A colloquio con Raffaele Giordano: “Sì al nuovo ospedale, ma…”

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“Bisogna portare avanti l’istanza di un nuovo ospedale, ma il progetto per il futuro non deve divenire né uno specchietto per le allodole né un alibi per il presente”

 

Sul tema dell’ospedale e della sanità nella valle metelliana proponiamo oggi un’intervista al dottore Raffaele Giordano, un addetto ai lavori in tutto e per tutto.

Giordano, infatti, è cardiochirurgo presso la AOU  (Azienda Ospedaliera Universitaria) Federico II di Napoli, nonché Ricercatore e Professore Aggregato presso la medesima Università. E’ anche, però, consigliere comunale a Cava de’ Tirreni, vicepresidente del Consiglio comunale e componente della Commissione consiliare alla Sanità.

Insomma, senza offesa per nessuno, ha forse più di chiunque altro i titoli per aiutarci a capire quale sia il presente ma soprattutto quale possano essere le prospettive della sanità a Cava de’ Tirreni.

 

“Sì all’idea di un nuovo ospedale, ma a condizione che questo non faccia dimenticare di combattere per avere i servizi sanitari già nel presente”

 

Lei ha votato a favore della richiesta di un nuovo ospedale in città, ma non è sembrato particolarmente convinto delle intenzioni dell’Amministrazione comunale, parlando di specchietto per le allodole. Ci spiega un po’ meglio qual è la sua posizione?

Sono sempre stato favorevole alla costruzione di un nuovo ospedale, come ho avuto modo di spiegare anche in una precedente intervista a Ulisse On Line. La sede attuale è collocata in un edificio che ha oltre 500 anni e, quindi, non potrà mai essere all’avanguardia per evidenti limiti strutturali. Il mio timore è che un giorno qualcuno possa dire che va chiuso proprio per le sue carenze strutturali. Detto ciò, io sono per camminare come i binari di un treno, in parallelo. Bisogna portare avanti l’istanza di un nuovo ospedale, ma il progetto per il futuro non deve divenire né uno specchietto per le allodole né un alibi per il presente. Noi dobbiamo assicurare soprattutto ora i livelli assistenziali basilari per tutelare la salute dei nostri cittadini. La situazione in cui versa il nostro ospedale non è delle più rosee a causa di una riduzione, negli anni, della dotazione di personale e mezzi. Se ci concentriamo troppo sul futuro e ci dimentichiamo il presente, rischiamo un giorno di avere un nuovo ospedale senza avere nulla da metterci dentro. Una bella cornice nuova senza il quadro. Quindi dico sì all’idea di un nuovo ospedale, ma a condizione che questo non faccia dimenticare di combattere per avere i servizi sanitari già nel presente.

“Se davvero con il Next Generation Eu ci saranno tante risorse e avremo l’abilità politica di farci valere a livello regionale, allora sì che potremo riuscire nell’impresa di avere un nuovo ospedale”

 

 

Ci dica la verità, ma noi lo vedremo davvero un nuovo ospedale a Cava?

Questa domanda ha molte variabili come risposta. Prima di tutto ci vuole la volontà politica, e non intendo quella cittadina, ma quella regionale. Il tutto deve partire dalla programmazione regionale che deve prevedere, ovviamente, un ingente investimento per realizzare un nuovo ospedale a Cava de’Tirreni. Se pensiamo che il governatore della Campania sta per far costruire a pochi chilometri da noi una nuova struttura sanitaria da 400milioni, in tutta onestà mi riesce difficile immaginare un ulteriore investimento per avere un nuovo presidio anche qui. Però, per natura, sono ottimista, quindi attendiamo questa pioggia di euro che arriveranno dall’Europa e dal Next Generation Eu. Se davvero ci saranno tante risorse e avremo l’abilità politica di farci valere a livello regionale, allora sì che potremo riuscire nell’impresa. Certo è che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

 

“Il nostro ospedale credo debba assicurare assistenza primaria in urgenza-emergenza, con stabilizzazione del paziente ed eventuale trasferimento presso un centro idoneo per patologie specialistiche”

 

E come prevede sarà questo nuovo ospedale. Insomma, quali potranno essere le sue caratteristiche, le sue dimensioni? E ragionevolmente fra quanto tempo?

I tempi di costruzione di una nuova struttura ospedaliera non sono brevissimi. Abbiamo un esempio a pochi chilometri da noi: il “Villa Malta” di Episcopio fu devastato dalle tragiche frane del 1998 ed esattamente 9 anni dopo fu inaugurato un nuovo grande e moderno ospedale a Sarno che sorge su una superficie di 54mila metri quadrati nei pressi dello svincolo autostradale della città. È stato chiamato “Martiri del Villa Malta” in onore di quei cittadini che morirono nell’antico ospedale. Io penso che una struttura simile possa essere adatta anche per la nostra città, considerando che l’ospedale di Cava dev’essere classificato come DEA di I livello, compreso tra strutture sicuramente più attrezzare quali quelle di Nocera e Salerno. Soprattutto quest’ultima, con la costruzione di un nuovo ospedale, immagino che avrà finalmente il suo Policlinico Universitario con tutte le specialistiche ed i servizi. Il nostro ospedale credo debba assicurare assistenza primaria in urgenza-emergenza, con stabilizzazione del paziente ed eventuale trasferimento presso un centro idoneo per patologie specialistiche: per esempio verso “stroke unit”, neurochirurgia, cardiochirurgia, chirurgia vascolare, ed altre. Per altri tipi di patologie dovrà assicurare la cura di quelle di lieve-media intensità cercando di soddisfare comunque le necessità del territorio.

 

“Bisogna partire prima di tutto dalla medicina territoriale, che si è dimostrata il vero nervo scoperto durante la pandemia da Covid-19”

 

 

Lei è medico e vive l’esperienza professionale in una grande struttura ospedaliera nazionale. In ragione di ciò, Le chiedo, qualora fosse oggi sindaco, cosa farebbe per avere sul nostro territorio una sanità all’altezza dei bisogni cittadini e come si muoverebbe rispetto al presente e al futuro dell’ospedale?

Oggi un sindaco sa che non può avere in una città come Cava un piccolo Policlinico con tutte le specializzazioni mediche. Attualmente viene adottato il modello organizzativo “Hub & Spoke”, preso in prestito dall’aviazione civile americana, che parte dal presupposto per cui determinate condizioni e malattie complesse necessitano di competenze specialistiche e costose. Non possono quindi essere assicurate in modo diffuso e capillare su tutto il territorio. Per questo motivo tale organizzazione prevede la concentrazione della casistica più complessa in un limitato numero di sedi Hub (centri di eccellenza) e la presenza di centri periferici Spoke che inviano agli Hub le persone che hanno superato una certa soglia di complessità.

Per poter avere una sanità all’altezza dei bisogni dei cittadini occorre far funzionare al meglio questa organizzazione, senza cadere nell’errore di pensare che si risolva tutto avendo a disposizione un ospedale funzionante. Bisogna partire prima di tutto dalla medicina territoriale, che si è dimostrata il vero nervo scoperto durante la pandemia da Covid-19. Determinate patologie e pazienti vanno gestiti sul territorio per evitare il sovraffollamento delle strutture ospedaliere. Va potenziato il sistema di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) che è un insieme di servizi e interventi socio sanitari erogati al paziente all’interno della sua abitazione, attraverso prestazioni fornite da diversi professionisti (medici, infermieri, operatori socio sanitari, fisioterapisti, psicologi, ecc). Inoltre bisogna individuare, realizzare ed organizzare gli “Ospedali di Comunità”, strutture sanitarie riservate a pazienti con acuzie a bassa intensità o soprattutto pazienti cronici che, per diverse ragioni, non possono essere curati a domicilio.

È di questa riorganizzazione complessiva che deve occuparsi una politica davvero attenta ai bisogni dei cittadini e, al tempo stesso, lungimirante. L’ospedale, naturalmente, resta un mattone imprescindibile per la costruzione di un sistema sanitario pubblico all’altezza delle sfide del nostro tempo.

Un’ultima domanda. Lei, per una città dalle dimensioni come Cava e in ragione della prossimità con gli ospedali di Nocera e Salerno, quali ritiene dovrebbero essere i reparti essenziali e indispensabili da attivare per il nostro ospedale?

In futuro, l’ospedale di Cava dovrà aver – a mio parere –una configurazione non molto diversa da quell’attuale, ma dovrà essere messo nelle condizioni di poter essere funzionante senza richiedere al personale che faccia miracoli per superare le carenze che ci sono. Dovrà avere un Pronto Soccorso capace di gestire tutte le emergenze ed urgenze che possono presentarsi. Se il paziente è in una condizione di complessità elevata deve essere stabilizzato e quindi trasferito presso un centro Hub. Per tale scopo dovrà essere presente un servizio di trasporto adeguato. Un Pronto Soccorso, a mio parere, non può prescindere da un reparto di Rianimazione, ed è per questo che ci siamo battuti tanto per riaverlo a Cava. È un presidio importantissimo per la sicurezza degli operatori e, soprattutto, dei pazienti. Il reparto di Rianimazione è fondamentale anche per il corretto funzionamento della Chirurgia d’Urgenza e dell’Orto-traumatologia. Questi ultimi reparti sono quelli attualmente più in difficoltà per la carenza di medici. Per rilanciare i reparti delle branche chirurgiche bisogna fare un piano di reclutamento serio e definire finalmente anche i Primari, i quali potranno ritornare a fare scuola e casistiche con programmi almeno decennali. Vanno bene i reparti di Cardiologia, Pediatria e di Medicina generale; queste sono le branche che maggiormente richiedono ospedalizzazazioni e, quindi, rispondono alle necessità del territorio. Servirebbero poi un servizio di diagnostica di imaging integrato, che associ all’ecografia, alla radiologia tradizionale e alla TC anche l’utilizzo della risonanza magnetica ed un laboratorio analisi sempre attivo. Suggerirei inoltre di dare all’ospedale di Cava una “Mission”. Molto spesso questo si fa caratterizzando la struttura per il trattamento di una particolare patologia, in maniera tale da far ritornare un certo “appeal” nei confronti del nostro nosocomio. Infine, consentitemi di esprimere un desiderio: il ritorno del punto nascita in modo che genitori e bambini possano dire con orgoglio di essere nati nella propria città. Non parlo da medico né da politico, ma da Cavese, un po’ romantico, che ha voglia di progettare un’altra città possibile insieme alla comunità a cui orgogliosamente appartiene da sempre”. (foto Aldo Fiorillo)

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