Ma questi non dormono mai…
In un mondo che ci parla senza tregua, dove algoritmi e notifiche non conoscono riposo, diventare sé stessi richiede un gesto minuscolo ma decisivo. È il momento in cui smetti di obbedire alle voci che ti vogliono diverso e inizi finalmente ad ascoltare la tua
Qualche sera fa, camminando per strada, ho incrociato una mia alunna. Ci siamo salutati al volo, come succede quando incontri un ragazzo fuori dalla scuola: per qualche secondo non sei più il professore e lei non è più l’alunna. Siamo semplicemente due persone che si riconoscono. Aveva il telefono in mano e, mentre parlavamo, continuava a dare un’occhiata allo schermo. Una cosa normalissima. Talmente normale che, lì per lì, non ci ho fatto caso. Poi ci siamo salutati. Lei ha ripreso a camminare, sempre con gli occhi sul telefono. Io sono rimasto qualche secondo indietro.
E mi è venuto da pensare a quante cose, ormai, ci arrivino da lì: cosa guardare, cosa desiderare, cosa comprare, perfino quale versione di noi stessi dovremmo provare a diventare. Poco dopo, lei ha spento lo schermo. Un gesto minuscolo. Quasi niente. Eppure mi è rimasto dentro e mi ha fatto pensare: una trasformazione comincia proprio così. Non quando finalmente sai dove vuoi arrivare. Ma quando, per la prima volta, decidi che non vuoi più farti dire da qualcun altro dove devi andare.
«Ma questi non dormono mai…». Non dormono gli algoritmi, non dormono le pubblicità, non dormono le notifiche, non dorme quel gigantesco mercato che ha capito una cosa semplicissima: se riesci a convincere una persona che non va bene così com’è, avrai sempre qualcosa da venderle. Una faccia da correggere. Un corpo da migliorare. Un carattere da sistemare. Una vita da ottimizzare. E qui, secondo me, c’è l’inganno più sottile. Ci hanno fatto credere che cambiare significhi diventare qualcun altro. Invece, qualche volta, cambiare significa smettere di obbedire. È una differenza enorme. Puoi cambiare scuola, lavoro, città, amicizie. Puoi perfino cambiare pettinatura, profilo e numero di telefono. Ma se continui a vivere secondo una voce che non hai scelto tu, hai soltanto arredato diversamente la stessa stanza.
La vera scelta, allora, è più scomoda. È decidere quale giudizio non merita più di entrare nella tua testa. Quale paura non deve più firmare al posto tuo. Quale vecchia versione di te non ha più diritto di presentarsi come l’unica possibile. Non è facile. E soprattutto non è spettacolare. Le trasformazioni vere raramente fanno rumore. Spesso hanno la forma di una porta chiusa piano, di un messaggio che non mandi, di una parola finalmente detta, di una decisione presa senza bisogno che qualcuno applauda. Diventare adulti è anche questo: imparare che non tutte le voci che ci parlano meritano una risposta.
E allora mi domando: tra tutte le voci che ogni giorno cercano di dirti chi dovresti essere, quale ascolteresti ancora, se per un giorno riuscissi finalmente a sentire soltanto la tua?







