scritto da Francesco Angrisani - 17 Agosto 2026 13:16

Cava de’ Tirreni, crisi climatica: cosa deve fare la nostra città per proteggersi?

L’Europa si riscalda più velocemente del resto del mondo e anche Cava de’ Tirreni deve prepararsi a rischi sempre più intensi. Prevenzione, verde urbano, gestione dell’acqua e un vero piano di adattamento sono ormai indispensabili per proteggere la città

L’Europa si sta riscaldando più rapidamente di ogni altro continente. Secondo Copernicus, il programma dell’Unione Europea per l’osservazione della Terra e il monitoraggio del clima, il riscaldamento europeo ha raggiunto circa 2,5 °C rispetto all’epoca preindustriale e, dagli anni Novanta, la temperatura è aumentata a una velocità più che doppia rispetto alla media globale.

Anche Cava de’ Tirreni deve quindi adattarsi a condizioni climatiche che stanno già cambiando. Il suo territorio, caratterizzato da una valle circondata dai rilievi e dalla presenza di aree urbanizzate, agricole e boschive, è esposto a diversi rischi: precipitazioni intense e improvvise, dissesto idrogeologico, periodi di siccità e ondate di calore.

La prima risposta deve essere la prevenzione del rischio. Servono una manutenzione più efficace della rete di drenaggio e dei corsi d’acqua, il monitoraggio dei versanti e delle aree più esposte, una corretta gestione delle acque meteoriche e una drastica riduzione della nuova impermeabilizzazione del suolo.

Ma non basta far defluire più velocemente l’acqua. Occorre anche trattenerla, rallentarla e favorirne l’infiltrazione, attraverso aree verdi, superfici permeabili e sistemi di drenaggio urbano sostenibile. La prevenzione deve diventare una politica ordinaria del territorio, non un’attività da intensificare soltanto dopo un evento calamitoso.

C’è poi il problema del calore urbano. Più alberi, piazze ombreggiate, parchi, superfici permeabili e corridoi verdi possono ridurre le temperature e rendere la città più vivibile, soprattutto durante le ondate di calore e per le persone più vulnerabili.

Il verde urbano deve quindi essere considerato una vera infrastruttura climatica, capace di contribuire contemporaneamente alla riduzione del calore, alla gestione delle acque meteoriche, alla qualità dell’aria e alla vivibilità degli spazi pubblici.

Occorre intervenire anche sulla siccità e sulla gestione dell’acqua, riducendo gli sprechi e le perdite della rete, promuovendo il risparmio idrico negli edifici pubblici, utilizzando sistemi di irrigazione più efficienti e scegliendo, per il verde urbano, specie maggiormente resistenti alla scarsità d’acqua.

Sul fronte della mitigazione, le Comunità Energetiche Rinnovabili possono contribuire a ridurre le emissioni e i costi energetici. Allo stesso tempo, una mobilità più sostenibile, con un trasporto pubblico più efficiente, percorsi pedonali e ciclabili e spazi pubblici meglio ombreggiati, può migliorare la qualità dell’aria e la vivibilità della città, riducendo anche la vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico.

Serve però soprattutto una visione d’insieme.

Cava de’ Tirreni dovrebbe dotarsi di un Piano comunale di adattamento climatico, strettamente collegato al PUC e alla Protezione Civile. Un piano operativo, non un ulteriore documento programmatico, capace di individuare le aree più vulnerabili, stabilire le priorità, definire un cronoprogramma e indicare risorse e responsabilità per ogni intervento.

La crisi climatica non è più una prospettiva futura. È una condizione con cui Cava de’ Tirreni deve già fare i conti.

La vera sfida è trasformare la prevenzione da risposta all’emergenza a politica permanente del territorio: meno consumo di suolo, più capacità di trattenere l’acqua, più verde, maggiore sicurezza, efficienza energetica e una pianificazione capace di guardare ai prossimi decenni.

Perché proteggere Cava dagli effetti della crisi climatica non significa soltanto intervenire dopo un’alluvione o durante un’ondata di calore. Significa progettare oggi una città più sicura, più resiliente e più vivibile domani.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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