Cava de’ Tirreni, la valle di San Liberatore: dalla montagna alla Porta del Paradiso
Un viaggio tra memoria, luoghi di fede e un territorio che ancora oggi chiede di essere guardato
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere cercati sulle mappe.
Basta mettersi in cammino.
È quello che ho fatto, ancora una volta, percorrendo i sentieri che dalla valle di San Liberatore conducono verso Saragnano e, scendendo ancora, verso la parte antica di Salerno.
Non sono uno storico né un archeologo. Sono soltanto un cittadino curioso che ama camminare e osservare ciò che incontra lungo il percorso.
E più cammino, più mi convinco che questi sentieri non raccontano soltanto la storia di alcuni edifici. Raccontano la storia delle persone che per secoli li hanno percorsi.
San Liberatore, dove comincia il viaggio
Sulle pendici della montagna si incontra l’antico eremo di San Liberatore, dalle origini che affondano nell’alto Medioevo.
La sua storia è legata a comunità religiose e, successivamente, alla Badia. Ma forse ancora più importante della successione delle epoche è la sua posizione.
Qui la montagna non era un ostacolo invalicabile.
Era un territorio attraversato da sentieri, collegamenti e piccoli insediamenti.
Per chi percorre oggi questi luoghi, immersi nel silenzio e nella vegetazione, è difficile immaginare quanto fossero importanti un tempo. Eppure basta osservare con attenzione.
Un sentiero, un muro, un piccolo manufatto possono raccontare più di quanto sembri.
La Croce di Saragnano e la Porta del Paradiso
Proseguendo il cammino si arriva alla Croce di Saragnano e alla chiesa incompiuta dedicata a Santa Maria Santissima Immacolata.
I lavori della chiesa iniziarono nei primi anni del Novecento e non furono mai portati a termine. La croce, realizzata nello stesso periodo in occasione del Giubileo di papa Leone XIII, sarebbe poi crollata nel 1996-97.
Rimane però qualcosa che colpisce immediatamente chi arriva fin qui: l’arco, quella porta aperta sul paesaggio e sulla vista di Salerno che la tradizione ha chiamato Porta del Paradiso.
Un nome che potrebbe sembrare soltanto poetico.
Ma quando ci si affaccia e si guarda il panorama, forse si capisce perché sia nato.
Davanti agli occhi non c’è soltanto un bel paesaggio.
C’è un territorio intero.
Dalla montagna alla città
Continuando il cammino, la montagna lascia lentamente spazio alla città e il viaggio arriva verso la parte antica di Salerno.
È stata una delle sorprese più belle di questa passeggiata.
La Salerno antica meriterebbe un viaggio tutto suo: vicoli, edifici, chiese, scorci e testimonianze di una storia che sembra ancora presente, se soltanto ci fermiamo abbastanza per guardarla.
E allora mi è tornata in mente una considerazione che accompagna ormai tutte le nostre passeggiate.
Questi luoghi non erano isolati.
Erano collegati.
Le persone si muovevano, commerciavano, pregavano, lavoravano, coltivavano e comunicavano attraverso una rete di percorsi che oggi spesso consideriamo semplicemente sentieri.
Forse non erano semplicemente sentieri.
Erano le strade della comunità.
La bellezza e l’abbandono
Ma il viaggio non può fermarsi soltanto alla bellezza.
Perché scendendo verso la parte bassa del Canalone si incontra anche un’altra realtà.
Cumuli di rifiuti abbandonati e incendi che, soprattutto durante il periodo estivo, tornano periodicamente a colpire questa parte della montagna rendono ancora più fragile un territorio già difficile.
Non voglio trasformare queste righe in un’accusa.
Mi limito a raccontare ciò che si vede.
Ma una domanda credo sia inevitabile:
come possiamo chiedere alle persone di rispettare e amare il proprio territorio se alcuni dei luoghi che ne custodiscono la memoria vengono lasciati al degrado?
Forse la tutela di una montagna non comincia soltanto quando arriva un grande progetto.
Comincia molto prima.
Comincia dal conoscere un sentiero, dal ricordare una sorgente, dal riconoscere un rudere, dal sapere perché una croce è stata costruita proprio in quel punto.
E Comincia dal guardare.
Un viaggio che continua
Quello nella valle di San Liberatore non è stato soltanto un viaggio nel passato.
È stato un modo per capire quanto sia sottile il confine tra ciò che ancora ricordiamo e ciò che stiamo lentamente dimenticando.
Un tempo questi luoghi erano un crocevia di persone e attività.
Oggi alcuni di quei percorsi sono quasi scomparsi dalla nostra vita quotidiana.
Eppure la montagna è ancora lì.
I sentieri sono ancora lì.
La Porta del Paradiso è ancora lì.
Forse siamo noi che dobbiamo tornare a guardarli.
Perché conoscere un territorio non significa soltanto sapere dove si trova un monumento. Significa capire che cosa ha rappresentato per chi ci ha preceduto e domandarsi che cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Il viaggio continua.
Ma questa volta, prima di ripartire, mi fermo davanti a quella porta che guarda Salerno.
E penso che forse il Paradiso non è soltanto ciò che si vede oltre l’arco. È anche ciò che abbiamo il dovere di non perdere.
Pace e bene.










