà diventare una delle più importanti strategie di futuro per Cava de’ Tirreni.

Perché una città non è soltanto ciò che costruisce.

È anche ciò che protegge. E ciò che decide di lasciare alle generazioni che verranno.

 

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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