Recovery fund e Sanità: chi garantirà il Sud nella ripartizione dei fondi?

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Riceviamo e pubblichiamo

Per la sanità parte una rivoluzione.

Un piano da oltre 60 miliardi di euro per ridisegnare la sanità.

Entro il 2026, promette il Ministro Speranza, saranno realizzate 2.564 case della comunità nuove di zecca, una ogni 24.500 abitanti .

L’obiettivo è assistere in questi nuovi spazi dove lavoreranno medici e infermieri -nell’ottica di una rete capillare- 8 milioni di pazienti cronici mono-patologici e 5 milioni con più patologie.

L’altra faccia della medaglia sono le cure direttamente a casa, a cui va 1 miliardo per l’assistenza domiciliare integrata.

Ma per mandare a regime l’assistenza a casa si spingerà anche sulla telemedicina, grazie a 575 «centrali di coordinamento», 51.750 medici e altri professionisti con «Kit Technical Pachage».

La telemedicina assisterà almeno 282.425 pazienti entro il 2026.

Poi con 2miliardi sono da costruire le «cure intermedi»; nasceranno 753 Ospedali di Comunità – 10 ogni 80mila abitanti – per assistere tutti quei pazienti per cui il ricovero in Ospedale non è indicato ma che non possono neanche stare a casa.

C’è poi il maxi-capitolo «Innovazione e Ospedali».

Qui la parola d’ordine è “svecchiare il sistema”, con la parte del leone assegnata all’ammodernamento degli Ospedali – cui vanno 9.1 del 10.5 miliardi sul piatto di questo capitolo del Recovery – mentre il definitivo sdoganamento del fascicolo sanitario elettronico incassa 1 miliardo di euro.

L’obiettivo sono 960 milioni di documenti digitalizzati entro al massimo il 2026 e il completamento del sistema informativo nazionale che consentirà l’avvio di un meccanismo “predittivo” in grado di assegnare le risorse sulla base dei bisogni di salute della popolazione.

Il rinnovo del parco tecnologico dove ancora campeggiano mammografi obsoleti di oltre dieci anni riceve 2miliardi: entro il 2023 un «action-plan per la progettazione e pianificazione degli interventi» e di «definizione delle procedure di appalto con tanto di contratti con il fornitore del servizio» dovrà portare a «2.648 grandi apparecchiature sanitarie acquistate e collaudate» e a «184 Ospedali di DEA di II^ livello digitalizzati».

L’altro fronte è la sicurezza degli Ospedali: sul rischio sismico il ministero nel 2020 ha rilevato un fabbisogno di 10miliardi di euro, con 675 interventi finanziabili a valere sulle risorse del Recovery Fund.

Il crono-programma qui va dal 2021 al 2026 quando tutti i lavori di ristrutturazione dovranno essere completati ma si parte 2.3 miliardi da assegnare in misura proporzionale alle Regioni per quota di accesso.

A ricerca biomedica pubblica e trasferimento tecnologico vanno in tutto 300 milioni che serviranno per bandi su malattie rare e tumori rari e voucher per il trasferimento tecnologico.

I fondi serviranno anche per far nascere centri di trasferimento tecnologico con almeno 3 progetti nazionali e il rafforzamento degli hub nazionali di lifescience.

Infine, 200 milioni per la formazione per medici di medicina generale, ruoli apicali e dipendenti del Ssn sono in arrivo 900 borse di studio per ciascuno degli anni del 2024 e corsi di formazione manageriale e in tema di infezioni ospedaliere.

Orbene chi garantirà che nella spartizione dei fondi così come assegnati verrà garantita la pari dignità, e la pari ripartizione tra Nord e Sud?

La risposta è ormai ripetitiva: nessuno.

Ecco perché necessita un Sud unito, che si difenda da solo, con una formazione trasversale a 360°, composta da tutti coloro, che a prescindere dalla loro provenienza partitica, abbiamo a cuore gli interessi del Sud, e dei nostri figli i quali non devono per forza essere costretti ad emigrare per avere quello che dovrebbero poter avere dove sono nati e cresciuti.

                                                           Alfonso Senatore

Coordinatore Provinciale di Meridione Nazionale

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