L’Europa del Mes e l’Italia non di Churchill ma di Di Maio, Bonafede e Casalino

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foto tratta dal profilo Fb

Leggendo i titoli dei giornali la vicenda del Mes, il Fondo Salva Stati, ovvero il meccanismo europeo di stabilità, sembra essersi chiusa favorevolmente per il nostro Paese.

L’Eurogruppo ha, infatti, raggiunto un accordo sul Mes per quanto riguarda il credito da destinare alle spese sanitarie legate all’emergenza coronavirus. L’Italia, volendo, potrebbe avere un prestito di circa 37 miliardi di euro senza alcuna condizione capestro come fu, invece, qualche anno fa con la Grecia. Basterà l’impegno di utilizzare questi quattrini per finanziare le spese sanitarie dirette e indirette, nonché i costi relativi alla cura e alla prevenzione legati al Covid-19. Restituendo il tutto, con un tasso di interesse minimo e prossimo allo zero, entro dieci anni. E, a quanto afferma il nostro ministro dell’Economia Gualtieri, non potranno essere introdotte condizioni aggiuntive.

Particolare non insignificante: è stata accolta la linea italiana proposta da Gentiloni, oltre che da Dombrovskis, per un monitoraggio semplificato. In pratica, ha vinto chi voleva quella che è stata chiamata la condizionalità “light” per accedere al prestito.

Tutto chiaro? Forse. Sta di fatto che nella maggioranza del governo Conte, invece di esultare, è iniziato uno scontro tra Cinque Stelle e Pd oltre che Italia Viva.

Questi ultimi vorrebbero passare subito all’incasso di quattrini già pronti e disponibili. Di parere diametralmente opposto i Cinque Stelle, scettici se non del tutto contrari sul Mes, ritenendolo innanzi tutto inadatto perché riguarda solo le spese e non interventi di sostegno a famiglie e imprese. La preferenza pentastellata va invece per i quattrini del cosiddetto Recovery Fund, vale a dire i fondi raccolti dall’Unione europea messi poi a disposizione dei Paesi più in difficoltà, Italia in testa.

Mah, che dire, il ragionamento pentastellato convince poco, anzi, appare assai pretestuoso. Utilizzare il prestito del Fondo Salva Stati per le spese sanitarie non esclude affatto di accedere ai fondi del Recovery Fund, sul quale però, è bene evidenziarlo, non è stato ancora trovato un accordo e che porterebbe all’erogazione dei finanziamenti solo a partire dal prossimo anno.

In breve, quello pentastellato appare un approccio molto ideologico, comprensibile per i partiti di opposizione come Lega e Fratelli d’Italia, ma inaccettabile per una forza di governo. E di questi tempi poi, con una crisi economica e finanziaria senza precedenti per il nostro Paese dopo quella degli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale.

Insomma, siamo sempre in prima linea, e spesso a ragione, nel criticare ed accusare l’Europa di essere matrigna, ma appare a dir poco folle ed incredibile rifiutare il suo sostegno finanziario, per quanto pelosa possa essere la solidarietà di alcuni paesi del nord, con in testa l’«odiata» Olanda.

E lascia ancora più perplessi valutare questo accordo per il Mes come un trappolone, lo stesso che ha stritolato la Grecia qualche anno fa. Non è così, non fosse altro perché l’esperienza greca rappresenta un vicenda che brucia ancora e ha profondamente segnato non solo la Grecia ma l’intera Unione Europea. Che lo dicano Salvini e la Meloni ci sta, è più che legittimo. Che lo pensino i cinquestelle fa specie dopo che hanno votato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e sono l’asse portante di un governo europeista come il Conte 2. Forse dovrebbero chiarirsi le idee i pentastellati. E non solo su questo, in verità.

In conclusione, anche questa vicenda testimonia come l’attuale governo è davvero inadeguato e per certi versi rappresenta una minaccia per gli interessi degli italiani. Purtroppo, ci spiace ripeterlo ancora una volta, soprattutto in questo momento così difficile e delicato non si intravede una soluzione alternativa. E non la si vede neanche in prospettiva. Ci vorrebbero degli statisti, dei veri leader, dei politici autorevoli, credibili, competenti, ma la scena è affollata soprattutto da mezze figure, da tanti nani, da molti apprendisti stregoni e da un bel po’ di cialtroni.

Chiudiamo ricordando, come abbiamo già fatto in un’altra occasione, uno statista dalla statura di Winston Churchill, il quale perse le elezioni a favore di Clement Attlee dopo che aveva portato alla vittoria gli inglesi nella seconda guerra mondiale. Il caustico e beffardo Churchill, nel chiosare l’ingresso di Attlee come premier nella sede del governo britannico, pronunciò una frase rimasta negli annali per la sua feroce perfidia: «Davanti al numero 10 di Downing Street si è fermato un tassì vuoto e ne è sceso il Primo Ministro».

Attllee non era un mostro di intelligenza e di capacità come il mitico ed istrionico Churchill, bensì un modesto artigiano della politica, il quale si rivelò però un ottimo uomo di governo, introducendo il welfare prima di chiunque altro al mondo.

Bene, ho ricordato questi due politici britannici perché, insieme con voi, vorrei immaginare cosa direbbe un redivivo Churchill nel vedere scendere dalle auto blu “statisti” come molti dei nostri governanti avuti negli ultimi decenni.

Ve lo immaginate, adesso, come sarebbe sferzante Churchill nello stroncare personaggi come, a mo’ di esempio, Di Maio, Bonafede, Spadafora, Azzolina, Casalino.

Altro che Attlee. Anzi, magari noi italiani avessimo il modesto statista Attlee. Ci andrebbe bene lo stesso. Con buona pace di Churchill.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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