L’ANGOLO DELL’ANIMA Revenge porn

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La tecnologia (internet, social media) ha rivoluzionato la nostra capacità di comunicare, di scambiare informazioni, di costruire relazioni.

Allo stesso modo ha apportato enormi vantaggi: pensiamo all’importanza che ha per ognuno di noi, ed in particolare attualmente, in un periodo storico come quello che stiamo attraversando.

Infatti, mentre una pandemia ci ha costretto a limitare potentemente i nostri contatti sociali, poter disporre di strumenti tecnologici ci ha fatto sentire meno soli e ci ha offerto la possibilità di continuare a vivere relazioni sia in ambito lavorativo che personale.

L’uso diffuso dei social ha cambiato potentemente la comunicazione gli uni con gli altri e la scelta del tipo di informazione da condividere.

Purtroppo però ci sono anche degli svantaggi e così, sfortunatamente, la tecnologia ha anche favorito la diffusione di informazioni in modi negativi e dannosi contribuendo a influenzare il panorama della violenza.

Una forma crescente di violenza indotta dalla tecnologia è il cosiddetto abuso sessuale basato sulleimmagini,termine generico utilizzato per descrivere qualsiasi immagine o video sessualmente esplicito creato e/o distribuito senza il consenso della persona ritratta.

Tale macrocategoria include la pornografia non consensuale, all’interno della quale rientra il revenge porn.

Il termine inglese indica la cosiddetta “vendetta pornografica”. Infatti, il revenge porn ha spesso origine come forma di vendetta.

Le ragioni che muovono quest’azione possono essere il vendicarsi di un torto subito, quale ad esempio l’infedeltà reale o immaginaria o l’interruzione della relazione, assurgendo così l’atto di revenge porn a una forma legittima di vendetta interpersonale che implica una forma di punizione e controllo.

Il materiale oggetto del revenge porn può essere anche stato realizzato dalla vittima: infatti, se nell’ambito di una relazione si invia un video intimo, e, se questo stesso contenuto viene diffuso senza il nostro consenso, si parla di revenge porn. Allo stesso modo se è materiale realizzato all’insaputa della persona (es. con una telecamera nascosta) o se è frutto di un gioco/piacere che però è stato approvato solo nella sfera intima della coppia.

Tuttavia, nonostante la definizione faccia riferimento ad un atto di vendetta, la diffusione di contenuti sessualmente espliciti può avvenire per motivi differenti.

Inoltre, il termine “vendetta” tende a spostare l’attenzione su un comportamento sbagliato da parte della vittima e quindi a colpevolizzarla. In un qualsiasi tipo di violenza però, è bene ricordare, che una vittima è e rimane tale e non ha mai alcuna responsabilità per ciò che subisce.

Il revenge porn può essere definito a tutti gli effetti una forma di violenza che è diventata un reato solo pochi anni fa.

Entrambi i sessi sono colpiti dalla vendetta pornografica ma, generalmente più dell’80% delle vittime sono donne spesso perseguitate da ex fidanzati o ex mariti. Coloro che compiono il reato lo fanno sapendo bene che il gesto avrà come conseguenza la gogna mediatica e la distruzione non solo della reputazione, ma spesso anche della vita.

Le vittime vengono infatti dilaniate dal senso di vergogna causato da un’intimità violata. Per quanto riguarda le donne, le conseguenze sono spesso peggiori perché l’imbarazzo è accresciuto dal pregiudizio comune che non possano vivere liberamente la propria sessualità.

Indipendentemente dalle motivazioni sottostanti è importante sottolineare, come già accennato, che si tratta di un reato che esiste da qualche anno. La norma parla di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate e tale reato è punito con la reclusione da uno a sei anni.

Due sono gli elementi di offesa: il non consenso della vittima e il fatto che il contenuto sia di natura intima o sessualmente esplicito.È però necessario precisare che i dati non possono essere considerati mai del tutto reali perché spesso chi subisce umiliazioni di questo genere ha paura di denunciare, teme un’ulteriore violenza e preferisce proteggersi dall’imbarazzo tacendo.

Il revenge porn può avere un forte impatto emotivo sulle persone coinvolte.

Parte dell’impatto è sicuramente legato all’emozione di colpa: lo scenario che possa venir detto loro che avrebbero dovuto conoscere i rischi quando hanno inviato quelle foto corroborerebbe l’idea di aver in qualche contribuito alla violenza.

Come con altre forme di abuso sessuale, le vittime di pornografia non consensuale e revenge porn possono avere conseguenze a livello fisico e mentale. Sebbene la pornografia non consensuale sia sempre più riconosciuta come una forma di abuso sessuale il fatto che sia perpetrata non usando la forza fisica può rendere le vittime meno inclini a etichettarla come violenza sessuale.

Si tratta di un danno continuo e di lunga durata in cui le vittime vivono costantemente la paura di essere riconosciute, il non sapere chi e quanti possano aver visto le loro foto e tutto questo può andare potentemente a interferire negativamente nel proprio funzionamento quotidiano.

Aumentare la consapevolezza del fenomeno del revenge porn permette di promuovere un crescente riconoscimento di quanto la tecnologia sia uno strumento sempre più utilizzato per molestare, intimidire, umiliare gli altri. Solo così le vittime possono essere pienamente supportate, a livello psicologico e legale, e incoraggiate a farsi avanti.

Sebbene il revenge porn è sempre più all’attenzione dei media, anche in seguito a vicende di cronaca, potrebbero esserci persone che non sono consapevoli che si tratti di un reato. Di conseguenza non saranno a conoscenza delle procedure in atto per proteggersi nel caso in cui diventassero vittima.

La criminalizzazione di ogni forma di diffusione di materiale sessuale senza il consenso della vittima è essenziale visto che le conseguenze psicologiche e fisiche sulle vittime sono analoghe a ogni altra forma di violenza e abuso sessuale.

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