La ferocia della pena capitale
L’esecuzione di Christa Pike in Tennessee diventa un caso simbolico della brutalità e dell’arretratezza della pena di morte. Un episodio che rivela una giustizia disumana inefficace e lontana da ogni idea di civiltà moderna
Quello che è accaduto a Christa Pike in questi giorni è una delle più clamorose smentite della pena di morte. In un carcere del Tennessee è stata eseguita la condanna di questa cinquantenne che, a diciotto anni, aveva ucciso con ferocia una compagna per motivi passionali. Le hanno iniettato due siringhe che l’hanno stordita, ma non uccisa. Ora è in ospedale, in condizioni disperate. Un esito che solleva una domanda inevitabile: come può un Paese moderno come gli Stati Uniti tollerare una giustizia così violenta, disumana e persino vendicativa? Più che una dimostrazione di civiltà, sembra l’ennesimo esempio di una pratica che contraddice la stessa idea di civiltà che l’America pretende di rappresentare.





