XXV Aprile, celebrazione della Liberazione dell’Italia

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Il XXV Aprile non si riduca ad una sterile rievocazione di un triste periodo della nostra storia, per non perdere la memoria del ruolo delle organizzazione della Resistenza partigiana nella liberazione del Paese dal Nazi-Fascismo

Mai come quest’anno la ricorrenza del XXV aprile per noi italiani ha un valore di alto significato, perché tutti siamo colpiti dalle atrocità nell’Ucraina da parte dello spietato esercito russo.

Senza però mettere paraocchi perché non possiamo nasconderci responsabilità anche di altri, non escludendo, in misura minore, anche da parte della nazione invasa, e di tanti altri “potenti” della terra i quali, attraverso la guerra in Ucraina, stanno tentando il riequilibrio degli schieramenti mondiali.

Ma è molto triste non poter intravedere in breve tempo un “XXV aprile” anche per il martoriato popolo ucraino, al quale vanno riconosciute tante virtù: lo strenuo attaccamento alla patria, l’ardente desiderio di difenderla a qualsiasi costo e con qualsiasi arma, anche con le bombe molotov e l’utilizzo i fucili da caccia.

Qualche giorno fa, su uno dei più importanti quotidiani italiani, Sergio Staino, storico iscritto all’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ha fatto una sonora strigliata all’attuale vertice di tale organizzazione, accusandolo di essersi appiattito sulle posizioni di taluni partiti della sinistra radicale che sembrano aver perso di vista i reali valori della Resistenza partigiana.

«Se quella che doveva essere una istituzione di testimonianza, studio, conoscenza e approfondimento della Resistenza e della Liberazione, che sono la base della Costituzione e della nostra convivenza civile, viene usata come una struttura quasi di partito, in cui cioè si esprimono opinioni politiche sulla situazione dell’Europa e del governo, si esce parecchio fuori dal seminato, ha detto Staiano. L’Associazione sta subendo una metamorfosi politica che rischia di danneggiare le nobili ragioni per le quali è stata costituita. Con la progressiva scomparsa dei veri partigiani, alcune frange della sinistra radicale hanno pensato di trasformarla in una piccola barricata per la difesa di alcuni principi messi a loro giudizio in discussione. Ormai quando il presidente Pagliarulo (Gianfranco Pagliarulo attuale Presidente nazionale dell’ANPI – ndr) parla, non lo fa a nome dell’ANPI, bensì di una corrente partitica, quella dei Bertinotti, Diliberto, Rizzo e compagnia. Un tipo di gestione che sta portando l’Associazione a diventare il megafono di una politica estremista e minoritaria».

E c’è chi ha scritto, centrando benissimo il concetto, «che purtroppo da tempo, ormai, la sinistra radicale si è appropriata sia dell’ANPI che dell’anniversario del 25 aprile, e non si sa con quale diritto, dato che la storia dei nostri genitori e nonni ci insegna che il rigurgito antifascista e contro il nazismo fu ampiamente e largamente condiviso da diffuse fasce della popolazione e numerose correnti politiche. Questo “appropriamento indebito” nuoce profondamente alla ricorrenza e crea reazioni uguali e contrarie (nell’errore) come la commemorazione delle Foibe di cui si è impossessata, viceversa, la destra, quando invece non dovrebbe avere altri colori se non quelli della bandiera italiana»: parole sagge anche per l’accostamento alla tragedia delle Foibe.

Staino conclude: «Vorrei che l’ANPI fosse considerata come una fondazione, tipo Istituto Gramsci, con un grande archivio e materiali storici per far rivivere nella società l’insegnamento partigiano».

A proposito dell’Ucraina, Staino ha detto: «Trovo incredibile che si cerchino attenuanti a un’aggressione militare che sta massacrando migliaia di civili, con stupri e bambini rapiti. Pagliarulo fa trasparire la visione putiniana del conflitto: anche il dittatore russo sostiene di essere entrato in guerra per colpa della Nato. Ma tirare fuori questo argomento significa giustificare l’offensiva di Mosca. L’ANPI, in quanto associazione partigiana, deve schierarsi a fianco di qualunque popolo combatta per la sua libertà e indipendenza. Conosco l’obiezione: ma ci sono dei nazisti dentro. Non importa. Non devi guardare ai governi, ma all’autonomia di un popolo che si batte per difenderla. Gli ucraini stanno morendo, li stanno sterminando, e noi che facciamo? Rimaniamo fermi e chiediamo solo di fare delle trattative con chi peraltro non ha alcuna intenzione di cessare il fuoco finché non si sarà preso tutto? La Resistenza è resistenza sempre, a qualunque latitudine e in qualsiasi epoca. Vuol dire che uno mette in gioco la propria vita per l’indipendenza del suo Paese. Là dove la libertà e la democrazia sono aggredite, là c’è Resistenza e bisogna sostenerla in ogni modo».

Ci scusiamo con i lettori per esserci dilungati su Staino, che esprime autorevolmente e con chiarezza le sue opinioni, più che condivisibili, sulla Resistenza, sull’’ANPI e su tante altre organizzazioni analoghe, e è auspicabile che le sue “picconate” vengano adeguatamente recepite, e che non ci si limiti solo a inadeguate e sterili cerimonie di commemorazione, ma ogni anno si organizzino dibattiti da pubblicizzare adeguatamente, sollecitando la partecipazione della cittadinanza.

Così com’è avvenuto, qualche settimana addietro, presso la Biblioteca Comunale di Nocera Inferiore, con un convegno-dibattito per onorare la memoria dei nocerini caduti nella lotta di liberazione nazionale, durante il quale il ricordo del XXV aprile è stato oggetto di un approfondimento promosso dall’ANPI locale, presieduta da Lino Picca, storico appartenente alle organizzazioni di sinistra; sono intervenuti Angelo Verrillo, altro personaggio noto e attivo della sinistra nocerina, oltre che storico (è ancora in corso la pubblicazione delle sue “pillole”), Mimmo Oliva e Luigi Trotta dell’ANPI di Nocera Superiore, e Ubaldo Baldi, rappresentante dell’ANPI provinciale salernitana.

Il convegno ha avuto il prioritario scopo di far conoscere alle nuove generazioni il ruolo che ebbero le organizzazioni dei Partigiani nella cacciata degli invasori e dei collaboratori fascisti nostrani.

La parte storica è stata trattata da Angelo Verrillo, del quale è in corso su Ulisse la pubblicazione delle “Pillole” di storia nocerina, che ha ricordato tutte le vittime nocerine della repressione Nazifascista.

“Ogni volta che un anziano racconta ai giovani il passato -ha detto Verrillo- trasmette ai ragazzi una parte della sua memoria. Quando i giovani eravamo noi abbiamo appreso la storia, prima che dai libri, dal racconto dei nostri padri e dei nostri nonni. Oggi non avviene più tanto spesso, sia perché i vecchi non vivono più insieme alle famiglie dei loro figli, sia perché i giovani pensano di potersi informare facilmente attraverso Internet, il computer o il telefono. Forse in queste considerazioni risiede uno dei motivi che portano a dire che Nocera ha perso la sua identità e gran parte della sua memoria collettiva. Da quando, più di venti anni fa, ho deciso di scrivere per raccontare una parte della nostra storia locale, l’ho fatto principalmente per impedire che una parte della nostra memoria andasse perduta. Per questi motivi, negli ultimi anni, in occasione del XXV aprile, ho cominciato a ricordare quella data attraverso il ricordo commosso dei tanti nostri concittadini che, con il loro estremo sacrificio, contribuirono a riconquistare la democrazia e la libertà. Vorrei ricordare che stiamo parlando di ragazzi: il più anziano aveva 30 anni e gli altri erano tutti ventenni”.

Non ci dilunghiamo sui nominativi e le storie delle vittime della Resistenza a Nocera, già elencate nelle “Pillole nocerine”; è stata solo l’occasione per stimolare gli apatici e dare maggiore risalto ai ricordi degli orrori passati, perché non si perda la loro memoria e i giovani sappiano.

E sappiano anche che parlare di Resistenza e di Partigiani non significa parlare delle sole forze di sinistra, in quanto in Italia ci fu l’impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti, il loro sacrificio è stato dagli storici definito “il secondo Risorgimento italiano” ed è ormai storicamente riconosciuto che senza le azioni dei nostri Partigiani probabilmente quella guerra sarebbe proseguita per qualche altro anno.

Non possiamo, quindi, non collegare tutto questo all’attuale resistenza ucraina contro l’invasione russa.

E’ vero che il contesto è diverso, che oggi sono ancora attive le forze armate ucraine, ma tanti sono i civili che non si sono sottratti al dovere di imbracciare le armi e collaborare; e non rappresentano già ora la Resistenza del popolo di una nazione invasa e che si prepara, se le azioni militari dovessero concludersi con la vittoria degli invasori russi, a diventare i Partigiani dell’Ucraina?

Per quel che riguarda il nostro paese ci sia consentito di aggiungere una considerazione sulla importanza anche scenica che questa celebrazione dovrebbe avere.

Esistono in tutte le città, compresa la nostra, le sezioni dell’ANPI, molte delle quali purtroppo sonnecchiano; con la conseguenza che in tanti luoghi il ricordo si riduce al frettoloso rito del Sindaco che depone una corona ai piedi del monumento ai Caduti, talvolta senza che siano presenti nemmeno i rappresentanti dei Partigiani cittadini, nel quasi totale disinteresse della popolazione.

Decenni addietro era un dovere, e anche motivo di orgoglio, ricordare la ricorrenza con un corteo seguito da interventi celebrativi che, alla fine, si concludevano con la deposizione della corona ai piedi del monumento.

Ricordiamo le polemiche che annualmente seguivano, perché la parte del leone era fatta dalle bandiere rosse con falce e martello, le altre non venivano esibite oppure erano relegate in spazi marginali, senza che si ricordasse che il Movimento Partigiano non era stato prerogativa delle sole forze politiche di sinistra, in quanto alla liberazione del paese avevano contribuito anche squadre armate che si ispiravano a tutte le altre forze politiche nazionali, comprese quelle cattoliche.

Non dobbiamo dimenticare che la nostra Resistenza è stata definita a ragion veduta il “Secondo Risorgimento Italiano”, e fu caratterizzata dall’impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, eccetera) e che da essa scaturì la Costituzione, frutto di lavoro congiunto.

Allora ridiamo impulso alla celebrazione, rendiamola un ricordo vivo, non sonnacchioso, del nostro passato: e visto che tutto viene fatto perché i giovani partecipino, facciamo in modo che, come avviene il 1° maggio, anche la celebrazione del XXV aprile divenga momento di aggregazione e coinvolgimento di massa.

Ci auguriamo che questo XXV aprile porti con se la pace.

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