Triumvirato al capolinea

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

A costo di giocarmi la reputazione vi dico perché è certo che il governo non supererà l’autunno.

Il primo ministro, Giuseppe Conte – ancorché sia sotto gli occhi di tutti che il suo approccio garibaldino alle politiche economico-finanziarie abbia finora prodotto disastri inenarrabili – continua a dire che i benefici delle misure adottate dal suo governo non si sono ancora dispiegati e che a breve l’Italia vivrà una stagione di crescita. Avrà pure i suoi buoni motivi, non solo di impronta propagandistica, nel rassicurare in questo modo l’Europa, i mercati e gli Italiani, ma nessuno ci crede. Non l’Europa, i cui commissari continuano a censurare i nostri conti pubblici; non i mercati, con uno spread stabilmente sopra i 250 punti; meno che mai gli Italiani, i cui imprenditori esprimono ormai una diffusa sfiducia verso le scelte del governo. Insomma, nel medio periodo l’economia italiana potrebbe anche trarre benefici dalle politiche giallo-verdi, ma è pressoché impossibile che tali benefici maturino entro la prossima estate.

Ciò comporterà necessariamente il varo di una manovra correttiva a settembre. Gli esperti dicono che si aggirerà attorno ai dieci miliardi di euro. Significa che entro settembre il governo dovrà dire quando  e soprattutto come – tra aumento dell’IVA, patrimoniale, tassazione locale, etc… –  toglierà dalle tasche degli Italiani dieci miliardi di euro per fare fronte al debito determinato dalle sue stesse spese improduttive (quota cento e reddito di cittadinanza) e dagli interessi passivi lievitati a causa dell’impennata dello spread. Si può immaginare quanto i triumviri Conte-Salvini-Di Maio saranno felici di apporre la propria firma sotto questa manovra impopolare.

Ne avranno il coraggio? Già mi figuro le invettive contro i governi precedenti, le accuse reciproche – è stata colpa vostra, no vostra … – e le strategie comunicative volte a sviare la rabbia del ‘popolo’ sul Fondo Monetario Internazionale, sulla perfida Europa, sugli immigrati, sui diabolici banchieri e magari sugli Ebrei. Ma alla fine non avranno la forza di mettere la faccia sulla manovra correttiva. E il governo cadrà. Con quali conseguenze?

Molti, a cominciare dalle agenzie di rating internazionali, dicono che andremo al voto. Salvini, in questo caso, si ricongiungerebbe alla destra ed insieme farebbero una campagna elettorale in cui darebbero tutte le colpe del disastro ai grillini. Quindi la ricompattata destra trionferebbe nelle urne e ci sarebbe un governo con Salvini premier. I penta stellati, per parte loro, massacrati nelle urne, dopo la batosta, farebbero strame di se stessi. Troppo semplice e lineare per non essere anche uno scenario improbabile.

Per quanto mi riguarda, metterei la mano sul fuoco che il Parlamento non sarà sciolto e che la legislatura arriverà a scadenza naturale. La stragrande maggioranza degli attuali parlamentari pentastellati farà barricate pur di lucrare ancora quattro anni di “reddito dipar lamentanza”. Sanno fin troppo bene che, in caso di nuovo voto, solo una piccola pattuglia tra loro sarebbe rieletta; tanto più che è bene avviato l’iter legislativo per la riduzione di un terzo del numero dei parlamentari. Più facile che, messi alle strette, si spaccheranno e che una parte di loro – benintesi: per il bene dell’Italia e per senso di responsabilità… – sosterrà in Parlamento un governo di destra presieduto da Salvini, che arriverà a fine legislatura.

Insomma, in un modo o nell’altro, entro fine anno avremo un governo Salvini espressione della destra parlamentare. Tra le dita di questo governo passerà il cerino acceso. Vedremo come se la caverà.

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