L’Italia a passo di lumaca, la crescita nel 2020 intorno allo 0,5%

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L’Italia si conferma fanalino di coda tra i paesi europei per tasso di crescita. Le nuove stime elaborate dal Fondo Monetario Internazionale confermano il passo da lumaca dell’economia del Belpaese. Per il 2020 la crescita del Pil sarà intorno allo 0,5% dopo lo 0,2% dell’anno da poco alle spalle e sullo 0,6-0,7% nei prossimi anni.

Le previsioni del Fmi certificano dunque la debole crescita potenziale del paese e sono fondate su un contesto di stabilità. “L’avverarsi di shock, come un’escalation delle tensioni commerciali, una frenata negli scambi con i principali partner o eventi geopolitici – avverte il Fmi – potrebbero comportare prospettive molto più deboli”. Il Fmi torna a sottolineare il prolungarsi della stasi della produttività, in particolare nel settore dei servizi più che nella manifattura. Con l’effetto di schiacciare anche la crescita potenziale.

Il nuovo rapporto del Fondo Monetario offre anche una analisi e propone una serie di ricette per favorire una crescita più dinamica. A iniziare dal fisco. Il Fmi sollecita la riduzione della tassazione sul lavoro che deve essere bilanciata con un ampliamento della base imponibile e con un intervento sull’Iva. Il rapporto si sofferma su previdenza e reddito di cittadinanza.

Secondo il Fmi le pensioni rimangono un problema per il bilancio pubblico nonostante l’Italia con la “legge Fornero” abbia fatto più di molti altri paesi. Per cui ogni forma di uscita anticipata deve prevedere una riduzione dell’assegno in proporzione ai mancati contributi.

Sul reddito di cittadinanza, l’indicazione del Fmi è che deve essere ripensato. Due le criticità dello strumento contro la povertà: lo scarso aiuto alle famiglie numerose in quanto l’aiuto scende troppo rapidamente al crescere dei componenti della famiglia. La seconda è che termina molto rapidamente nel caso di accettazione di un’offerta di lavoro anche con bassa retribuzione. L’effetto è che il reddito di cittadinanza, secondo l’analisi del Fmi, rischia di disincentivare la partecipazione al lavoro alimentando la dipendenza dal welfare. (fonte CNA)

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