Cava de’ Tirreni, la grande illusione dell’ASCCCA: propaganda spacciata per rinascita
Dietro gli annunci trionfali resta il vuoto: un ente ancora fermo al palo, un Piano di Zona smantellato e un papocchio” amministrativo che rischia di esplodere nelle aule della giustizia. Altro che svolta: ai cittadini arrivano solo slogan, ai fragili l’ennesima attesa
La Regione Campania ha da pochi giorni autorizzato le attività dell’ASCCCA, l’Azienda Speciale Consortile Cava–Costa d’Amalfi. Sui social, diversi sindaci hanno accolto la notizia con toni entusiastici, quasi trionfali, presentandola come l’avvio di una nuova stagione. Una sorta di “Natale laico”: la nascita delle politiche sociali a Cava e in Costiera.
Chi però, come spesso accade, ha oltrepassato la misura è stato il sindaco metelliano Vincenzo Servalli. Nel suo post ha parlato di “una ulteriore grande soddisfazione nelle ultime battute del mio mandato”, rivendicando “un lungo lavoro con i bravissimi colleghi della Costa d’Amalfi” e definendo l’autorizzazione “un grande risultato per migliorare i servizi alle persone fragili”.
Ma è davvero così? No, affatto.
A smentire il racconto di Servalli è arrivato il commento di una sociologa, già dipendente del Piano di Zona e oggi in pensione.
«Caro sindaco – scrive – dimentichi di dire tutto ciò che è stato distrutto o non realizzato in questi anni dalla tua amministrazione. Io purtroppo l’ho visto in diretta, insieme ai colleghi, e come loro ho pagato un prezzo altissimo. Chi raccoglierà i cocci dovrà ricominciare da zero: con voi il sociale è stato merce di scambio… non mi sembra ci sia molto da festeggiare».
Un j’accuse senza appello. Una critica così puntuale che il post è stato rimosso dalla pagina del sindaco e il profilo della sociologa bloccato. Una “prova esemplare” di democrazia e rispetto del pensiero altrui. A conferma che certi atteggiamenti autoritari non appartengono a uno specifico schieramento: sono ben distribuiti nel panorama politico, anche tra chi il 25 aprile si batte il petto e pianta alberi in memoria delle vittime della Resistenza in villa comunale.
La verità è che il nostro Piano di Zona, fino alla fine dello scorso decennio – cioè poco dopo l’inizio dell’era Servalli – era considerato un modello nelle politiche sociali. Per la Regione Campania risultava addirittura il più efficiente, grazie soprattutto alle capacità politico‑gestionali di una dirigente come Assunta Medolla. Con il suo pensionamento anticipato è iniziato il declino, che ha toccato il punto più basso con l’assessorato retto da Annetta Altobello all’inizio di questa consiliatura. Di fatto, il Piano ha subito in questi ultimi anni un vero e proprio smantellamento: personale ridotto all’osso, progettazione quasi azzerata, milioni di euro destinati ai più fragili ancora inutilizzati.
Negli ultimi anni dell’amministrazione Servalli si è arrivati persino all’assurdo di non assumere personale già finanziato dallo Stato clicca qui per leggere. I sindacati lo hanno denunciato più volte. Un Comune come Cava de’ Tirreni, con circa 50.000 abitanti, dovrebbe avere per legge almeno 9 assistenti sociali. Ne ha invece uno solo a tempo pieno e sei part‑time, che equivalgono a quattro unità effettive. Una situazione fuori norma, nonostante esista una legge nazionale che impone queste assunzioni e le finanzia integralmente con fondi statali, come confermato più volte dalla Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali.
Detto questo, l’autorizzazione alle attività dell’ASCCCA non significa la sua immediata operatività. Prima occorre stipulare il contratto di servizio tra l’Azienda Consortile e i Comuni aderenti, un passaggio che richiede una delibera dei rispettivi Consigli comunali. In sostanza, per ancora parecchio tempo – e non è chiaro quanto – sarà il Piano di Zona a dover continuare a erogare i servizi.
Resta poi l’incognita del Comune di Atrani, che da mesi solleva diverse criticità, a partire proprio dalla procedura di costituzione dell’ASCCCA clicca qui per leggere. Alla base c’è un peccato originale: un atto notarile confuso, non coerente con le delibere statutarie approvate dai Consigli comunali clicca qui per leggere. Un vero e proprio “papocchio” amministrativo che ha segnato l’ente fin dall’inizio e che ha offerto al sindaco Siravo terreno fertile per una battaglia improntata a trasparenza e legalità.
Tirando le somme, l’enfasi con cui è stata diffusa la notizia dell’autorizzazione all’ASCCCA è poco più di una polpetta avvelenata per gli elettori cavesi. In breve: pura propaganda elettorale.
La realtà è che l’ASCCCA nasce da un papocchio amministrativo che va sanato, se non si vuole finire davanti alla giustizia amministrativa o, peggio, alla Corte dei Conti. Al momento – come l’ha definita un giurista metelliano – l’Azienda è solo uno di quegli “enti immaginari” che la politica sa produrre. Il rischio è che, sulle macerie delle politiche sociali, si costruisca l’ennesimo carrozzone clientelare. Frutto di patti opachi per spartirsi la polpa e lasciare ai bisognosi solo l’osso.
È tutto da verificare, infatti, che l’obiettivo reale sia creare un consorzio di persone e risorse al servizio della comunità: dei più deboli, degli anziani, dei minori. Un’azienda capace di erogare servizi sociali all’altezza, non un contenitore per sistemare amici ed eventuali amichette.
Per ora, oltre all’autorizzazione regionale, l’ASCCCA non ha nulla di concreto. Nel frattempo, sarebbe più utile far funzionare ciò che resta del Piano di Zona, iniziando finalmente a inserire e mettere al lavoro il personale clicca qui per leggere recentemente assegnato dallo Stato.
In conclusione, al di là degli squilli di tromba di questi giorni, il Piano di Zona – pur acciaccato – è ancora una realtà operativa. Il futuro dell’ASCCCA, invece, resta avvolto nella nebbia. E chissà ancora per quanto.







