Giovani, violenza e responsabilità politica
Le proteste violente mostrano una frattura crescente tra giovani e istituzioni. Repressione e speranza devono procedere insieme per evitare nuove derive estremiste
Le manifestazioni violente che, come in Francia, si stanno avendo nel nostro Paese, non possono che preoccuparci e impongono delle inevitabili domande. C’è indubbiamente una frangia di giovani più o meno consistente che punta esclusivamente a distruggere e saccheggiare. Sono contro lo Stato, l’ordine costituito, nella convinzione della loro estraneità a questa società. E’ scontato che certi fenomeni richiedono una repressione severa e capillare, ma anche preventiva, senza però scivolare nella brutalità. Contro i delinquenti, anche se minorenni, il cui scopo è devastare le città, occorre reagire con forza, ma senza perdere la bussola. Tuttavia, non basta reprimere, serve anche dare delle risposte politiche. Se manca ciò, queste forme di estremismo diventano più aggressive e minacciose. Per molti di questi giovani, infatti, una possibile deriva ancor più estremista se non addirittura terroristica potrebbe essere dietro l’angolo. Ai giovani, soprattutto ai più esagitati, è necessario dare una concreta speranza in un futuro migliore. E’ questo un compito di tutta la politica. Da destra a sinistra. E’ questo il vero nodo da sciogliere.





