Le ambiguità di Futuro Nazionale
Il programma di Vannacci mescola tradizionalismo e contraddizioni, tra rifiuto della spesa militare e richiami a un’Italia passata. Resta da capire quale peso avrà davvero nelle future dinamiche di governo
Fanno discutere le proposte del programma elettorale di Futuro Nazionale, il partito del generale Vannacci. Nulla di davvero eclatante, a dire il vero. Questo non significa che siano condivisibili, tutt’altro. Non sorprende la contrarietà ad aborto ed eutanasia: obiettivi legittimi in democrazia, certo, ma segnano un evidente ritorno a un’Italia che non esiste più e che sarebbe inutile, oltre che dannoso, provare a rievocare. C’è poi il rifiuto dell’aumento della spesa militare al 5% del PIL richiesto da Nato e Ue. Non è una posizione nuova, ma stride con la proposta di introdurre lezioni di difesa a scuola «per far conoscere ai ragazzi il ruolo delle Forze armate e attirarli verso la carriera militare». Poche idee, e ben confuse. Forse, almeno all’apparenza. Resta da capire se i voti raccolti da FN finiranno “in frigorifero”, come accadeva un tempo con il MSI, o se diventeranno utili per comporre un futuro governo. Non resta che attendere, nella consapevolezza che in politica mai dire mai.






Egregio Direttore,
Chiedo cortesemente di intervenire nel dibattito scatenato dalle dichiarazioni in merito al programma elettorale dell’On. Vannacci sul tema aborto.
La legge 194 prevede in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza fino al terzo mese ( fino al quinto mese per altre situazioni). È stata approvata nel 1978 e nell’arco di quasi cinquant’anni ha causato 7 milioni di aborti.
Che cos’è l’aborto? Per dare una risposta chiamiamo in causa la scienza: si tratta di interrompere l’esistenza di un essere vivente appartenente alla specie umana, tale dal concepimento. I biologi di tutto il mondo sono unanimi nel merito, indipendentemente dalle posizioni etiche o religiose di chi si è espresso. https://quillette.com/2019/10/16/i-asked-thousands-of-biologists-when-life-begins-the-answer-wasnt-popular/
Che non sia previsto dalla legge 194, un “diritto” ad abortire “ad libitum” è un dato di fatto che risale addirittura al momento in cui la legge venne approvata dai partiti presenti in Parlamento, e soprattutto dalla democrazia cristiana allora maggioritaria, confermato anche dalle posizioni dell’allora partito comunista di Berlinguer.
I responsabili della campagna a favore dell’approvazione della legge sono stati i radicali di Pannella e Bonino.
Nessun partito da allora ha mai pensato di abrogare la legge o di proporre modifiche e nemmeno di impegnarsi per una reale attuazione di quelle che alcuni, in maniera improvvida, definiscono “parti buone” della legge.
È chiaro a tutti che non esistono parti buone di una legge che prevede l’eliminazione di un essere innocente, facendo prevalere il principio del più forte.
La cultura prevalente, ormai maggioritaria nel nostro paese, è purtroppo orientata a considerare la legge di aborto un “diritto“ acquisito.
Ricostruire una cultura di accoglienza della vita a partire dal concepimento, rispettando il piccolo bimbo non ancora nato è molto difficile e proposte in tal senso sono state fatte, negli ultimi anni, esclusivamente da partiti di centrodestra, ai quali va il merito di aver tentato di valorizzare la vita nascente, di prevedere sostegno alle madri in difficoltà per la gravidanza, di attuazione piena delle parti della 194 che proteggono il bambino. Tutti buoni propositi, presentati nei programmi dei partiti, ma mai realmente attuati.
I partiti di centro sinistra, al contrario, hanno sempre cercato di rendere piena attuazione del cosiddetto “diritto“ di aborto, togliendo tutti i possibili paletti alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza, anche demonizzando i medici obiettori di coscienza e favorendo la diffusione della pillola abortiva RU486.
Che sulle varie testate giornalistiche, sui blog, sui siti, sui media si torni a riproporre la questione dell’aborto perché risulta in primo piano nel programma di un partito politico, è sicuramente un bene dal punto di vista culturale.
Dopo quasi cinquant’anni, invertire una tendenza anti vita ormai diffusa nella nostra società sarà molto difficile. Se però nel resto del mondo, e in particolare negli Stati Uniti, si ripropone nuovamente la questione di difesa della vita tanto che in alcuni Stati l’aborto è proibito, forse è il caso di discuterne anche in Italia.
Noi del comitato “Prolife insieme“ ci poniamo come obiettivo quello di riportare al centro della discussione i diritti del bambino prima della nascita. E non è una questione di centrodestra, ma di carattere antropologico che dovrebbe riguardare tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro credo e dal voto che hanno deciso di esprimere alle prossime elezioni.
Prof. Vittoria Criscuolo. Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
http://www.prolifeinsieme.it
Sinceramente non trovo contraddittorio favorire la presa di coscienza dei giovani che le frontiere d’Italia devono essere difese da aggressori e da clandestini mascherati da migranti; che si tuteli la legittima difesa come logico e previsto da tutte le Leggi civili: “tutte le leggi e tutte le norme di diritto consentono di reagire con la forza alla violenza: vim vi repellere omnes leges et omnia iura permittunt”. (Digesto XLIII, 16, 1, 27) (cfr San Tommaso d’Aquino: S. Th. II-II q.64, a.7); che si insegni alle persone oneste a difendersi dalle aggressioni di criminali e di maranza. Parallelamente è giusto evitare che soldi dei contribuenti vengano dissipati in spese militari fasulle, utili solo a ripianare il bilancio degli spreconi di Francia e Germania, che sinora hanno fatto “vita sopra” agli altri malcapitati soci della UE.
Vorrei peraltro che qualcuno mi spiegasse come mai debba inorridire quando si citano i lager di Hitler e la soppressione di persone innocenti di ogni età perché malformate, inabili, improduttive; mentre sono invitato ad accettare come “diritti” il procurato aborto, il suicidio assistito, la cosiddetta eutanasia. Ippocrate rifiutava il procurato aborto; Aulo Gellio inorridiva di fronte a tale pratica; erano entrambi pagani, ma dotati di logica e di umanità; anche Giulio Paolo, giureconsulto pagano, scriveva: “il bambino che dovrà nascere, dev’essere considerato come già nato tutte le volte che si tratti del suo vantaggio nasciturus pro iam nato habetur quotiens de eius commodo agitur”: il vantaggio è vivere: tra vivere e venire ammazzati corre una notevolissima differenza!
Il “diritto al procurato aborto” stravolge persino quanto scritto nella 194/1978 art.1 riporta: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”: sappiamo purtroppo che nei fatti la 194/1978 ha consentito il massacro impunito di milioni di bambini in utero. e persino redditizio per abortisti e ditte produttrici di mezzi e di sostanze abortivi. Le risorse economiche dissipate per uccidere sarebbero sicuramente assai meglio impiegate per sostenere maternità e famiglie.
Si vuole risparmiare sulle cure palliative, che consentono a malati terminali di vivere dignitosamente l’ultima fase della loro esistenza terrena: tutti abbiamo necessità di aiuto e di conforto nella malattia. «I pazienti che non sono portati alla disperazione da chi li circonda o dal proprio medico, non solo non chiedono di essere uccisi, ma conservano anche la speranza fino alla fine. Essi apprezzano gli sforzi fatti dall’équipe medica per lottare contro la malattia e le sono riconoscenti per ogni prova di immaginazione, spirito innovativo e, al tempo stesso, di rispetto per l’essere umano che essa sa dare. Questo comportamento intriso d’umanità li rassicura»: questo testimonia il Professor Lucien Israël, laico e non credente, per vent’anni direttore del reparto di oncologia dell’ospedale Avicenne di Bobigny (Contro l’eutanasia. Lindau 2007).
Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria