scritto da Gennaro Pierri - 14 Aprile 2026 09:40

Il fallimento esiste. Ma non è quello che credi

Ogni esperienza o ti chiarisce o ti confonde. E qui sta il punto: puoi perdere e diventare più lucido, oppure “vincere” e restare identico. Il vero fallimento è restare uguali

Stavo preparando l’articolo per oggi con tutt’altro tema e mi arriva (sono le 00.50) un messaggio di una mia ex alunna che non ha preso un’esame all’università: “prof. sono una fallita, sto piangendo da oggi”.

E allora prendo spunto da questo messaggio e dalle copiose lacrime che staranno contribuendo senz’altro a scongiurare una possibile crisi idrica nei prossimi mesi estivi per il mio articolo quotidiano.

C’è un momento preciso in cui iniziamo a mentirci: quando chiamiamo “fallimento” qualcosa che non abbiamo ancora capito. Attenzione: il fallimento esiste. Non è una parola da cancellare. È una parola da usare meglio. Fallire non è perdere. Fallire è non imparare nulla da ciò che perdi. Abbiamo ridotto tutto a una logica binaria: o vinci o perdi. Ma la vita non funziona così. Funziona per accumulo di consapevolezza.

Ogni esperienza o ti chiarisce o ti confonde. E qui sta il punto: puoi perdere e diventare più lucido, oppure “vincere” e restare identico. Il vero fallimento è restare uguali. Ribaltare la prospettiva non significa raccontarsi favole. Significa fare un’operazione più dura: distinguere tra errore e identità. Hai sbagliato una scelta? Bene. Ma non sei quella scelta.

E soprattutto: analizza. Freddamente. Senza poesia. Cosa non ha funzionato? Cosa rifaresti uguale? Cosa no? Se non rispondi a queste domande, non stai crescendo: stai solo rielaborando emotivamente. Chi evita questa fatica si rifugia in due estremi: l’autoassoluzione (“va tutto bene”) o l’autocondanna (“sono un fallito”). Entrambi sono modi per non cambiare.

La verità è più scomoda: cambiare richiede metodo. Scrivi gli errori. Nominali. Isolali. Correggili. Riprova. Niente retorica. Solo lavoro. Alla fine, la domanda non è se hai fallito. È: cosa hai fatto, concretamente, perché non accada di nuovo? E se la risposta è “niente”, allora sì, lì hai fallito davvero.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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