L’occasione perduta

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Secondo i dati Istat dellultimo rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile), labusivismo edilizio in Italia ha raggiunto la cifra del 19,7%. Nellarco di dieci anni a partire dal 2005, il numero di costruzioni realizzate illegalmente per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni è quasi raddoppiato. Se nel 2005 raggiungeva l11,9%, nel 2015 toccava il 19,7%.[…]  Le regioni con il più alto tasso di abusivismo edilizio sono la Calabria con il 46,5%, lAbruzzo con il 45,8% e la Sicilia con un tondo 40%. È però la Campania a confermarsi come la regione più esposta al problema, con un tasso del 50,6%.

È diventata davvero insopportabile l’ipocrisia del legalitarismo autoreferenziale e dell’ambientalismo di facciata, intransigenti dal volto truce in superficie, collusi nella sostanza con l’abusivismo edilizio. In Italia si contano in milioni le persone che risiedono in immobili totalmente o parzialmente abusivi e l’Istat calcola in circa il 20% la parte abusiva del patrimonio immobiliare italiano realizzato dal 2005 ad oggi; il 50% di quello campano!

Tutti sanno che è impossibile abbattere tutto ciò che è stato costruito senza aver prima chiesto ed ottenuto i titoli concessori. È impossibile militarmente, socialmente, economicamente ed ambientalmente, quanto a quest’ultimo rispetto per l’enorme quantità di detriti da smaltire. Vale la pena di aggiungere che il dato è in crescita in tutta Italia, nonostante le leggi proibizioniste. O forse grazie ad esse. Com’è il caso di sottolineare che tutto ciò è stato possibile ed è possibile solo grazie all’inerzia complice, collusa dei pubblici poteri del nostro Paese.

Sta di fatto che milioni di persone vivono in condizioni di ricattabilità, minacciate di demolizione da parte delle autorità – ad oggi pendono inevase 57mila ordinanze di abbattimento – indifese nel caso che qualcun altro si metta a costruire immobili altrettanto abusivi nelle adiacenze delle proprie abitazioni; sotto la la gogna della criminalità, che esercita di fatto un contro-potere in vaste zone del nostro territorio.

Tutti sanno che, aiutando queste famiglie ad uscire dall’illegalità della loro condizione esistenziale, ne guadagnerebbero innanzitutto l’ordinata convivenza civica, ma poi anche le casse dello Stato e l’organizzazione degli spazi urbani, se la sanatoria fosse fatta con criterio. Ma, appena se ne accenna nelle sedi legislative, subito si alza il coro dei duri e puri che ripete come un disco incantato la storiella che un nuovo condono stimolerebbe una ripresa dell’abusivismo.

Minaccia di ripresa dell’abusivismo? Ma se non si è mai fermato!

Ed allora tutto resta com’è. Ogni tanto qualche mal capitato si vede abbattere la casa, nella quale magari ha vissuto per un trentennio con la sua famiglia. Ciò mentre il grosso continua a vivere nei propri immobili abusivi; altri immobili vengono edificati – al ritmo di sessanta al giorno dicono le statistiche – e gli ambientalisti di facciata gridano alla luna.

Ora intendiamoci, se qualcuno ha costruito un immobile in zona ad alto pregio paesaggistico o a rischio idrogeologico, sarebbe follia aprirgli la strada del condono. Quelle case vanno abbattute, per la tutela del paesaggio, bene comune e fonte di ricchezza collettiva in Italia, e a protezione della loro stessa vita. Così come non si possono tenere in piedi costruzioni realizzate da speculatori seriali, criminali incalliti, sicuri dei loro rapporti con pezzi dello Stato.

Ma vivaddio, fatta la tara di tutto ciò che è insanabile, tanto altro si può condonare, liberando così chi vi risiede dal ricatto esistenziale e consentendo allo Stato di concentrare l’azione demolitoria su ciò che inderogabilmente non può e non deve sanarsi.

E invece no. L’ultima occasione c’è stata col Decreto Rilancio appena pubblicato sulla G.U. Sarà stato per racimolare un po’ di entrate dai condoni, ma la prima bozza del decreto aveva previsto un piano “salva casa, salva territorio e salva paesaggio” – la definizione è dell’avvocato Bruno Molinaro, da anni impegnato in questa battaglia – cioè una modifica degli articoli 36 e 37 del DPR 380/01, Testo Unico per ledilizia, che avrebbe consentito il ravvedimento operoso da parte degli abusivi con un contestuale piano di riqualificazione e recupero ambientale.

Apriti cielo. I duri e puri se ne sono avveduti, hanno minacciato tuoni e fulmini ed il governo se l’è fatta sotto. Punto e a capo come prima. Gli abusi restano lì, i delinquenti continuano a controllare i territori, i collusi degli apparati burocratici e della politica restano al loro posto e il cemento illegale continua a prosperare.

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