scritto da Gennaro Pierri - 29 Maggio 2026 13:54

Ci sono giorni che ti invecchiano più degli anni

Viviamo immersi in una quantità assurda di stimoli, notifiche, opinioni, video da quindici secondi, e chiamiamo tutto questo “restare connessi”. Ma spesso è il contrario

La maggior parte delle giornate non lascia nessun segno. Le consumiamo come si consumano le batterie: un po’ alla volta, senza accorgercene. Poi arriva un giorno diverso.

Non necessariamente drammatico. A volte non succede nemmeno niente di “importante” nel senso classico del termine. Nessun incidente, nessun lutto, nessuna rivoluzione. Magari sei solo seduto su un autobus, guardi il riflesso della tua faccia nel vetro e capisci una cosa semplicissima: stai vivendo in automatico. Ed è lì che cambia tutto. Ci hanno insegnato che la vita si costruisce lentamente, mattone dopo mattone. Ma non è del tutto vero. La vita cambia per concentrazione improvvisa. Per collisioni interiori. Ci sono conversazioni di tre minuti che spostano più di tre anni di abitudini. Il punto è che quasi nessuno è più allenato ad accorgersene.

Viviamo immersi in una quantità assurda di stimoli, notifiche, opinioni, video da quindici secondi, e chiamiamo tutto questo “restare connessi”. Ma spesso è il contrario: siamo talmente esposti a tutto da non sentire più niente davvero. Non è una critica moralista alla tecnologia. Lo smartphone non ci ruba la vita. Semplicemente riempie ogni vuoto. E una vita senza vuoti diventa piatta, perché le intuizioni entrano quasi sempre nel silenzio, non nel rumore. Ecco perché certi giorni sembrano lunghissimi. Perché finalmente siamo presenti. Presenti davvero. Succede raramente. Quando qualcuno ci dice una verità che stavamo evitando. Quando perdiamo qualcosa che davamo per scontato. Quando smettiamo di recitare una versione di noi stessi costruita per non deludere gli altri.

In quei momenti il tempo si deforma. Un’ora può contenere più coscienza di un intero mese. E forse diventare adulti significa proprio questo: capire che non tutte le giornate hanno lo stesso peso specifico. Ci sono persone che arrivano a ottant’anni senza essersi mai guardate dentro seriamente. E ragazzi di vent’anni che, dopo una sola notte difficile, imparano più cose su sé stessi di quanto avrebbero voluto sapere. La verità è scomoda: non siamo stanchi perché viviamo troppo. Siamo stanchi perché viviamo distratti. E allora forse la domanda non è quanti giorni abbiamo davanti. Ma in quanti di quei giorni saremo abbastanza svegli da accorgerci che la nostra vita sta succedendo adesso, e non “quando le cose si sistemeranno”.

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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