scritto da Gennaro Pierri - 28 Maggio 2026 08:04

Quando i ragazzi insegnano

La testimonianza di una studentessa del liceo Genoino diventa una lezione di coraggio e consapevolezza. Dal sogno della ginnastica ritmica alla libertà di non rincorrere più la perfezione

Oggi propongo ai miei lettori la testimonianza di una mia alunna del liceo Genoino. Le ho chiesto se potessi pubblicare questo suo scritto che fa parte di un lavoro che deve presentare al prossimo esame di stato. Ho tolto alcuni riferimenti specifici. Consiglio di leggerlo e meditarlo: quando i ragazzi si mettono in cattedra!

 

QUANDO HO SMESSO DI RINCORRERE LA PERFEZIONE

La mia storia con la ginnastica ritmica una bambina e un sogno tra le mani

Ho iniziato ginnastica ritmica quando avevo appena tre anni. Non so dire con precisione perché io abbia scelto questo sport. Forse, all’inizio, era semplicemente qualcosa da provare. Ma una cosa la ricordo perfettamente: dal primo giorno mi è piaciuta. Con il tempo la ginnastica non è rimasta soltanto un’attività pomeridiana. È cresciuta insieme a me. Sono cresciuti gli allenamenti, le gare, gli obiettivi e le responsabilità. E senza accorgermene, insieme all’amore per questo sport, cresceva anche qualcosa dentro di me.

 

DIETRO IL BODY, UNA BATTAGLIA SILENZIOSA

Le settimane prima delle gare erano spesso le più difficili. Dentro di me si accendeva qualcosa che faceva male. Non era stanchezza. Era paura. Paura di non farcela. Paura di deludere. Paura di non essere abbastanza. Quando sentivo pronunciare: “Si prepari….” il tempo sembrava rallentare. Sentivo una fitta nello stomaco, le mani fredde e il cuore correre più veloce di me. E spesso arrivavano le lacrime. Non perché non amassi quel momento. Ma perché lo amavo così tanto da avere paura di non esserne all’altezza. Fuori ero una ginnasta pronta a entrare in pedana.
Dentro ero una ragazza che combatteva contro sé stessa.

 

TRA CADUTE E APPLAUSI

La ginnastica mi ha regalato tante soddisfazioni. Ma mi ha fatto conoscere anche la delusione. Negli anni ho affrontato gare importanti, livelli sempre più alti e aspettative sempre maggiori. Ho vissuto vittorie che sembravano enormi e sconfitte che, in quel momento, sembravano impossibili da accettare. Eppure oggi so che non esistono solo gare vinte o perse. Esistono esperienze che ci cambiano. Ogni caduta mi ha insegnato qualcosa. Ogni errore mi ha resa più forte. E nonostante tutto, c’era sempre una parte di me che continuava a tornare in palestra. Perché io quel mondo lo amavo davvero […].

 

LA DOMANDA CHE MI HA CAMBIATA

Quest’anno qualcosa dentro di me è cambiato. Mi sono fermata a pensare e mi sono fatta una domanda semplice: “Non mi rimangono infinite gare… perché continuare a viverle così?” Perché lasciare che l’ansia rubasse spazio ai ricordi che avrei voluto conservare per sempre? In quel momento ho capito qualcosa. Io non volevo smettere di impegnarmi.
Non volevo smettere di dare il massimo. Volevo semplicemente smettere di soffrire per qualcosa che amavo. Così ho iniziato a guardarmi in modo diverso. Con più fiducia.
Con più consapevolezza. Con la certezza che, alla fine, io ero già abbastanza. E volevo vivere quelle gare fino in fondo. Non come un gioco. Ma come emozioni belle da ricordare per sempre […] .

 

QUANDO HO SMESSO DI RINCORRERE LA PERFEZIONE

Per anni ho creduto che la perfezione fosse il traguardo. Oggi penso che il vero traguardo sia un altro. Avere il coraggio di vivere pienamente ciò che amiamo senza lasciare che la paura lo rovini.

La ginnastica mi ha insegnato disciplina, sacrificio e costanza. Ma la lezione più grande è arrivata solo ora. Ho capito che il mio valore non dipende da un punteggio, da un podio o da un esercizio perfetto. Non ho smesso di sognare. Non ho smesso di dare il massimo. Ho semplicemente smesso di rincorrere la perfezione. E proprio allora ho iniziato a sentirmi davvero libera. Forse un giorno dimenticherò i punteggi, le classifiche e perfino alcune gare. Ma non dimenticherò mai il momento in cui ho capito che non dovevo più dimostrare di essere abbastanza. Dovevo solo permettermi di esse

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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