Cava de’ Tirreni, caro Servalli, ex Sindaco mio… dov’è la vocazione turistica metelliana?

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foto Angelo Tortorella

…c’è chi pensa già al programma del prossimo fine d’anno

Mentre qui a Cava ci stiamo ancora pavoneggiando per lo striminzito programma estivo, che, salvo errore, alla fine si è limitato alla cosiddetta “Festa del castello”, alla “Disfida dei Trombonieri”, e a qualche altra cosuccia che evidentemente è sfuggita anche ai cronisti più attenti, proprio ieri 21 luglio è giunta la notizia che la Giunta del Comune di Agropoli ha deciso di dare avvio alla programmazione degli eventi natalizi, invitando gli Enti e le Associazioni interessate a indicare quali attività intendono proporre per la organizzazione delle attività turistiche delle festività natalizie e di fine anno.

Parlo di Agropoli, una cittadina accogliente dell’inizio del Cilento, che conta solo 21mila abitanti, ma che certamente ha una vocazione turistica più sviluppata di quella metelliana, che di abitanti nel conta ben 51mila abitanti.

Cava è una città privilegiata dal punto di vista topografico perché è al centro di una zona di notevole intensità abitativa, che richiama amanti di svago dall’agro nocerino, dall’inizio della “Divina costiera” e pure da Salerno e il relativo hinterland, perché facilmente raggiungibile, mentre Agropoli non è proprio dietro l’angolo; per raggiungere Agropoli da Salerno occorre circa un’ora a mezza, da Pompei a Cava ci vogliono circa 20 minuti.

Questo mi ha indotto a riflettere sulla pochezza della vocazione turistica metelliana, non tanto quella privata che bene o male si dà da fare, ma quella guidata dalla Amministrazione e dagli Enti di aggregazione, i quali vivacchiano e stanno alla finestra in attesa che il Comune dia una spinta.

Caro Servalli, proprio non ci siamo, crogiolarsi al sole estivo in attesa che qualcuno prenda l’iniziativa per uno straccio di programma di eventi invernali mi dà l’immagine dell’immobilismo assoluto.

E non è detto che il Comune ci debba rimettere più quattrini di quelli finora erogati, perché una programmazione oculata e fatta per tempo può anche prevedere che per l’intero anno si raccolgano fondi destinati alle attività turistiche.

In tutto occorre un minino di iniziativa per fare in modo che ciò che si programma venga efficacemente divulgato in giro e richiami gente.

Per fare ciò occorre iniziativa, impegno, tempo, e, alla fine, una efficace comunicazione, il che sta a significare che il programma, tempestivamente compilato, venga divulgato per tempo, e l’esempio lo dà appunto il Comune di Agropoli.

E se non si vuole andare così lontano, basta percorrere qualche chilometro della Costiera Amalfitana e fermarsi ad Amalfi oppure a Ravello, città che sanno cosa vuol dire programmare una stagione musicale che richiami centinaia di persone le quali, nonostante le difficoltà di raggiungerle, fanno la fila ai botteghini, oppure si sottopongono ai disagi del traffico col rischio di non poter nemmeno sostare.

Io ho il timore che, chiusa la stagione (si fa per dire) turistica estiva, per la programmazione di quella invernale si arriverà a metà dicembre.

Inutile dirti, caro Servalli, che vivamente mi auguro che non sia così, vivamente spero, questa volta, di sbagliarmi, e aspetto di ricredermi.

L’occasione mi dà anche la possibilità di parlare della programmazione della prossima stagione estiva, per la quale qualcuno al Comune deve mettersi al tavolino già adesso, insieme agli Enti interessati alle diverse manifestazioni (il Vescovado, l’Ente Montecastello, le Associazioni degli Sbandieratori e quelle dei Trombonieri, e tutte quelle che si occupano del folklore metelliano, senza dimenticare anche privati e Associazioni commerciali), e raccogliere tutte le proposte che, una volta accolte e coordinate, confluiscano in un programma annuale. A maggior ragione ora che al Comune mancano i quattrini per finanziare qualsiasi iniziativa.

In conclusione, è necessario evitare ciò che è accaduto quest’anno, e non arrivare alla fine di giugno prossimo per lesinare quei pochissimi quattrini disponibili per avviare i festeggiamenti.

Evitiamo che “passato il santo è passata la festa”, rimbocchiamoci le maniche e vediamo di dare un impulso alla rappresentazione scenica delle varie storie metelliane.

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