scritto da Redazione Ulisseonline - 21 Giugno 2026 10:29

Cava de’ Tirreni, Gerarda Carratù sulla sconfitta elettorale delle liste di Accarino: «Centrosinistra in frantumi: personalismi e ritardi hanno consegnato la città agli avversari»

Carratù analizza senza filtri la sconfitta del centrosinistra: una coalizione divisa, logorata da veti e priva di una leadership capace di unire. Ora, dice, serve una rigenerazione profonda, fatta di serietà, responsabilità e una nuova idea di comunità politica

Cavese, avvocato, specializzata in diritto civile (con focus su famiglia e minori) e in diritto penale (reati contro la persona), Gerarda Carratù ricopre stabilmente incarichi di Amministratore di Sostegno, Tutore e Curatore Speciale del minore su nomina del Tribunale, avendo incentrato la sua attività professionale sulla tutela dei soggetti vulnerabili e sull’applicazione del nuovo rito unitario. Da sempre attenta alle fragilità socio-economiche, è iscritta all’elenco dei difensori per il patrocinio a spese dello Stato e collabora dal 2023 come consulente legale volontario con lo Sportello Caritas dell’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, operando in sinergia con i servizi sociali del territorio. Alle ultime comunali è stata candidata nella lista Uniti per Accarino e con lei Ulisse on line prosegue il suo viaggio nella lettura dei risultati elettorali che hanno portato alla carica di sindaco Raffaele Giordano.

 

«L’opposizione dovrà essere rigorosa ma costruttiva: Cava non ha bisogno di ostruzionismi, ma di risposte»

 

 

Non giriamoci intorno : qual è la sua analisi sulla disfatta del centrosinistra guidato da Accarino?

Non ha senso nascondersi dietro giri di parole: la sconfitta è stata netta perché si è arrivati al voto profondamente divisi. Più che una coalizione coesa, il progetto è sembrato una somma di individualità: è mancata la percezione di una squadra unita e i troppi personalismi hanno finito per prevalere sul bene comune.

Non è bastato il tentativo di marcare la discontinuità con il passato; nonostante le indubbie capacità e lo spessore del dott. Accarino, non si è riusciti ad andare oltre. Quando gli elettori percepiscono che le ambizioni personali superano l’interesse collettivo e la visione strategica per la città, il voto di sfiducia diventa inevitabile.

È mancata una narrazione forte, capace di aggregare e, soprattutto, di trasmettere fiducia. Quando una proposta politica viene percepita come frammentata o troppo ripiegata su dinamiche interne di posizionamento, i cittadini scelgono l’alternativa o, peggio, l’astensionismo. In sintesi, la proposta non è riuscita a graffiare né a intercettare i bisogni reali della comunità cavese.

Con il senno di poi c’è qualcosa che lei non avrebbe fatto e/o che non doveva essere fatto dal centrosinistra?

Il vero errore è stato trascinare le discussioni interne per mesi, dando l’impressione di un cantiere perennemente aperto e litigioso. Col senno di poi, bisognava pretendere una chiusura anticipata sia sui tavoli programmatici sia sui nomi. Non si doveva permettere che i veti incrociati e le corse in avanti di singoli esponenti logorassero la credibilità dell’intera coalizione ancora prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale.

Qual è il peggiore errore commesso dal centrosinistra in questa competizione elettorale?

Il peccato originale della coalizione è stato il grave ritardo nella scelta del candidato sindaco, aggravato dall’assenza di una figura di spicco capace di fare sintesi. In politica, il tempo è un fattore cruciale: ridursi all’ultimo significa privare i cittadini del tempo necessario per comprendere e sposare il progetto. L’assenza di una leadership forte e legittimata ha privato la coalizione di una direzione strategica, costringendola a subire l’iniziativa degli avversari anziché imporre i propri temi.

C’è qualcosa che va salvata da questa esperienza negativa?

Va difeso e valorizzato l’impegno dei tanti candidati—soprattutto i più giovani e chi si affacciava alla politica per la prima volta e dei tanti professionisti—che hanno speso tempo ed energie credendoci fino in fondo. C’è un patrimonio di voti e di entusiasmo nella società civile che non va assolutamente disperso. Persino la sconfitta, per quanto dolorosa, diventa preziosa se si trasforma in una lezione di umiltà: ci costringe a guardare in faccia la realtà e a resettare quelle vecchie logiche che i cittadini hanno dimostrato di non tollerare più.

Veniamo al futuro: a suo avviso da dove si dovrebbe ricominciare per costruire una prospettiva vincente?

È il momento di ricominciare, azzerando le vecchie logiche spartitorie e mettendo da parte i personalismi. Dobbiamo ricostruire una squadra che metta al centro i temi concreti, l’amore per Cava e non la rincorsa alle poltrone. Il primo passo è dare vita a un’opposizione seria, ma soprattutto avviare un percorso di rigenerazione capace di esprimere e coltivare una leadership nuova, diffusa e autorevole. Non si vince improvvisando un leader a tre mesi dal voto: la credibilità si costruisce giorno per giorno, radicandosi sul territorio.

A suo avviso come ci si dovrà relazionare con l’amministrazione Giordano?

L’opposizione dovrà essere ferma, rigorosa e senza sconti, ma sempre costruttiva. Non serve l’ostruzionismo ideologico o il “no” a prescindere: Cava ha bisogno di stabilità e risposte. Occorrerà vigilare con estrema attenzione su ogni atto della giunta Giordano, denunciando derive o promesse non mantenute, ma essere pronti a sostenere e a proporre soluzioni nell’esclusivo interesse dei cittadini. Il rispetto delle istituzioni resta, per noi, il principio cardine.

Un’ultima domanda. Alla città, alla società civile cavese, qual è il messaggio che vuole rivolgere?

Ai cittadini e alla straordinaria società civile di Cava de’ Tirreni va, prima di tutto, un profondo ringraziamento per la partecipazione, unito alle scuse per non essere stati capaci, finora, di offrire un’alternativa unita e credibile. Il centrosinistra ha compreso la lezione: la democrazia non si esaurisce nelle urne e la politica non finisce il giorno delle elezioni.

Oggi si apre una stagione nuova. Cava possiede un tessuto sociale ricchissimo — fatto di giovani, professionisti, associazioni e realtà parrocchiali — che non deve cedere alla rassegnazione, all’apatia o al disincanto. L’invito è a non delegare in bianco, ma a continuare a pretendere trasparenza e a stimolare la classe dirigente.

Per ridare alla città la guida che merita,  come ci ricordava Aldo Moro, occorre coraggio: “Questo Paese non si salverà se non nasce l’obbligo dell’onestà e della corresponsabilità. Per fare le cose, occorre tutto il tempo che ci vuole. Ma noi non abbiamo il diritto di fermarci, perché domani sia migliore di ieri”.

 

 

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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