Draghi e l’Europa sola
Nel discorso di Aquisgrana, Draghi avverte che l’Unione è entrata in una fase storica decisiva e non può più contare sulle vecchie certezze. Serve un federalismo pragmatico per trasformare l’Europa in una vera potenza politica, industriale e militare
Nel discorso pronunciato ad Aquisgrana per il Premio Carlo Magno, Mario Draghi descrive un’Europa entrata in una fase storica decisiva, segnata da crisi geopolitiche, guerre, inflazione, tensioni commerciali e crescente instabilità internazionale. Secondo Draghi, il continente non può più contare sulle vecchie certezze. Gli Stati Uniti non sono più il garante automatico della sicurezza europea. E la Cina non rappresenta un’alternativa affidabile. L’ex presidente della BCE sostiene che l’Europa sia oggi “sola insieme”. Costretta finalmente a prendere coscienza del proprio destino comune. I continui shock globali — dalla pandemia ai conflitti in Medio Oriente fino ai dazi commerciali — hanno mostrato tutta la fragilità dell’assetto europeo e l’insufficienza delle attuali strutture decisionali. Draghi insiste sul fatto che l’Unione Europea debba trasformarsi da semplice grande mercato economico a vera potenza politica, industriale e militare. Per riuscirci, propone un “federalismo pragmatico”. In breve, una graduale integrazione concreta nei settori strategici come difesa, energia, innovazione tecnologica e finanza comune. C’è poco da commentare. La classe politica europea sarà capace di questo salto di qualità? Avremo dei nuovi De Gasperi, Adenauer, Schuman? Più che dei nuovi padri, in giro si vedono molti nani. Tuttavia, mai dire mai. In fondo, “Spes ultima dea”.





