Storiacce, il mistero del delitto di Laura Bigoni

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Massacrata a 23 anni, un brutale omicidio irrisolto

Il fattaccio avvenne nel 1990, ma dopo 32 anni non si è ancora venuti a capo di quello che accadde.

Laura Bigoni era una ragazza bella e piena di vita di 23 anni: venne trovata uccisa da nove coltellate nel suo letto, nell’abitazione della famiglia a Cusone, in val Seriana.

Laura era una giova estetista che per sbarcare il lunario si aiutava con lavoretti extra, come quello delle pulizie in un palazzo di Corso Porta Romana a Milano, al civico 132, dove abitavano pure Dario Fo e Franca Rame: la strada è nota anche per una canzone dedicatale da Giorgio Gaber.

A Milano lavorava anche Gianmaria Negri Bevilacqua, detto Jimmy, un elettricista di 25 anni che sognava di diventare pompiere: i due avevano iniziato una relazione, ma Bevilacqua frequentava nello periodo anche un’altra ragazza, Vanna Scarabarozzi, e nessuna delle due ragazze era a conoscenza dell’altra relazione.

Cose di ordinaria amministrazione, se non fosse capitato che, all’improvviso Laura scoprisse l’altra relazione, e la vita divenne burrascosa, con liti quotidiane: il giovane prometteva di rompere con la Scarabarozzi, per andare a convivere con Laura.

I genitori della ragazza non erano tanto d’accordo, le avevano consigliato di prendersi un po’ di tempo per riflettere e per allontanarsi da quella situazione stressante, così Bigoni si era recata nella villetta di famiglia a Clusone, in Val Seriana.

Bevilacqua, però, la andava a trovare fin lì ogni giorno nel tentativo di farsi perdonare: anche il 31 luglio, poco prima di essere uccisa, si era recato da lei alle 19, per poi tornare a Milano.

La ragazza aveva quindi incontrato Jimmy quella sera, come al solito avevano litigato e lei, stanca di quel ménage-a-trois, aveva minacciato di andare in discoteca e tornare a casa col primo ragazzo che avrebbe incontrato, e così fece.

Ma l’assenza di Laura era stata notata dagli zii della ragazza: la mattina del 1° agosto avrebbero dovuto fare una gita in montagna ma non si era fatta viva, venne trovata morta nella villetta, seminuda nel letto colpita da nove coltellate, alla gola, al petto, l’ultima le aveva squarciato la zona inguinale.

La ricostruzione degli investigatori rilevò che la ragazza il 31 luglio si era effettivamente recata in discoteca dove aveva conosciuto un ragazzo, Marco Conti, il quale l’aveva accompagnata a casa dopo mezzanotte; ma, giunti alla villetta, Laura aveva visto dall’esterno le luci accese nel suo appartamento e, impaurita, si era intrattenuta col ragazzo per un rapporto intimo nella vicina pineta.

Dopo di che, mentre il giovane parcheggiava l’auto, lei era entrata in casa: quando il giovane citofonò non ottenne risposta.

Ovviamente il primo sospettato fu il compagno Gianmaria Negri Bevilacqua, l’idraulico aspirante Vigile del fuoco: c’era qualcosa di ambiguo e di sfuggente in quel giovane damerino, e presto, grazie alla morte di Laura, si sarebbe scoperto il segreto che celava, vale a dire la relazione contemporanea con le due donne.

Era ovvio che l’elettricista e pompiere volontario Gianmaria Negri Bevilacqua finisse subito in cima alla lista dei sospettati. I carabinieri lo rintracciarono l’indomani del delitto, mentre era fuori città con l’altra fidanzata, ma egli giurò e spergiurò di essere andato al cinema con l’altra ragazza, la Scaricabarozzi, ed aver poi dormito da lei; la ragazza confermò.

Dalle indagini era anche emerso che l’assassino di Laura Bigoni aveva anche tentato di dare fuoco al letto con una bomboletta di lacca, il che, collegato all’aspirazione del Negri-Bevilacqua di diventare pompiere, convinse gli investigatori che probabilmente egli sapesse che la lacca poteva essere usata come sostanza che aiuta a far sviluppare un incendio.

Inoltre nel bagno erano stati trovati capelli del giovane.

Tali indizi consentirono di rinviare il giovane a processo e nel 1997 la sentenza di primo grado lo condannò a 24 anni di carcere per omicidio volontario, mentre Vanna Scarabozzi fu condannata a 1 anno e quattro mesi di reclusione per favoreggiamento.

Ma si sa che i processi fondati su indizi hanno esiti incerti, e nel 1998 la Corte di appello assolse entrambi per mancanza di prove certe.

Il processo non ha avuto seguito, finendo nel dimenticatoio dei casi irrisolti.

Per le nove coltellate inferte a Laura Bigoni si attende ancora di conoscere il colpevole, che probabilmente non verrà mai individuato.

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