Francesco Guccini mi insegnò che Tex Willer era letteratura
Il cantautore emiliano ha trasformato il fumetto in una chiave di lettura del mondo, intrecciando Tex, Paperino e l'America del mito con la realtà del lavoro, della fatica e della memoria
Io non ce l’ho una foto con Francesco Guccini, perché l’ho persa in un trasloco.
Era il 2006 e sono andata, apposta per vederlo, ad una conferenza che Guccini teneva a Lucca su Tex Willer. «La Recherche di Proust? L’Ulisse di Joyce? Macché. Il massimo della letteratura mondiale è Tex Willer», così diceva del personaggio creato da Bonelli e Galleppini.
Il fumetto e il mito del West americano sono una delle chiavi non musicali per ascoltare Guccini. Il fumetto come orizzonte culturale. Fu questo quello che mi portai a casa da quella giornata, oltre ad un abbraccio che gli chiesi espressamente (e che lui mi diede), e che mi tolse quella strana vergogna che avevo di dire che leggevo i fumetti (io però all’epoca leggevo Martin Mystere senza metterlo in libreria e tanti ne avevo regalati).
Allora oggi, se volete, ascoltare Amerigo. Perché quella raccontata nella canzone è la stessa America che tanti italiani hanno conosciuto da bambini attraverso i fumetti: la frontiera, il viaggio, l’avventura, la promessa di un mondo nuovo.
Guccini lo dice, con con quella chiarezza che aveva solo lui, quando scrive che “L’America era Life, sorrisi e denti bianchi su patinata. L’America era il mondo sognante e misterioso di Paperino” (era un grande fan anche di Paperino, soprattutto quello di Carl Barks).
Nel 2003, in una tavola di Tex Magazine, viene ritratto proprio Guccini assieme a Paperino e Tex.
Quella di Amerigo è l’America del mito, la stessa in cui si muove Tex: sterminati orizzonti, uomini coraggiosi, giustizia e libertà.
Poi, però, arriva il rovescio della medaglia. L’America vera non è solo quella delle pistole e degli eroi, ma quella dove si sente «l’odore della polvere della mina», quella del lavoro che «schianta e uccide», della fatica che consuma un uomo fino a farlo tornare anziano prima del tempo.
Era questa la capacità di Guccini. Farci vedere la realtà, togliendola dall’immaginario.
“Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti” canta in “Canzone delle situazioni differenti”. Chissà a chi si rivolgeva lui, io so però che con quella frase ha parlato anche a me.







