Superbonus, la coda pesa sui conti: 8,4 miliardi di euro spingono il deficit oltre la soglia UE
Nel 2025 il deficit italiano si attesta al 3,1% del PIL, superando il limite europeo per effetto dei crediti fiscali legati al Superbonus. Secondo Unimpresa si tratta però di un impatto temporaneo: senza questa componente straordinaria, i conti pubblici mostrerebbero un miglioramento strutturale
Il peso del Superbonus continua a farsi sentire sui conti pubblici italiani, trascinando il deficit 2025 leggermente oltre la soglia simbolica del 3% fissata dalle regole europee. Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, il rapporto deficit/PIL si è attestato al 3,1%, ma senza la componente legata ai bonus edilizi sarebbe sceso al 2,7%, rientrando pienamente nei parametri UE.
A determinare questo scarto sono circa 8,4 miliardi di euro di crediti d’imposta connessi al Superbonus, emersi in misura superiore alle attese e contabilizzati nel 2025. Si tratta di una “coda” della misura: interventi già avviati negli anni precedenti, ma i cui effetti sui conti pubblici si manifestano solo ora, per via del meccanismo di compensazione fiscale.
Il fenomeno è legato proprio alla natura dello strumento. Il Superbonus, infatti, non comporta una spesa immediata per lo Stato al momento dell’intervento edilizio: il costo si materializza successivamente, quando i crediti vengono utilizzati o ceduti. Questa discronia temporale fa sì che gli effetti della misura continuino a incidere sui bilanci pubblici anche a distanza di anni dalla sua introduzione.
Nonostante l’impatto contabile, il quadro complessivo dei conti italiani appare in miglioramento. Il surplus primario è salito allo 0,8% del PIL (dallo 0,5% del 2024), mentre le entrate sono cresciute più delle spese. Anche lo spread tra BTP e Bund si è ridotto, segnalando una maggiore fiducia dei mercati.
Secondo Unimpresa, dunque, non si è di fronte a un deterioramento strutturale della finanza pubblica, ma a un effetto transitorio e non ripetibile. La stessa “coda” del Superbonus ha avuto anche ricadute positive sull’economia reale, contribuendo nel 2025 a una ripresa del settore delle costruzioni dopo la flessione dell’anno precedente.
Le prospettive restano orientate al miglioramento: il Documento di finanza pubblica prevede un deficit al 2,9% già nel 2026, con una progressiva discesa fino al 2,1% nel 2029 e l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo attesa nel 2027.
In questo contesto, il Superbonus si conferma una misura dai forti effetti espansivi ma anche complessa nella gestione contabile, capace di sostenere l’economia reale ma al tempo stesso di lasciare una lunga scia nei bilanci dello Stato. (fonte Unimpresa)







