Istat, crisi demografica: persi in un anno oltre 250 mila residenti

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Colpito maggiormente il Mezzogiorno  e, in particolar modo, regioni come Molise, Basilicata e Calabria

 

La popolazione residente è in riduzione costante dal 2014 quando risultava pari a 60,3 milioni.

Al 1° gennaio 2022, secondo i primi dati provvisori, la popolazione scende a 58 milioni 983 mila unità
cosicché nell’arco di 8 anni la perdita cumulata è pari a 1 milione 363 mila.

Di tale ammontare complessivo i comportamenti demografici emersi nel corso del solo 2021 sono responsabili per un calo di 253 mila unità.

La variazione relativa della popolazione è dunque pari al -4,3 per mille, in moderato miglioramento rispetto al 2020 (-6,8 per mille). Scomposta nelle singole componenti tale variazione si deve a un saldo migratorio con l’estero pari a +2,7 per mille, a un ricambio naturale pari al -5,2 per mille e, infine, alle voci riguardanti le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) responsabili di un -1,7 per mille.

In un quadro tendenziale dove le diseguaglianze territoriali tornano a essere evidenti, la crisi demografica colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-6,5 per mille) e, in particolar modo, regioni come Molise (-12 per mille), Basilicata (-9,5) e Calabria (-8,6), sempre più sul procinto di essere coinvolte in una situazione da cui appare difficile poter uscire.

Ben 34 delle complessive 38 Province del Mezzogiorno presentano un tasso di variazione annuale della popolazione peggiore di quello nazionale (-4,3 per mille) e in 9 di queste la riduzione relativa è a doppia cifra: si va dal -10,6 per mille riscontrato nella Provincia di Oristano al -15,4 per mille in quella di Isernia, con in mezzo circoscrizioni importanti come Nuoro, Campobasso, Enna, Potenza, Benevento, Caltanissetta e Crotone. (fonte Istat)

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