Conte e la svolta identitaria
L’attacco di Giuseppe Conte alla cultura woke segna una mossa politica mirata a distinguersi dal Pd e a parlare a un elettorato più ampio. Ma rivela anche una contraddizione profonda nella sua identità politica
L’uscita di Giuseppe Conte contro la cultura woke è significativa e apre diverse letture. Serve innanzitutto a marcare la distanza dal Pd, con l’obiettivo di contendere a Elly Schlein la candidatura a premier del campo largo. Allo stesso tempo, schierarsi contro quelle che definisce le degenerazioni del politicamente corretto gli permette di intercettare consensi in aree culturali non propriamente di sinistra. In sintesi, la mossa anti‑woke è astuta: può portare vantaggi elettorali e rafforzare il suo posizionamento politico. Ma rivela anche altro. Conte è spregiudicato, certo, ma mostra la natura di un leader moderato, se non conservatore, distante dalla tradizione culturale della sinistra. L’impressione è quella di un politico catapultato in un ruolo poco coerente con la sua formazione culturale, etica e politica. Se questa lettura è corretta, Conte rischia di diventare l’uomo della contraddizione e, alla lunga, la vera pietra d’inciampo del centrosinistra.





