scritto da Gennaro Pierri - 24 Aprile 2026 10:42

Il giorno in cui il tempo smette di essere tuo

Non è vero che non sappiamo come vivere meglio. Lo sappiamo perfettamente. Solo che facciamo finta di no, perché la verità obbliga a cambiare

“Ma quando la morte ti sfiora, anche solo per un secondo, non torni più quello di prima. Cambia il volume delle cose. Le liti diventano rumore inutile. L’amore diventa urgente. Il tempo smette di essere infinito” (Ermal Meta).

Diversi alunni mi raccontano del loro mondo interiore dopo la morte di un genitore e chiedono, chiedono, chiedono. Cerco di abbozzare una risposta ma basta guardarli negli occhi e capire che abbiamo a che fare con materiale esplosivo! Non serve morire per capire che stai vivendo male. Basta sfiorare la possibilità.

Un incidente evitato per un soffio. Un esame che poteva dire altro. Una telefonata che arriva troppo presto o troppo tardi. In quell’istante preciso, chirurgico, qualcosa si rompe: l’idea che la vita sia lunga. Ermal Meta lo sintetizza: non torni più quello di prima.

Ma la verità è più dura: torni, eccome. Solo che per qualche giorno sei migliore. Perché vedi tutto senza filtri. Ti accorgi che stavi litigando per cose che non ricordi neanche. Che stavi rimandando persone che un giorno non saranno più lì. Che trattavi il tempo come una riserva illimitata, quando è solo una concessione temporanea. Poi passa. E qui sta il punto che nessuno dice: non è la morte a cambiarti. È la sua prossimità. Ma tu quella prossimità la dimentichi in fretta, perché vivere lucidi costa fatica. Vuol dire scegliere. Tagliare. Deludere. Dire no. Dire basta. Molto più facile tornare al rumore di fondo: notifiche, ego, piccole guerre quotidiane. Allora smettiamola di raccontarcela.

Non è vero che non sappiamo come vivere meglio. Lo sappiamo perfettamente. Solo che facciamo finta di no, perché la verità obbliga a cambiare. La provocazione è semplice, quasi fastidiosa: e se non ci fosse nessun “momento decisivo” a salvarci? Nessun incidente, nessun segnale forte. Solo giorni normali che passano, uno dopo l’altro, finché finiscono. Se fosse così, e probabilmente lo è, allora la domanda non è cosa faresti se stessi per morire. È molto peggio: cosa stai scegliendo di non fare, adesso, mentre sei vivo?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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