Il conto degli scontri pesa sulle città
Danni fino a 1,6 milioni di euro: commercio e ristorazione pagano il prezzo più alto. Milano l’epicentro, Unimpresa chiede ristori rapidi e regole nuove per le manifestazioni
La giornata di mobilitazione contro il carovita è costata cara alle città coinvolte. Secondo le stime preliminari del Centro Studi Unimpresa, gli scontri avvenuti a Milano, Bologna, Torino e Bergamo hanno generato danni compresi tra 1,1 e 1,6 milioni di euro, con un valore centrale di circa 1,3 milioni. A pagare il prezzo maggiore sono le micro e piccole imprese del commercio e della ristorazione, che assorbono tre quarti del totale tra vetrine infrante, arredi danneggiati e incassi perduti. Il resto riguarda beni pubblici e arredo urbano.
Milano è l’epicentro della crisi: da via Broletto a San Babila, passando per Duomo, Galleria e corso Vittorio Emanuele, gli scontri hanno paralizzato il cuore commerciale della città. Circa 850 attività hanno abbassato le serrande in anticipo, perdendo le ore di maggiore affluenza del sabato. Il conto complessivo oscilla tra 730 mila e un milione di euro, di cui fino a 480 mila legati al mancato fatturato. Per le sole imprese commerciali milanesi la perdita è stimata tra 580 e 760 mila euro.
A Bologna i danni si concentrano attorno alla stazione, con vetrine infrante, cassonetti incendiati e cantieri divelti: la stima è tra 170 e 280 mila euro. A Torino pesa la devastazione della libreria di Porta Nuova e la chiusura prolungata del centro, per un totale tra 140 e 250 mila euro. Bergamo registra danni più contenuti, tra 25 e 60 mila euro, comunque rilevanti per i piccoli esercizi del centro. Nelle altre città coinvolte non si segnalano impatti significativi.
Il dato più critico riguarda il mancato fatturato, stimato tra 540 e 740 mila euro: una perdita invisibile nelle immagini degli scontri, ma pesantissima per le attività che non dispongono di coperture assicurative. Unimpresa ricorda infatti che i danni da tumulti rientrano nella garanzia per eventi sociopolitici, un’estensione facoltativa che molti esercenti non hanno sottoscritto: per una quota consistente delle attività colpite, il danno resterà quindi a carico proprio.
«Le proteste contro il carovita hanno finito per colpire proprio chi ne è più esposto» osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «Serve un intervento rapido: un fondo di ristoro con procedure semplificate, la sospensione temporanea dei tributi locali, linee di liquidità agevolate per il ripristino dei locali. E, guardando avanti, un tavolo permanente tra Comuni, Prefetture e associazioni di categoria: il diritto di manifestare e il diritto di lavorare devono poter convivere».







