Cava de’ Tirreni, Luca Narbone e le ragioni di una sconfitta: «La proposta del centrosinistra è apparsa poco chiara: né vera continuità né reale novità»
Il recordman di preferenze analizza il voto cavese come il risultato di una proposta politica fragile, costruita in ritardo e incapace di parlare con chiarezza alla città. Per ripartire, dice, servono coraggio, ascolto e una classe dirigente che valorizzi davvero l’esperienza maturata in undici anni di governo
Cavese doc, trentasei anni, una compagna e tre figli, sottufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana in servizio dal 2009, laurea in Scienze Politiche. Questo è Luca Narbone fuori dal palazzo. Dal 2015 è consigliere comunale eletto nelle fila del Partito Democratico dopo essere stato fondatore e segretario della giovanile “Giovani Democratici” della sezione PD di Cava de’ Tirreni. Nel settembre 2020 è stato nuovamente rieletto nella lista del PD risultando, dopo Nunzio Senatore, il più votato con 1.068 preferenze e ricoprendo per l’intera consiliatura l’incarico di capogruppo consiliare. Dal 2018 al 2020 è stato Consigliere delegato alle partecipate. È stato presidente delle Commissioni consiliari permanenti per le Attività Produttive e per la Mobilità e Sicurezza. Da aprile 2022, è membro dell’organismo direttivo ANCI Giovani Campania. Nel marzo 2023, è stato eletto all’interno dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Alle ultime comunali, nonostante la sconfitta del PD e del centrosinistra, è stato in assoluto il candidato a consigliere più votato dai cavesi, raccogliendo qualcosa come 1.301 preferenze personali. Con lui, protagonista anche della battaglia politica all’interno del PD per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, Ulisse on line continua quest’oggi il viaggio sul voto dell’elettorato metelliano alle ultime consultazioni comunali.
«Il PD non è bocciato come classe dirigente:
le preferenze dimostrano che la credibilità personale resta forte»
Tralasciamo il risultato personale e di partito per chiedere: qual è la sua analisi sulla sconfitta del centrosinistra guidato da Accarino?
La sconfitta del centrosinistra credo abbia diverse motivazioni e sarebbe riduttivo attribuirla a un solo fattore. Innanzitutto, dopo undici anni consecutivi di governo della città da parte del centrosinistra, era anche fisiologico che una parte dell’elettorato maturasse il desiderio di un cambiamento. È una dinamica che spesso accompagna esperienze amministrative lunghe: dopo tanto tempo, una parte dei cittadini tende naturalmente a cercare una proposta diversa, indipendentemente dal giudizio complessivo sull’operato amministrativo.
A mio avviso, però, la proposta politica del centrosinistra è apparsa fragile già nella fase di costruzione della coalizione. Le difficoltà emerse nella composizione delle liste — con il solo Partito Democratico riuscito a presentare una lista completa di 24 candidati — sono state il segnale evidente di una costruzione politica complessa e non pienamente consolidata. Questo probabilmente ha trasmesso all’esterno l’immagine di una coalizione debole.
Credo inoltre che sia stato commesso un errore strategico nella definizione del messaggio politico. La coalizione aveva nel Partito Democratico il suo perno centrale, cioè la forza politica che ha guidato la città negli ultimi undici anni. Invece di rivendicare con convinzione i risultati raggiunti in questo lungo percorso amministrativo, si è cercato in parte di marcare una discontinuità rispetto all’amministrazione uscente, pur candidando molti amministratori che di quell’esperienza erano stati protagonisti.
Questa posizione, agli occhi degli elettori, è apparsa probabilmente poco chiara. Da un lato non si è rivendicata fino in fondo l’esperienza amministrativa maturata; dall’altro non si è riusciti a rappresentare una vera novità politica. In una situazione del genere, chi ha interpretato in maniera più netta, coerente e riconoscibile l’idea di cambiamento è stato inevitabilmente premiato dal voto. Probabilmente sarebbe stato più efficace fare una scelta diversa: rivendicare con maggiore forza i risultati ottenuti dall’amministrazione Servalli in questi undici anni, riconoscendo al tempo stesso gli errori e le difficoltà incontrate, e costruire da lì una proposta capace di coniugare continuità amministrativa e rinnovamento politico.
Non credo sia un caso che i consiglieri eletti nella coalizione di centrosinistra siano in larga parte amministratori uscenti. Questo dimostra che, nonostante la sconfitta complessiva, una parte significativa della città ha comunque riconosciuto e apprezzato il lavoro amministrativo svolto in questi anni.
Una curiosità. Cos’è davvero accaduto nel Pd cavese nella fase concitata della scelta del candidato sindaco? Si è detto e scritto di tutto, ma cos’è veramente successo, qual era il reale oggetto del contendere? Una lotta di potere, come è stato letto in città, o un braccio di ferro su diverse strategie politiche?
Non posso negare che la fase che ha portato alla scelta del candidato sindaco nel Partito Democratico di Cava de’ Tirreni sia stata caratterizzata da un confronto intenso e da un dibattito molto acceso. Sarebbe però sbagliato ridurre tutto ad una lotta di potere. In realtà, si confrontavano due visioni politiche diverse. Da un lato c’era chi riteneva opportuno individuare un candidato esterno all’esperienza amministrativa di Vincenzo Servalli. Dall’altro c’era chi riteneva, come me e qualche altro amico, che, dopo oltre dieci anni di governo della città, fosse possibile aprire un nuovo ciclo amministrativo valorizzando una delle figure che avevano maturato esperienza all’interno dell’amministrazione uscente.
In quest’ottica, la figura che più di tutte era stata individuata come punto di riferimento era quella del vicesindaco Nunzio Senatore. Quando però è emersa la sua indisponibilità a candidarsi, si è provato a verificare la possibilità di costruire una proposta attorno ad un altro amministratore che avesse fatto parte dell’esperienza amministrativa di questi anni.
Alla fine, però, ha prevalso l’idea che fosse più efficace puntare su una candidatura esterna. Chi sosteneva l’altra impostazione ha preso atto di quella scelta e, con senso di responsabilità, ha deciso di non alimentare ulteriori divisioni che avrebbero reso ancora più difficile la competizione del centrosinistra. Per questo credo che il vero oggetto del contendere non fosse una questione di potere personale, ma il confronto tra due strategie politiche differenti: da una parte costruire un progetto nuovo partendo dall’esperienza amministrativa maturata in questi anni e valorizzandola, dall’altra la scelta di affidarsi ad un “papa straniero” per interpretare una fase nuova.
Invece di proporre un cosiddetto “papa straniero”, perché non avete proposto un candidato sindaco interno, un politico; ad esempio, perché non un candidato in prospettiva, ovvero un giovane come lei o una donna come la Iuliano?
Si, in effetti come appena detto, una parte del Partito Democratico aveva proprio questa impostazione. L’idea era quella di individuare all’interno del partito e dell’esperienza amministrativa maturata in questi undici anni una figura attorno alla quale costruire una proposta per un nuovo ciclo di governo della città. Parliamo di persone che avevano già maturato competenze amministrative e una conoscenza approfondita della macchina comunale. Tra queste potevano esserci figure come il sottoscritto, Lorena Iuliano o altri amministratori che in questi anni hanno ricoperto ruoli importanti e hanno contribuito al raggiungimento di risultati straordinari.
L’obiettivo non era promuovere una singola persona, ma valorizzare una classe dirigente che aveva acquisito esperienza sul campo e che poteva rappresentare un naturale passaggio verso una nuova fase amministrativa. Va anche detto che, nel tentativo di trovare una sintesi tra le diverse sensibilità presenti nel partito, si è lavorato anche su possibili candidature terze, capaci di unire tutti e superare le divisioni emerse nel dibattito interno. Tuttavia, alla fine, la maggioranza del partito, seppur in maniera risicata, ha ritenuto che la soluzione migliore fosse quella di puntare su Giancarlo Accarino. È stata una scelta politica legittima, che chi aveva un’opinione diversa ha rispettato.
Resta però il fatto che l’ipotesi di una candidatura interna, politica e amministrativamente preparata, è stata concretamente discussa e sostenuta da una parte significativa del Partito Democratico.
Le dico la lettura che dall’esterno c’è stata: avete tirato la corda fino all’ultimo istante, per poi piegarvi alla candidatura di Accarino e quindi riservarvi di regolare i conti in campagna elettorale. Ci dia la sua versione di quanto realmente accaduto e vissuto in campagna elettorale.
La mia lettura è diversa. È vero che fino all’ultimo abbiamo sostenuto una proposta alternativa, ma lo abbiamo fatto alla luce del sole e per ragioni esclusivamente politiche. Eravamo convinti che la strada migliore fosse quella di costruire una candidatura che nascesse dall’esperienza amministrativa maturata in questi undici anni di governo della città. Abbiamo provato a far prevalere questa impostazione perché intravedevamo alcune fragilità nella proposta che si stava costruendo attorno alla candidatura di Giancarlo Accarino. Fragilità che il risultato elettorale ha poi confermato. Ma una volta assunta la decisione dal partito, non c’è stata alcuna resa dei conti e nessun atteggiamento da sabotatore.
La campagna elettorale è stata affrontata con grande impegno da tutti. Personalmente, come Lorena Iuliano e tanti altri dirigenti e candidati del Partito Democratico, abbiamo lavorato senza risparmiarci, mettendoci la faccia e spendendoci fino all’ultimo giorno per sostenere la coalizione e il candidato sindaco. Del resto, il consenso personale che abbiamo raccolto dimostra proprio questo: i cittadini hanno riconosciuto il nostro lavoro, la nostra credibilità e il nostro impegno sul territorio. Se ci fosse stata la volontà di regolare dei conti, sarebbe stato molto più semplice assumere atteggiamenti di disimpegno o di distanza. È accaduto esattamente il contrario.
Per questo respingo l’idea di una campagna elettorale condizionata da rivalse interne. C’è stato un confronto politico duro nella fase della scelta del candidato, ma una volta presa la decisione tutti hanno lavorato per il bene della coalizione. Poi, naturalmente, il risultato finale ci impone una riflessione seria sulle scelte che sono state compiute e sulla loro efficacia politica.
L’accusa più o meno velata che viene rivolta a lei e ai suoi compagni di cordata è quella di non aver pienamente sostenuto in campagna elettorale il vostro candidato sindaco Accarino. Le chiediamo, evitando il ping pong di accuse e smentite, secondo lei come vanno spiegati i voti in meno avuti da Accarino rispetto a quelli raccolti complessivamente dalle liste?
Respingo con nettezza queste accuse di scarso impegno. Chi ha seguito la campagna elettorale sa bene quanto io, Lorena Iuliano e tutti coloro che ci hanno sostenuto ci siamo spesi quotidianamente sul territorio. Lo stesso candidato sindaco Giancarlo Accarino ha partecipato alle numerose iniziative da noi promosse, a testimonianza di un lavoro condiviso e costante. Per quanto mi riguarda, posso citare solo un esempio significativo: la chiusura della mia campagna elettorale a Passiano, nella mia comunità di riferimento, con una piazza gremita di oltre 500 persone. Credo che questi dati parlino più di qualsiasi illazione. Pensare quindi che vi sia stato un mancato impegno da parte mia o degli altri candidati che hanno sostenuto questa battaglia elettorale è semplicemente infondato e potrebbe, dal mio punto di vista, apparire come una spiegazione piuttosto semplicistica e superficiale per un risultato negativo, che invece ha radici e responsabilità molto più complesse. Anziché analizzare ciò che non ha funzionato fin dall’inizio e prima della campagna elettorale, è più facile e comodo individuare dei capri espiatori. Sul piano del risultato, occorre fare delle distinzioni.
In questa tornata elettorale, in generale, si è registrato un fenomeno diffuso di voto disgiunto e di scostamento tra il consenso alle liste e quello ai candidati sindaco. Non a caso, anche altri candidati, a partire dal Sindaco Giordano, hanno ottenuto risultati diversi rispetto al peso complessivo delle proprie liste. Questo conferma che gli elettori hanno compiuto scelte articolate, premiando in alcuni casi i candidati consiglieri e in altri i candidati sindaco, secondo valutazioni che vanno rispettate senza forzature interpretative. È su questi elementi oggettivi che va fatta un’analisi seria del voto, senza scivolare in letture riduttive o in accuse personali che non trovano riscontro nei fatti.
Con il senno di poi c’è qualcosa che lei non avrebbe fatto e/o che non doveva essere fatto dal centrosinistra? In breve, in cosa avete sbagliato?
Col senno di poi, credo che il centrosinistra e in particolar modo il Partito Democratico avrebbero dovuto avere maggiore coraggio nella costruzione della proposta politica. Probabilmente sarebbe stato necessario valorizzare di più le competenze, le esperienze e il lavoro svolto in questi anni dai tanti amministratori uscenti, rivendicando con maggiore forza i risultati raggiunti dall’amministrazione Servalli, che a mio avviso sono stati numerosi e importanti per la città. Allo stesso tempo, però, sarebbe servito anche un confronto più sincero e diretto con la comunità sulle cose che non hanno funzionato o che non sono andate come speravamo. La politica deve avere la capacità non solo di rivendicare ciò che è stato fatto bene, ma anche di riconoscere le difficoltà incontrate, spiegandone le ragioni e dimostrando di avere idee nuove e soluzioni credibili per affrontare i problemi ancora aperti.
Forse è mancato proprio questo equilibrio: la capacità di unire l’orgoglio per il lavoro svolto con una maggiore autocritica e con una proposta politica percepita come più forte, coraggiosa e vicina alle aspettative dei cittadini. La sensazione è che la proposta del centrosinistra sia stata percepita dagli elettori in maniera poco chiara: né come un elemento di reale novità rispetto all’esperienza dell’amministrazione Servalli, né come una rivendicazione forte e convinta di quel percorso amministrativo. Probabilmente questa ambiguità ha generato confusione nell’elettorato. Quando una proposta politica non riesce a definire con chiarezza la propria identità e la propria direzione, il rischio è quello di non riuscire a trasmettere fino in fondo né il valore del lavoro svolto né la forza di un progetto nuovo per il futuro. In questo contesto, credo che molti cittadini abbiano finito per premiare chi, invece, ha assunto una posizione più netta e facilmente riconoscibile, indipendentemente dal giudizio di merito sulle proposte avanzate. La politica, soprattutto nei momenti decisivi, ha bisogno di chiarezza, coraggio e capacità di parlare in modo diretto ai cittadini.
A suo avviso, la classe dirigente del Pd cavese, di cui lei fa parte e che ha amministrato la città per oltre dieci anni, da questo voto è stata bocciata? Se sì, in cosa? Se no, in virtù di cosa?
Dobbiamo guardare in faccia la realtà: il Partito Democratico ha ottenuto un risultato elettorale al di sotto delle aspettative e anche inferiore rispetto alle ultime due competizioni amministrative, nelle quali era stato il primo partito in città. Oggi non lo è più e questo rappresenta un dato oggettivo che impone una riflessione seria. Non si tratta di cercare responsabili, ma di capire cosa non ha funzionato e su cosa intervenire nei prossimi anni: dalla capacità di allargare la partecipazione interna, al coinvolgimento di nuove energie e nuove figure che possano essere protagoniste nella costruzione delle future candidature e della proposta politica. Detto questo, non ritengo che questo voto possa essere letto come una bocciatura della classe dirigente nel suo complesso. I dati delle preferenze personali lo dimostrano: il mio risultato è stato il più alto in assoluto, Lorena Iuliano è risultata la donna più votata, altri amministratori hanno migliorato il proprio consenso rispetto al passato. Questo indica che esiste un riconoscimento da parte dei cittadini nei confronti di figure che hanno esperienza, affidabilità e radicamento sul territorio. Il Partito Democratico ha certamente subito un arretramento che richiede un’analisi approfondita, già avviata anche attraverso un atto di responsabilità importante come le dimissioni del segretario cittadino. Ma sarebbe riduttivo trasformare questo dato in una bocciatura generalizzata di una classe dirigente che, nei fatti, continua a godere di consenso personale e di fiducia diffusa.
A parte il successo personale come il candidato più votato, c’è qualcosa che va salvata da questa esperienza negativa?
Ogni esperienza, sia positiva che negativa, lascia sempre qualcosa di importante e merita di essere valorizzata perché rappresenta un momento di crescita personale, politica e umana. Al di là del risultato elettorale, ciò che porto con me più di ogni altra cosa è l’affetto ricevuto da tantissime persone incontrate durante la campagna elettorale: cittadini con cui ho avuto modo di confrontarmi, ascoltare problemi, raccogliere idee e dai quali ho percepito una vicinanza sincera, autentica e molto ampia. È un patrimonio umano che considero di enorme valore.
Il secondo elemento che va sicuramente salvato è la dimensione umana e politica del gruppo con cui ho condiviso questo percorso. Dietro al mio risultato personale, così come a quello di Lorena Iuliano, c’è un gruppo di amici che negli anni ha costruito insieme un percorso amministrativo, politico e umano all’interno del Partito Democratico e dell’esperienza di governo della città. Un gruppo di amici, compagni di strada e persone competenti che ha affrontato questa campagna elettorale con impegno, convinzione e grande spirito di squadra, contribuendo a un risultato importante, probabilmente anche oltre le aspettative della vigilia. Sono questi i due aspetti che considero più preziosi: da una parte l’affetto e la fiducia delle persone, dall’altra la forza di un legame umano e politico che ci ha permesso di affrontare questa sfida con unità, coesione e senso di appartenenza.
Veniamo al futuro: da dove si dovrebbe ricominciare per costruire una prospettiva vincente?
Per costruire una prospettiva vincente per il futuro bisogna sicuramente ripartire dall’esperienza politica maturata in undici anni di governo della città, un patrimonio di competenze, conoscenza del territorio e capacità amministrativa che rappresenta una base solida da cui ripartire. Allo stesso tempo, sarà fondamentale valorizzare anche il lavoro che svolgeremo nei prossimi cinque anni dai banchi dell’opposizione, continuando ad ascoltare i cittadini, avanzare proposte concrete e vigilare nell’interesse della comunità. Bisognerà poi essere più coraggiosi nella costruzione di una proposta politica capace di essere attrattiva per ogni generazione, parlando ai giovani ma anche a chi ogni giorno vive e costruisce la città con il proprio lavoro e il proprio impegno. Sarà necessario rafforzare ancora di più il radicamento su tutto il territorio cittadino, presenza indispensabile per intercettare i bisogni reali delle persone, comprendere le diverse esigenze dei quartieri e costruire risposte adeguate alle aspettative dei cittadini. Solo attraverso ascolto, competenza, visione e partecipazione sarà possibile costruire una prospettiva credibile e vincente per il futuro della città.
Che ne sarà del Pd cavese? Sarà seppellita l’ascia di guerra?
Il PD è un partito con una storia importante e una presenza radicata nella città, non sarà una sconfitta elettorale, seppur significativa, a metterne in discussione la continuità. È chiaro però che si apre una fase di ricostruzione del circolo cittadino, che oggi è commissariato a seguito delle dimissioni del segretario. Ci sarà quindi un percorso di riflessione e di confronto, guidato dal commissario individuato, l’ex segretario provinciale Vincenzo Luciano, che accompagnerà il partito verso un congresso cittadino e la successiva elezione di una nuova segreteria e di un nuovo organismo dirigente. L’obiettivo dovrà essere quello di ricostruire un Partito Democratico forte e credibile, come lo è stato in altre fasi della sua storia cittadina. Ma non partiamo da zero: abbiamo già vissuto momenti simili e sappiamo cosa significa ripartire. Mi riferisco, ad esempio, alla fase successiva alle elezioni del 2010, quando il partito uscì da una sconfitta elettorale molto pesante. Da lì si avviò un percorso di riorganizzazione e rinnovamento che ha attraversato diverse segreterie e che ha permesso di ricostruire progressivamente un soggetto politico credibile, fino ad arrivare all’esperienza amministrativa degli undici anni successivi.
Per questo motivo questa fase non ci spaventa. È una fase che richiede lavoro, responsabilità e capacità di confronto, ma che può rappresentare anche un’occasione di rilancio, se affrontata con spirito costruttivo e senza chiusure.
A suo avviso come ci si dovrà relazionare con l’Amministrazione Giordano?
Nei confronti dell’amministrazione Giordano ci sarà un’opposizione seria e rigorosa, mai strumentale o pregiudizialmente aggressiva. Il nostro approccio sarà quello di misurarci sui contenuti, sui problemi concreti della città e sulla capacità dell’amministrazione di dare seguito agli impegni assunti in campagna elettorale. Su questi temi svolgeremo un ruolo di stimolo e di controllo nell’interesse esclusivo dei cittadini. Allo stesso tempo non mancheremo di evidenziare alcune contraddizioni che sono già emerse nei primi atti della nuova amministrazione. Penso, ad esempio, alla vicenda dell’ASSCA, che in passato è stata oggetto di forti critiche da parte dell’attuale sindaco quando sedeva sui banchi dell’opposizione e che oggi, invece, viene sostenuta dando continuità al lavoro avviato dalla precedente Amministrazione. Oppure penso alla composizione della giunta, dove il tema del rinnovamento appare meno marcato di quanto era stato annunciato, considerando la presenza di assessori che hanno già ricoperto incarichi amministrativi in precedenti esperienze di governo della città.
Detto questo, il nostro sarà comunque un atteggiamento di opposizione responsabile: ferma nel merito delle questioni, ma sempre orientata a contribuire alla crescita e al buon governo della città, senza trasformare il confronto politico in uno scontro fine a sé stesso.
Un’ultima domanda. Alla città, alla società civile cavese, qual è il messaggio che intende rivolgere?
Voglio innanzitutto cogliere l’occasione, attraverso il suo giornale, per ringraziare tutti i cittadini cavesi: ovviamente coloro che mi hanno onorato del voto, ma anche tanti altri che mi hanno manifestato affetto, vicinanza e stima nel corso di questa competizione elettorale. Alla città e alla società civile cavese rivolgo un messaggio semplice: restiamo uniti e orgogliosi della nostra comunità. È un patrimonio che va custodito e valorizzato al di là delle appartenenze politiche. Nei prossimi anni svolgeremo il nostro ruolo di opposizione con senso di responsabilità, ma anche con spirito costruttivo, lavorando per contribuire alla definizione di progettualità e idee che possano rendere la città sempre più forte, vivibile e meritevole dell’orgoglio dei suoi cittadini.








