Cava de’ Tirreni, una città che torna a giocare
L’idea del Parco Giochi Diffuso: mettere in rete i parchi esistenti e riportare il gioco negli spazi quotidiani, dal centro alle frazioni
E se Cava de’ Tirreni diventasse un grande Parco Giochi Diffuso?
La proposta, lanciata da Claudia Fanciullo, attivista di Cava SIA, parte da un’idea semplice ma ambiziosa: andare oltre il singolo parco e immaginare una vera e propria rete urbana del gioco, capace di collegare aree verdi, piazze, percorsi pedonali e luoghi di aggregazione.
Non necessariamente attraverso nuove strutture o grandi interventi. Al contrario, il punto di partenza potrebbe essere proprio ciò che già esiste: spazi pubblici che, con piccoli interventi, possono diventare luoghi in cui fermarsi, giocare, incontrarsi.
In diversi Comuni italiani il modello del Parco Giochi Diffuso è già stato sperimentato. Giochi disegnati sulla pavimentazione, percorsi, labirinti, attività motorie e installazioni semplici possono trasformare luoghi ordinari in piccole aree ludiche.
Il principio è semplice: portare il gioco dentro la città, invece di concentrarlo esclusivamente in aree appositamente attrezzate.
Il ritorno ai giochi di cortile
C’è poi una suggestione che porta con sé una punta di nostalgia: il ritorno ai giochi di cortile.
Campana, nascondino, salto della corda, percorsi disegnati sull’asfalto, giochi di movimento e sfide improvvisate. Attività semplici, spesso senza bisogno di attrezzature, che per generazioni hanno riempito cortili, piazzette e spazi comuni.
Oggi molti di quei luoghi sono diventati più rari. In tanti casi gli spazi condominiali sono stati progressivamente occupati dalle automobili, trasformandosi in parcheggi o semplici aree di passaggio. Il gioco dei bambini si è così spostato verso luoghi appositamente attrezzati oppure, sempre più spesso, dentro casa.
Per questo il Parco Giochi Diffuso contiene anche un’idea di recupero della memoria.
Non si tratta, però, di rimpiangere semplicemente il passato. Si tratta di recuperare lo spirito di quei giochi e adattarlo alla città di oggi, con attenzione alla sicurezza, all’accessibilità e alle esigenze delle famiglie.
In fondo, molti giochi di una volta avevano una caratteristica sorprendentemente attuale: richiedevano pochissimo per cominciare e moltissimo per immaginare.
Una linea sull’asfalto poteva diventare una campana. Una piazza poteva trasformarsi in un campo di gioco. Un cortile diventava il punto di incontro di un intero vicinato.
Giocare per conoscere la propria città
A Cava il progetto potrebbe assumere una caratteristica ancora più interessante: raccontare il territorio attraverso il gioco.
Il corso porticato, le piazze, la Badia, il Castello, Monte Castello e le frazioni potrebbero diventare altrettante tappe di un percorso ludico.
Ogni postazione potrebbe essere ispirata a un elemento della storia, della cultura, delle tradizioni o del paesaggio cavese. Un gioco potrebbe richiamare un personaggio storico, un altro una tradizione locale, un altro ancora un luogo simbolo della città.
E si potrebbe fare un passo ulteriore: associare alle diverse postazioni un QR Code, attraverso il quale bambini e genitori possano scoprire una curiosità, una storia, un personaggio o un luogo.
Il gioco diventerebbe così anche uno strumento educativo.
Non soltanto giocare in una piazza, dunque, ma giocare per scoprire perché quella piazza, quella strada o quel monumento raccontano qualcosa della nostra città.
Dal centro alle frazioni
La dimensione “diffusa” potrebbe essere particolarmente significativa per Cava de’ Tirreni.
I parchi già presenti potrebbero diventare i principali nodi di una rete più ampia, mentre piazze, percorsi pedonali e altri spazi pubblici potrebbero ospitare piccole stazioni ludiche.
Non sarebbe necessario replicare lo stesso modello ovunque. Al contrario, ogni frazione potrebbe avere una propria identità, con giochi e percorsi legati alla storia e alle caratteristiche del luogo.
In questo modo il progetto potrebbe contribuire anche a rafforzare il rapporto tra centro e frazioni, attraverso un linguaggio comune e immediatamente riconoscibile: quello del gioco.
Una città più vissuta
Il valore di un Parco Giochi Diffuso, però, non riguarda soltanto i bambini.
Portare il gioco negli spazi pubblici significa rendere quei luoghi più attrattivi, favorire la permanenza delle famiglie, stimolare gli spostamenti a piedi e creare nuove occasioni di incontro.
Una piazza può diventare qualcosa di più di un luogo da attraversare. Un percorso può trasformarsi in una piccola avventura. Uno spazio vicino a una scuola può diventare un luogo di socialità.
Il gioco, in questo senso, può diventare anche uno strumento di rigenerazione urbana a piccola scala.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante della proposta: non costruire necessariamente un nuovo grande parco, ma fare in modo che l’intera città possa offrire occasioni di gioco.
Una Cava che torna a giocare
La proposta, allora, non è semplicemente quella di realizzare altri giochi.
È quella di provare a immaginare una città che gioca.
Una città nella quale un bambino possa incontrare il gioco mentre attraversa una piazza, percorre il corso, va a scuola, passeggia con la propria famiglia o visita una frazione.
Una città in cui gli spazi quotidiani non siano soltanto luoghi da attraversare, ma possano diventare luoghi da vivere.
Perché, a volte, per restituire una città ai suoi bambini non servono grandi opere.
Può bastare una linea sull’asfalto, uno spazio liberato dalle auto e un po’ di immaginazione.







