scritto da Francesco Angrisani - 29 Agosto 2026 10:50

Cava de’ Tirreni, Mimì Apicella: la voce di Cava che non smise mai di raccontare la sua città

Avvocato, docente, giornalista, scrittore e protagonista della vita pubblica cavese: il ricordo di Domenico “Mimì” Apicella, fondatore e anima de “Il Castello”

Ci sono uomini che appartengono alla storia di una città non soltanto per gli incarichi ricoperti, ma perché hanno saputo raccontarla, interpretarla e, talvolta, anche scuoterla. Domenico “Mimì” Apicella è stato uno di questi.

Nato a Cava de’ Tirreni il 14 ottobre 1912, Apicella fu avvocato, docente, giornalista e scrittore, oltre che uomo impegnato per decenni nella vita politica e amministrativa cittadina. Ma al di là dei titoli e degli incarichi, fu soprattutto un osservatore attento e appassionato della sua Cava, della quale conosceva la storia, le tradizioni, i personaggi e le pieghe più nascoste della vita quotidiana.

Il suo nome è indissolubilmente legato a “Il Castello – Periodico Cavese di vita cittadina”, la testata fondata nel 1947 insieme all’avvocato Mauro Di Mauro. Nato nel difficile clima del dopoguerra, il giornale accompagnò per decenni la vita della comunità metelliana, diventando nel tempo una preziosa testimonianza della sua storia civile e culturale.

Un numero del 1967 definiva Il Castello un periodico “Politico – Storico – Letterario – Agricolo – Umoristico – Vario”: una definizione che restituisce bene l’ampiezza degli interessi della testata e dello stesso Apicella.¹

Attraverso quelle pagine, Mimì raccontò una Cava viva e spesso contraddittoria: quella della politica e delle istituzioni, ma anche delle feste, delle tradizioni popolari, della cultura, della storia locale, dell’agricoltura e della quotidianità. Una Cava capace di sorridere e di discutere, di ricordare il passato e di interrogarsi sul futuro.

Apicella fu per quasi mezzo secolo direttore de Il Castello e ne rappresentò l’anima editoriale. La sua presenza nella testata fu così personale e totalizzante che Giuseppe Prezzolini, nella prefazione alla seconda edizione de I ritte antiche, lo avrebbe ricordato come proprietario e direttore del giornale, impegnato direttamente nelle molteplici attività necessarie a mandarlo avanti.²

In un’epoca nella quale la stampa locale disponeva di mezzi assai più limitati di quelli odierni, Il Castello riuscì a conquistarsi un proprio spazio nella vita cittadina e a diventare una memoria documentaria di straordinario interesse.

Ma Mimì non fu soltanto giornalista.

Fu un uomo profondamente legato alla storia e alla cultura cavese. La sua produzione testimonia una costante volontà di conoscere, conservare e trasmettere la memoria della città. Tra i suoi lavori figurano gli studi dedicati alla Festa del Castello, il Sommario storico-illustrativo della città della Cava, le ricerche sulla toponomastica cavese e numerosi altri scritti nei quali storia, tradizione e vita quotidiana si intrecciano.³

Nel 1966 pubblicò inoltre I ritte antiche, raccolta di proverbi napoletani accompagnata dalla traduzione italiana e da una sezione dedicata alla grammatica napoletana. L’opera ebbe una seconda edizione ampliata e corretta nel 1972, con una prefazione di Giuseppe Prezzolini.⁴

La sua fu anche una lunga esperienza nella vita pubblica. Un documento relativo alla sua candidatura al Senato nel 1976 lo presenta come avvocato, professore di materie giuridiche ed economiche, giornalista e scrittore e ricorda i numerosi incarichi ricoperti: consigliere comunale e assessore al Comune di Cava de’ Tirreni, vicepretore onorario, componente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e Procuratori presso il Tribunale di Salerno, presidente dell’Ente Comunale di Assistenza e componente della Commissione edilizia, oltre ad altri incarichi.⁵

La politica fu dunque un altro terreno nel quale espresse quella personalità schietta e anticonformista che lo avrebbe caratterizzato anche nelle successive esperienze pubbliche.

Negli anni Settanta e Ottanta arrivò infatti la radio e poi la televisione. Con “Pronto chi è?”, prima in radio e successivamente sul piccolo schermo, Mimì Apicella divenne una voce popolare in Campania. Il suo linguaggio diretto, l’ironia, la conoscenza del dialetto napoletano e la capacità di rivolgere domande scomode ai rappresentanti del potere contribuirono a farne un personaggio riconoscibile ben oltre i confini della sua città.⁶

A completare il personaggio c’era il celebre papillon, quasi un segno distintivo, che accompagnava un uomo abituato a parlare senza troppi riguardi e a rivendicare il diritto di porre domande.

In Mimì Apicella giornalismo, cultura locale e impegno civile finirono così per diventare aspetti di una stessa esperienza. La carta stampata, la politica, la radio e la televisione furono strumenti diversi attraverso i quali continuò a fare ciò che aveva sempre fatto: osservare la realtà e raccontarla.

Ed è forse proprio qui che la sua figura conserva ancora oggi una particolare attualità.

In un tempo nel quale l’informazione corre velocissima e spesso rischia di consumarsi nell’arco di poche ore, ricordare Mimì Apicella significa ricordare il valore di una stampa locale presente, curiosa, libera e profondamente radicata nel territorio.

Apicella conosceva il peso delle parole. Sapeva che raccontare una città significa anche conservarne la memoria. Per questo Il Castello non fu semplicemente un periodico: fu, numero dopo numero, un archivio della vita cavese. Un archivio fatto di cronaca e storia, personaggi e istituzioni, feste e tradizioni, polemiche e ricordi.

Le sue pagine hanno così conservato tracce di una Cava che altrimenti, almeno in parte, sarebbe potuta scomparire nel tempo.

Mimì Apicella morì a Cava de’ Tirreni il 29 settembre 1996, a pochi giorni dal suo ottantaquattresimo compleanno.⁷

Il suo nome continua però a riaffiorare ogni volta che si parla della storia del giornalismo cavese, delle tradizioni della città e di quella stagione nella quale la cultura locale trovava nella carta stampata uno dei suoi strumenti più importanti.

A distanza di tanti anni, il suo ricordo resta dunque legato alle pagine de Il Castello, ma soprattutto alla città che egli volle raccontare per tutta la vita.

Cava deve anche a uomini come Mimì Apicella la consapevolezza di essere una comunità con una storia da custodire.

E rileggere oggi quelle pagine significa, in fondo, tornare ad ascoltare la sua voce: ironica, pungente, colta, a volte scomoda, ma sempre profondamente cavese.

Una voce che il tempo non ha spento.

 

 

Note e riferimenti

  1. Il Castello – Periodico Cavese di vita cittadina, numero del maggio 1967. La testata è definita nel frontespizio “Politico – Storico – Letterario – Agricolo – Umoristico – Vario”; il documento riporta inoltre Domenico Apicella nell’organizzazione editoriale del periodico.
  2. Giuseppe Prezzolini, prefazione alla seconda edizione di Domenico Apicella, I ritte antiche. Ovvero i proverbi napoletani, Il Castello, Cava de’ Tirreni, 1972.
  3. Per la bibliografia di Domenico Apicella si veda il repertorio di Cavastorie, che registra, tra gli altri, La Festa del Castello di Cava dei Tirreni (1949), Sommario storico-illustrativo della città della Cava (1964), Il Castello di Cava e la sua Festa (1967), La Festa del Castello di Cava (1990) e La toponomastica cavajola (1993).
  4. Domenico Apicella, I ritte antiche. Ovvero i proverbi napoletani, raccolti con la traduzione in italiano e con la grammatica napoletana in fronte, Il Castello, Cava de’ Tirreni, 1966; seconda edizione ampliata e corretta, 1972.
  5. Documento elettorale relativo alla candidatura di Domenico Apicella al Senato della Repubblica nelle elezioni del 20 giugno 1976, nel quale sono elencati i principali incarichi professionali, politici e amministrativi ricoperti.
  6. Gabriele Bojano, “14 ottobre 1912: a Cava de’ Tirreni nasce Mimì Apicella, tra i primi fustigatori in tv dei politici”, Corriere del Mezzogiorno, 13 ottobre 2024; cfr. inoltre materiali biografici pubblicati da Panorama Tirreno.
  7. La data del 29 settembre 1996 è riportata nelle fonti commemorative locali; essendo nato il 14 ottobre 1912, Apicella aveva 83 anni al momento della morte.
Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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