scritto da Redazione Ulisseonline - 11 Luglio 2026 11:46

Reti idriche colabrodo: il 42% dell’acqua va sprecata

Le città con più “falle” nelle tubature sono Potenza, Chieti, L’Aquila, Latina e Cosenza

Siamo nel pieno di un’estate torrida e sempre più segnata dalla siccità, con un’emergenza idrica che si aggrava di giorno in giorno. Di fronte a questo scenario così preoccupante è inevitabile porsi una domanda: possiamo davvero permetterci di disperdere il 42 per cento dell’acqua potabile a causa di una rete di distribuzione ormai palesemente inadeguata? In pratica, ogni giorno si perdono 157 litri d’acqua per ogni italiano, uno spreco che nel 2022 ha generato un impatto economico stimato in quasi 10 miliardi di euro all’anno.

I dati sono riferiti al 2022 e sono gli ultimi disponibili. Purtroppo, nonostante la lunga serie di promesse e proclami che hanno accompagnato le campagne elettorali regionali e nazionali degli ultimi decenni, gli interventi strutturali necessari per ammodernare la rete idrica del Paese sono rimasti, in massima parte, sulla carta. Si tratta di criticità che interessano l’intera penisola, anche se in molte aree del Mezzogiorno la situazione ha ormai raggiunto livelli difficilmente accettabili.

A denunciarlo è l’Ufficio studi della CGIA.

 

Situazione critica in tutta Italia

Sfogliando i quotidiani locali si scopre che non c’è regione d’Italia, non una, che in queste ultime settimane non sia alle prese con la carenza d’acqua. Non un’emergenza, non un imprevisto: la cronaca annunciata di un Paese che gestisce l’acqua come se fosse infinita e poi si sorprende quando non lo è. E così, puntuale come ogni estate, arriva il momento in cui il rischio che l’erogazione — di un diritto, non di un lusso — possa essere contingentata smette di essere un’ipotesi giornalistica e diventa la doccia che non funziona, il rubinetto a secco, il conto che qualcun altro dovrà pagare per anni di reti colabrodo e piani idrici mai fatti. 

 

Siamo il Paese con il prelievo idrico più alto in UE

Nel 2023 il prelievo idrico totale in Italia è stato pari a 36,5 miliardi di metri cubi. Di questi, il 49 per cento è in capo all’agricoltura (17,5 miliardi di metri cubi), il 23 per cento viene impiegato per usi civili (8,4 miliardi), il 18 per cento per l’industria (6,6 miliardi) e il 10 per cento per produrre l’energia elettrica (4 miliardi).  Purtroppo, siamo la nazione più “idroesigente” d’Europa; seguono a distanza la Spagna (con poco meno di 33 miliardi di metri cubi) e la Francia (con 26 miliardi di metri cubi). Sia in agricoltura che nell’industria siamo il Paese che registra i consumi idrici più elevati in UE. Infine, in merito all’uso civile della risorsa idrica, gli italiani consumano 23 milioni di metri cubi al giorno. I destinatari di questa risorsa non sono solo le famiglie, ma anche le Amministrazioni pubbliche (per edifici pubblici, uffici, scuole, ospedali), le attività di servizio (industriali e agricole situate però all’interno del tessuto urbano, ma non le grandi utenze industriali/agricole extraurbane, che rientrano in altre categorie di uso) e il Comune stesso (per usi collettivi come il lavaggio delle strade, l’irrigazione del verde pubblico e i fontanili). 

 

Le cause delle perdite

In linea di principio, la dispersione idrica è riconducibile a più fattori: alle rotture presenti nelle condotte, all’età avanzata degli impianti, ad aspetti amministrativi dovuti a errori di misurazione dei contatori e agli usi non autorizzati (allacci abusivi).  Va altresì sottolineato che la presenza di fontanili nei centri urbani, può dar luogo a erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite. Nella campagna romana e abruzzese, inoltre, i fontanili sono degli abbeveratoi in muratura utilizzati dagli agricoltori e dagli allevatori nelle tenute e nei recinti per il bestiame.

 

La Basilicata è la regione più “sprecona”, l’Emilia Romagna quella meno

A livello regionale la situazione più critica si registra in Basilicata. In quest’area la dispersione d’acqua su quanto immesso in rete è pari al 65,5 per cento. Seguono l’Abruzzo con il 62,5 per cento, il Molise con il 53,9, la Sardegna con il 52,8 e la Sicilia con il 51,6. Per contro, la Lombardia con il 31,8 per cento, la Valle d’Aosta con il 29,8 e l’Emilia Romagna con il 29,7 sono le aree più virtuose del Paese. (fonte CGIA)

 

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