Politiche 2018: come voteranno gli elettori del ceto medio?

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foto Angelo Tortorella

“La rabbia e la delusione. Il senso di perdita che ha marcato il ceto medio italiano nel corso degli ultimi anni, ha avuto riflessi sulle scelte di voto”. E’ stata questa la traccia seguita dai ricercatori dell’istituto demoscopico SWG nel sondaggio volto a capire l’evoluzione del voto del ceto medio negli ultimi 5 anni.

“I dieci anni di crisi economica –rileva l’indagine SWG- non hanno determinato solo lo sfarinamento del ceto medio (nel 2002, quasi il 70% degli italiani si sentiva e si percepiva middle class, oggi siamo scesi al 44%), ma hanno anche condotto a un riassetto politico all’interno di questo segmento sociale, con un mutamento delle proprie abitudini e delle motivazioni di voto. Entrato nel nuovo millennio con una marcata propensione verso il centrodestra, si è ritrovato, al giro di boa del primo decennio, spalmato su vari partiti e l’irrompere dei Cinquestelle ha catalizzato, fin dall’inizio, le attenzioni e i voti di quasi un terzo del ceto medio”.

“Nella tornata elettorale del 2013 –scrivono gli analisti di SWG-  la middle class nazionale si era suddivisa, soprattutto tra quattro partiti: il 7%, aveva optato per Monti, il 29% aveva votato il PD, il 26% M5S e il 22% il PDL”.

Ma quali sono le ragioni che determinato le scelte politico-elettorali del cento medio? Due sembrano essere le motivazioni più rilevanti. La prima è quella di scegliere un partito ritenuto più vicino alla gente comune (24%). La seconda quella di preferire il partito che sembra avere le proposte politiche più credibili (18%).

Altre motivazioni sono l’affidabilità, l’onestà e la maggiore concretezza rispetto agli altri. Tutte e tre sono gradite al 12%. Torva meno riscontro nella scelta di voto (6%) i motivi dettati dalla rabbia, oppure, sempre al 6%, il voto a chi viene ritenuto, turandosi il naso, il meno peggio.

“Nel ceto medio –concludono gli analisti SWG- è ormai consolidato il disancoramento dalle ideologie e dalle abitudini e la maggioranza delle persone sceglie per chi votare in ragione di un mix di fattori, in cui gli elementi razionali sono, marcatamente, sovrastati da motivazioni di chiara marca empatico-emozionale.

Mettendo a confronto le diverse motivazioni di voto del ceto medio, rispetto alla media della popolazione, scopriamo che in questo blocco sociale è più forte il driver della percezione di vicinanza alla gente (+5% rispetto alla media nazionale), mentre risultano più deboli altri elementi come la bravura del leader (-5% rispetto alla media), la capacità di governo (-4%) e l’ancoraggio alla tradizione familiare e personale (-2%)”.

Ma quali sono oggi le intenzioni di voto manifestate dal ceto medio?

Bene, il 22,5 voterebbe il Pd, il 35,2% è intenzionato a votare il centrodestra, in particolare, Forza Italia sarebbe preferita dal 16,8%, la Lega dal 13,1% e Fratelli d’Italia dal 4,3%, mentre il Movimento 5 Stelle piace al 28% degli elettori della classe media.

Da notare che un eventuale centrosinistra unito, compresi il Movimento Democratici e Progressisti di D’Alema e Bersani, Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista, arriverebbe ad ottenre oltre il 36% dei consensi del ceto medio. Si tratta, però, solo di un’ipotesi di lavoro vista la frattura pressoché insanabile di questa sinistra con il Pd di Renzi.

Ad ogni modo, detto questo, rispetto alle ultime elezioni politiche, quelle del 2013, “il PD ha perso una parte del voto del ceto medio, scendendo dal 29% al 22%. Il Movimento Cinquestelle ha, invece, accresciuto il proprio insediamento nella middle class (+2%), mentre il centrodestra ha vissuto un riassetto interno. A catalizzare parte dei consensi del ceto medio, in questi ultimi anni, è stata, soprattutto, le Lega Nord di Salvini (che è passata dal 4% al 13%), mentre Forza Italia è scesa a poco meno del 17%”.

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