Cava de’ Tirreni, la campagna elettorale più fiacca di sempre: città stanca, candidati spenti
A dieci giorni dal voto, la competizione metelliana appare svuotata di energia e idee: candidati poco incisivi, programmi appassiti, social disastrosi e una città narcotizzata da undici anni di amministrazione Servalli. Unica nota di vivacità, la freschezza comunicativa di Eugenio Canora. Riuscirà la corsa finale a risvegliare elettori sempre più tentati dal mare?
Ancora dieci giorni di campagna elettorale e poi parleranno le urne. Ma un dato, finora, è evidente: mai vista una competizione così piatta, noiosa, priva di slancio. Forse negli ultimi giorni arriveranno i fuochi d’artificio, ma per ora lo spettacolo è desolante.
La città, nel complesso, appare distratta, distante, quasi anestetizzata. E non è difficile capirne il motivo: undici anni di governo Servalli hanno lasciato un segno pesante, non solo sul portafoglio dei cavesi e sulle casse comunali, ma anche sul tessuto civile e politico. Un effetto narcotizzante che ha prodotto uno stordimento collettivo senza precedenti.
Diciamoci la verità: i candidati sindaci, nel complesso, non entusiasmano. Nessuno di loro sembra rappresentare una vera rottura rispetto a uno dei periodi politico‑amministrativi più disastrosi della città. Certo, hanno tutti presentato programmi, slogan più o meno appassiti e – inevitabilmente – una sfilza di promesse. Ma la sensazione è che manchi qualcosa: visione, coraggio, discontinuità reale.
Oddio, qualche candidato sembra davvero sceso dalle nuvole e spesso non ha idea di ciò di cui parla, né delle reali esigenze della città. L’uso dei social, poi, per alcuni è un disastro: post stiracchiati, idee deboli, scarsa conoscenza del territorio e totale ignoranza del funzionamento della macchina comunale. Purtroppo – e spiace dirlo – è anche la prova evidente che qualcuno di loro è completamente a digiuno di politica.
Unica vera eccezione è la freschezza di Eugenio Canora, che con uno stile diretto e spigliato sta affrontando temi concreti e attuali, evitando la solita aria fritta. Non è un endorsement, sia chiaro, ma un semplice dato di fatto, una constatazione: i suoi interventi sulla comunicazione istituzionale che manca, sulle occasioni perse dall’amministrazione – dal Giro d’Italia all’interruzione del servizio ferroviario – fino alla proposta di utilizzare il PalaEventi per pistonieri e sbandieratori, mostrano almeno la volontà di stare sul pezzo.
E lo fa con naturalezza e brio.
Con Petrone è l’unico candidato a puntare davvero sul voto d’opinione. Gli altri sembrano rivolgersi esclusivamente al proprio elettorato di riferimento, senza tentare di allargare il campo.
Certo, come dicevamo prima, magari in questi ultimi giorni ci sarà un cambio di passo e forse vedremo una campagna elettorale più scoppiettante, meno ingessata ma soprattutto più vera, più aderente alla realtà dei bisogni cittadini.
L’auspicio è che i candidati sindaci riescano finalmente a mostrare una vera discontinuità rispetto a un presente amministrativo fallimentare. E che, soprattutto, inizino a parlare con chiarezza, avanzando proposte, dei temi che stanno davvero a cuore ai cavesi: tutela ambientale, inquinamento atmosferico e acustico, mobilità urbana, lotta agli sprechi, efficienza dei servizi comunali, politiche sociali che vadano oltre la comoda scorciatoia dell’ASCCCA.
E ancora: quale futuro immaginano per la Metellia, trasformata dagli attuali amministratori in un vampiro di risorse a danno di famiglie, commercio e turismo? Quali proposte hanno per la riqualificazione urbana e per ridare centralità alle frazioni, ormai ridotte a dormitori senza anima né identità?
Insomma, i temi non mancano. E qualche risposta concreta, finalmente, non guasterebbe.
Riusciremo a vedere una campagna elettorale più vivace e interessante? Ce lo auguriamo, anche solo per spingere gli elettori – questo sì, è un endorsement – a tornare ai seggi. Mai come ora, infatti, ci sono mille motivi per disertare il voto e scegliere una giornata al mare, meteo permettendo.
Eppure votare resta un dovere morale e una necessità democratica. Magari qualcuno dovrà turarsi il naso, ma è giusto esprimere la propria scelta attraverso il voto.
E, ovviamente, che Dio salvi Cava!







