Carburanti, crisi e scelte urgenti
Eni e Ip provano a contenere i rincari, ma la crisi energetica resta profonda. Senza misure strutturali sui consumi, l’Italia rimane esposta alle tensioni internazionali
I conflitti nel Golfo e in Ucraina continuano a spingere in alto i prezzi dei carburanti. In questo scenario, dopo Eni anche Ip interviene per frenare i rincari, con l’ipotesi di coinvolgere le stazioni Esso e altri operatori. Assopetroli, che rappresenta metà delle stazioni italiane, teme però effetti pesanti sui distributori indipendenti, incapaci di sostenere condizioni analoghe. Il “sacrificio” di Eni e Ip appare sostenibile, alla luce dei profitti recenti. Inoltre, calmierare i prezzi potrebbe attenuare la pressione politica per una tassa sugli extraprofitti. Tuttavia, il blocco dello Stretto di Hormuz sottrae al mercato circa sette milioni di barili al giorno, mantenendo così altissimo il rischio di nuovi aumenti. In questo contesto manca una strategia per ridurre i consumi di petrolio, a partire dal potenziamento del trasporto pubblico. Servono scelte nuove e un cambio di abitudini, altrimenti il Paese resterà schiacciato dalla dipendenza dal greggio. Governo e forze politiche sono avvertiti.





