Sondaggio SWG sul M5S: resta forte, ma ha perso mordente

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“Il Movimento 5 Stelle e le primarie” è i titolo dello speciale pubblicato ieri dall’istituto di ricerca SWG sull’attuale momento politico vissuto dai pentastellati dopo le primarie tenute la scorsa settimana.

Un evento che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, ma che ha innescato anche contrasti all’interno del Movimento oltre che le ormai consuete e scontate polemiche sui e con i giornali e con gli altri partiti politici.

Ma gli italiani cosa ne pensano? A questa domanda ha cercato di dare una risposta l’indagine di SWG.

“Solo il 21% degli italiani -scrivono gli analisti di SWG nel commento al sondaggio da loro effettuato su un campione rappresentativo di italiani- ritiene le primarie di questo partito credibili, mentre il 68% dell’opinione pubblica boccia in modo secco questo modello telematico d’individuazione-incoronazione del candidato premier (l’11% non ha un giudizio). Tra gli elettori grillini, ovviamente, il dato s’inverte, ma emergono ombre e cri-che. Per la maggioranza degli elettori Cinquestelle (63%) le primarie sono attendibili (anche se il “molto” si ferma al 25%), mentre emerge un gruppo critico, che assomma quota 35%”.

Insomma, emergono numeri interessanti che, tuttavia, si erano in larga misura già correttamente percepiti.

E’ evidente che la scelta diretta del candidato premier non è per i pentastellati solo uno strumento di democrazia, ma anche un modo per attirare elettori indecisi o quelli prossimi, contigui al Movimento ma che ancora non hanno aderito alla sua proposta politica.

“Su questo fronte le primarie grilline non sembrano aver raggiunto l’obiettivo – spiegano gli analisti di SWG nella loro analisi introduttiva alla ricerca-. Tra gli elettori indecisi si annida il maggior tasso di critica, con il 79% delle persone che ritiene il metodo pentastellato “poco o per niente credibile”. Se i dubbi e le distanze degli eletori incerti possono non impensierire lo stato maggiore Cinquestelle, ben altra attenzione va dedicata alle critiche che emergono dalla base elettorale di riferimento. Il 36% esprime perplessità sul metodo utilizzato, giudicandolo inadeguato per esprimere la volontà reale della base del movimento; il 32% critica la scelta della rosa di persone fra cui scegliere, ritenendola inadeguata ad esprimere le diverse anime della costellazione grillina”.

“I segnali che emergono sulle primarie -spiegano ancora gli analisti SWG-confermano il quadro che, negli ultimi mesi, si è andato delineando intorno ai Cinquestelle, con un certo stallo nei consensi (M5S oscilla da diverso tempo tra il 26% e il 28%) e con il peggioramento del giudizio sul Movimento che aleggia nell’opinione pubblica (solo il 14% degli italiani ha migliorato il proprio giudizio su M5S, mentre il 46% afferma di aver peggiorato le proprie valutazioni)”.

Per dirla tutta, è abbastanza diffusa la sensazione che il  M5S si stia velocemente omologando al sistema, agli altri partiti. E una percezione che il sondaggio SWG stima al 61% degli italiani e tocca il 12% della base elettorale pentastellata. Insomma, numeri non proprio trascurabili.

“Ad alimentare il profilo non brillante dei pentastellati -secondo gli analisti SWG- partecipa anche il giudizio degli elettori sui diversi personaggi del movimento. Grillo, padre fondatore, è al centro di diverse sollecitazioni. Per il 42% degli elettori pentastellati dovrebbe impegnarsi di più, anche se con le primarie è stato scelto un portavoce-premier. Per il 29%, invece, dovrebbe farsi da parte. Ancora più netto è il giudizio che coinvolge Davide Casaleggio. Solo il 15% degli elettori grillini immagina per lui, in un ipotetico futuro governo a guida M5S, un ruolo attivo e di primo piano. Per la maggioranza della base ele0orale (il 69%) Casaleggio non deve rivestire alcun incarico pubblico”.

“Le vicende di questa settimana -tirano le somme gli analisti di SWG-stanno facendo emergere elemento critici nei ceti medio bassi (con il 30% che non si rispecchia nelle candidature proposte alla primarie), nel Nord (con un 31% di cri-ci sulle candidature e un 35% di delusi dalle primarie grilline), nella “Generazione X”, i trenta-quarantenni (con il 31% che giudica inadeguate le candidature proposte alle primarie). L’affresco complessivo che affiora non è, certamente, di crisi del movimento, ma neanche di buona salute. I Cinquestelle restano forti, ma hanno perso mordente, hanno ridotto la loro capacità attrattiva e penetrativa nell’elettorato. Almeno per ora”.

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